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Le invasioni percepite

1 Febbraio 2017/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità
Oggi pubblichiamo la seconda parte dell’inchiesta apparsa su Vertenze Ambientali in merito all’Irpinia (nostro territorio di residenza) e i migranti, l’articolo è di Paola Gerola esperta di Associazioni no-profit.
Ringraziando sempre l’editore http://vertenzeambientali.tumbir.com , sottolineiamo come sia molto  interessante che l’immigrazione percepita sia molto superiore all’immigrazione reale.
Specifichiamo inoltre che, pur non essendo presenti in questi numeri, noi come Associazione Mariam Fraternità- ONLUS- abbiamo dato al prefetto la nostra disponibilità ad ospitare nella nostra casa Hagos- 3 migranti ovvero tanti quanti è nella nostra disponibilità.
Buona lettura.
Le invasioni percepite

(Irpinia e migranti: 2° parte)

di Paola Gerola

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I cittadini stranieri ospitati in provincia di Avellino rappresentano solo il 6% degli arrivi in Campania. Circa il 50% degli immigrati, infatti, risiede nella provincia di Napoli, il 22% a Salerno, il 19% a Caserta e il 3% a Benevento.
Raffrontando questo dato con le popolazioni complessive della singole province, si ottiene che l’incidenza della popolazione straniera su quella autoctona è del 4,4% nelle province di Caserta e Salerno, del 3,5% a Napoli, del 3% in quella di Avellino e del 2,5% a Benevento.

Questi numeri da soli già danno il senso di una percezione sociale errata del tema “migranti”. Infatti, seppure in Campania, la crescita demografica relativa ai recenti flussi migratori è maggiore della media nazionale ed una delle più elevate tra tutte le regioni italiane, i circa 217.500 stranieri regolarmente presenti, rappresentano solo il 4% della popolazione residente.

Sono 166 le nazionalità di provenienza. Tra quelle più rappresentate, l’Ucraina è al primo posto (41.324), seguita da Romania (37.905), Marocco (19.195), Sri Lanka (14.090) e Cina (11.641).

Lo stesso vale per il dato nazionale. Anche se negli ultimi anni, anche a seguito dei recenti conflitti internazionali, i processi migratori verso l’occidente si sono intensificati in maniera esponenziale, in Italia, gli stranieri residenti sono solo  l’8,2% della popolazione. Una delle percentuali più basse in Europa (Austria 13,2%, Irlanda 11,9%, Belgio 11,6%, Spagna 9,6%, Germania 9,3%, Inghilterra 8,4%).

Negli ultimi due anni, mentre molti paesi europei hanno registrato aumenti significativi dei flussi entranti, rispetto agli anni precedenti (Romania +20, 9%, Bulgaria +20,6%, Croazia +17,7%, Germania +7,5%…), in Italia, nonostante l’enfasi mediatica, l’aumento è stato solo dell’1,9%.

Un flusso poco influente sugli equilibri economici e culturali del paese, potenzialmente decisivo, invece, per compensare la flessione delle nascite italiche. Infatti, essendo prevista, nel prossimo decennio, una diminuzione degli italiani di 1,8 milioni di unità, per mantenere sostanzialmente inalterata la popolazione dei 15-64enni, sarebbe necessario un flusso di almeno 1,6 milioni di “nuovi italiani”, almeno 157 mila ogni anno.

La maggior parte dei “nostri” stranieri proviene, soprattutto, dall’Europa dell’Est, hanno raggiunto il nostro territorio per studio o lavoro e nel corso degli anni si sono “autonomamente” integrati, eppure, il fenomeno che invece oggi scuote la pubblica opinione, è quello dei migranti “rifugiati richiedenti asilo”.

In Irpinia su 118 Comuni, soltanto 14 hanno aderito al bando del Viminale del 2016-2017, Mercogliano, Venticano, Monteforte Irpino, Forino, Flumeri, Ospedaletto D’Alpinolo, Pratola Serra, Serino, Montefredane, Manocalzati, Pietrastornina, Contrada, Chianche, Atripalda.

Nei centri gestiti dalla Prefettura avellinese (ultimo aggiornamento 8 Giugno 2016) Gambia, Pakistan e Nigeria sono le prime nazioni da cui giungono i 1286 migranti attualmente ospitati in provincia di Avellino nelle 40 strutture distribuite in 23 comuni. In realtà ad oggi, la Caritas irpina stima in circa 2.300 unità, i migranti in attesa dello status i rifugiati, la quasi totalità distribuita sul territorio nei centri C.A.S. – Centri di Accoglienza Straordinaria.

