Il perché del sostegno a distanza. La necessità dell’impegno di tutti per promuovere il progetto
Da Asmara, dall’Eritrea, ci arrivano sempre più nuove schede di bambini che sono stati inseriti nel programma di sostegno a distanza; specchio di una situazione sempre più drammatica. Le mamme, le donne, raramente i padri, si presentano alle porte delle abitazioni delle Suore della Congregazione del Buon Samaritano portando tra le mani una foto della loro famiglia vestita dei vestiti più belli che hanno, a volte presi in prestito. Questa foto è per loro importante perché sanno che essa è il loro biglietto da visita per entrare nelle grazie di una famiglia occidentale che li aiuterà mensilmente. I 26 euro al mese sono per loro la garanzia che i figli potranno mangiare, vestirsi, studiare.
Le suore seguono ogni famiglia, cercano quanto più possibile di tenere i rapporti tra loro e la famiglia italiana che li sostiene, spesso, oltre alle pagelle, agli auguri di natale, spediscono aggiornamenti e saluti che la stessa famiglia eritrea scrive in tigrino e che le suore traducono o in inglese o in italiano.
Il sostegno a distanza non è solo un atto caritatevole, spesso fa nascere rapporti di amicizia che durano tutta la vita. E’ un atto di solidarietà verso l’altro: si rinuncia mensilmente a qualcosa per dare ad un altro, che si conosce solo per foto, l’opportunità di costruirsi una vita.
Certo ci sono delle regole e delle precisazioni da fare: secondo il principio per il quale, se non si hanno impedimenti fisici, quando si diventa maggiorenni non si è più bambini e ci si deve prendere la responsabilità di vivere la propria vita contando sulle proprie forze, le suore aiutano i bambini e le loro famiglie fino al raggiungimento della maggiore età. Dopo si chiede alla famiglia italiana che li sostiene se vogliono continuare ad aiutare un fratellino più piccolo della stessa famiglia, se vogliono aiutare un ‘altro bambino o, come ultima soluzione, se vogliono interrompere del tutto il sostegno.
Sono ormai 36 anni che, prima come gruppo cattolico della parrocchia poi come Associazione Mariam Fraternità- ONLUS-, gestiamo dall’Italia il programma di sostegno a distanza. Molti iscritti al programma ci aiutano da sempre, hanno aiutato nel tempo più famiglie, hanno sostenuto più bambini, in alcuni casi essi davvero sono diventati una seconda famiglia.
Gli anni passano, per tutti. Per aiutare chi adesso bussa alle porte delle Suore del Buon Samaritano, abbiamo bisogno che tutti voi che ci seguite vi impegniate a far conoscere quanto più possibile il lavoro che le Suore del Buon Samaritano fanno in Eritrea. Noi, ancora una volta, abbiamo bisogno di voi. Noi non abbiamo un budget destinato alle spese pubblicitarie, alla comunicazione. Teniamo il sito, la mailing list, siamo sui social, più per informare chi già ci conosce sulle attività che si svolgono in Eritrea che per aumentare il nostro numero di conoscenti e di possibili donatori. Questo vuol dire che siamo consci che veniamo letti da chi già ci aiuta. Per il futuro non possiamo far altro che chiedervi di far conoscere ai vostri amici, ai vostri conoscenti, ai vostri familiari qual è il lavoro che le Suore della Congregazione del Buon Samaritano fanno in Eritrea. Facendo conoscere il lavoro speriamo che qualcuno di loro si possa assumere l’onere di sostenere a distanza una famiglia.
Da parte nostra non possiamo negare una speranza a chi bussa, disperato, alle porte delle suore del Buon Samaritano. Speriamo di accontentare al più presto tutte le mamme, le nonne ed i padri, che da lontano sperano nel nostro aiuto.