Il modello di gestione straordinaria ed emergenziale dei C.A.S. (nato da un’idea del ministro Maroni nel 2014) che prevede che le prefetture, con Regioni ed enti locali, individuino luoghi di accoglienza anche rivolgendosi a strutture alberghiere o di altra natura, si è rivelato diffusamente fallimentare, per cattive gestioni e assenza di servizi. Soprattutto, inspiegabilmente poco straordinario.
Infatti, i tempi amministrativi dell’accoglienza per il riconoscimento dello status di “rifugiato richiedente asilo”, che dovrebbero variare dai 6 mesi a 1 anno e potrebbero anche abbreviarsi se il richiedente asilo dichiari di voler proseguire il suo viaggio per il ricongiungimento con famigliari o di comunità in altri paesi europei, in Italia dura anche due anni. Cronicizzando le criticità ma garantendo la profusione dei fondi a favore dei soggetti gestori dei C.A.S.

Anche in Irpinia, i Centri accoglienza, presenti in solo 21 dei 118 comuni, sono gestiti da cooperative create ad hoc, in strutture provvisorie e con una attività di tipo imprenditoriale. Si stima un giro d’affari di circa 30 milioni di euro/anno.

Somme che, a dispetto delle bufale alimentate dall’ignoranza dei tanti webeti, non sono percepite dagli immigrati. Anzi.
La struttura capofila cui, solitamente, fanno capo cooperative che gestiscono i singoli centri, riceve 35€ per ogni migrante, che dovrebbero servire per il vitto, l’alloggio, le spese mediche, il famigerato pocket money (2,50 € /giorno, in alcune regioni 2 € /giorno) e le attività di accoglienza. Somme protagoniste, spesso, anche di casi di cronaca disarmanti, fatte di truffe, servizi non garantiti, strutture di accoglienza vergognose.

I controlli effettuati dalla Prefettura avellinese, da settembre 2014 a marzo 2016, hanno prodotto 64 contestazioni di cui 20 con applicazione della penale e recupero sulle somme dovute e 10 risoluzioni contrattuali con chiusura delle strutture.
In particolare, ben sette centri di accoglienza per immigrati sono stati sequestrati in provincia di Avellino dai carabinieri del Nas di Salerno,  a causa delle condizioni igieniche precarie, le presenze superiori ai posti letto consentiti, la mancata distribuzione del “kit giornaliero” che prevede il pocket money , l’occorrente per l’igiene personale, il vestiario e gli alimenti adeguati.

Alternativo al modello dei C.A.S. è il sistema “S.P.R.A.R. – Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati”.

Questo, a differenza del modello CAS, caratterizzato dallo scollamento tra le la gestione delle scelte ed il territorio, vede i Comuni, singolarmente o in rete, protagonisti nella gestione dell’intero processo, dal dimensionamento dei soggetti accoglibili, alla scelta delle strutture, all’erogazione dei servizi, alla vigilanza sul rispetto degli standard.

Gli SPRAR sono progetti della durata massima di 3 anni, presentati direttamente dai Comuni al Viminale, che prevede un’accoglienza massima pari al 2,5×1000 dei residenti il finanziamento delle somme necessarie alla gestione quotidiana degli ospiti, e un bonus di 500 €/anno per ogni persona accolta destinato ad attività di integrazione.

Anche in Irpinia, quello degli SPRAR è un modello quasi mai utilizzato. nonostante rappresenti uno strumento fondamentale per gestire e non subire il fenomeno dell’immigrazione. A differenza del modello “C.A.S.”, dove Prefettura ed enti privati, in nome dell’emergenza indotta, di fatto agiscono senza alcuna relazione con le comunità locali.

Attualmente gli SPRAR attivi in Irpinia sono solo 4 a Bisaccia, Sant’Angelo dei Lombardi, Sant’Andrea di Conza e Conza della Campania, ed assistono un totale di circa 140 migranti, che già godono dello status di rifugiati, hanno messo in atto il programma di accoglienza S.P.R.A.R., finanziato attraverso il Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo, il FNPSA.
Il totale dei progetti SPRAR già presentati, invece, sono attualmente 8, così individuati:

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A questi, poi, vanno aggiunte le recenti disponibilità formulate al Ministero dai comuni di Frigento, Lauro e Marzano.

Nella sostanza, quello che appare evidente dall’analisi oggettiva dei dati è, soprattutto in Irpinia, l’inesistenza di flussi migratori ingestibili per volumi o livelli di invasività come, invece, si percepisce dagli allarmi sociali che tanta demagogia continua ad alimentare, sulla base di sterili opportunismi, interessi privati o banale ignoranza.
Quanto appare altrettanto evidente è anche l’assenza di intelligenza delle comunità locali ad interessarsi costruttivamente del problema e la conseguente deriva populista di troppi sindaci nell’assecondare le paure infondate, con l’ignavia o con l’opportunismo.
Così, gli scompensi e le crisi che pure si vivono, restano palesemente dovute alla disomogenea concentrazione dei flussi in arrivo che, usando le parole del Prefetto Carlo Sessa, vede “comuni come Monteforte irpino accogliere 300 persone e paesi come Lioni ospitarne zero”. E’ tale stato di cose che acuisce i problemi e lascia gli sciacalli liberi di approfittare delle situazioni.

E’ oggettivo, quindi, che sia abbondantemente giunto, anche in Irpinia, il momento di guarire dalla psicosi collettiva di poter delegare oltre i propri confini o ad altri tempi, uno dei più normali fenomeni sociali di sempre: la migrazione “da posti dove si sta male verso posti dove si sta meglio.”

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2017-02-01 10:07:092017-02-01 10:10:30Le invasioni percepite

Riportaimo le opinioni di chi ha vissuto il problema

31 Gennaio 2017/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità
Salvatore Petito è un irpino che per professione fa il cooperatore internazionale, traiamo questo suo intervento dal sito vertenze ambientali. Al di là delle sue posizioni politiche sulle quali si può essere d’accordo o meno; riteniamo sia molto interessante la sua analisi, utile a capire perché si è arrivati a tanto e da dove nasce il problema della migrazione. Ringraziamo l’editore di Vertenze ambientali www.vertenteambientali.tumbir.com per averci concesso di pubblicare l’articolo.
Chi ha girato l’Africa

(Irpinia e migranti: 1° parte)

di Salvatore Petito*

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Chi ha girato l’Africa venti, trent’anni fa, già sapeva che quanto sta succedendo, prima o poi, doveva succedere. Semmai si meraviglia del ritardo.

La storia dell’uomo è fatta di migrazione, da posti dove si sta male verso posti dove si sta meglio. Questo, tanti non l’hanno capito e sbraitano si indignano, ma quando si andava in Africa, Asia o America latina a spolparli vivi, depredandoli delle loro risorse, quando il Fondo Mondiale Internazionale faceva prestiti da usura, quando si facevano fallire i centri di sperimentazione agricola perché le multinazionali non dovevano avere concorrenza, quando anche l’italiana ENI radicava, con logiche neocoloniali, redditizie politiche di sfruttamento energetico, quando si deponevano capi di stato sostituendoli con dittatorelli accondiscendenti, tanti, troppi sono rimasti in silenzio.
Quando Thomas Sankara (allora presidente del Burkina Faso), denunciava questo stato di cose, già negli anni ’80, nessuno si indignò. E nessuno si indignò nemmeno quando, Blaise Compaore, con la complicità dei servizi segreti francesi, americani e inglesi, lo uccise.

Eppure era già tutto scritto, bastava saperlo leggere. Leggere Leopold Senghor (il poeta della negritudine) o Aimeè Cesaire (scrittore e filosofo della Martinica) che nel 1950 in un discorso sul colonialismo denunciò che le società definite “civilizzate”, che stavano spingendo verso la frontiera della fame e dell’ignoranza intere generazioni, potevano oramai definirsi “decadenti” e, incapaci di gestire la complessità del colonialismo, quando fosse venuta meno anche questa discriminante, non sarebbero state in grado di interpretare neanche  i diritti della propria gente. Allora, potevano smettere di considerarsi “decadenti” e definirsi “moribonde”.

Gli “sbraitatori” di professione, i leoni da tastiera contemporanei, non hanno mai letto la tristezza negli occhi di un vecchio lavoratore della foresta quando, per definire il periodo coloniale, diceva: “je me rappel ancore la chicotte”  (mi ricordo ancora la frusta), non hanno mai compreso la rabbia che c’era nella frase scritta sul muro di fronte l’ambasciata francese di Yaounde (Camerun), il giorno dopo che fu ammazzato Sankara:  “MALEN VOUS AVAIT TUE’ L’ESPOIRE DE l’AFRIQUE” ( maledetti avete ucciso la speranze dell’Africa). Cosa sanno del sangue e delle lacrime versati a Cociabamba (Bolivia) per realizzare cooperative sociali utili allo sfruttamento minerario, fatte fallire dalle multinazionali nordamericane perché nell’orto di “casa yankee”, niente deve muoversi se loro non vogliono?

L’ottusità contemporanea porta a non capire che, finché l’economia mondiale sarà gestita dal profitto, dalla concorrenza spietata, dallo sfruttamento, per i poveri cristi, ci sarà sempre meno. E, mentre alimentiamo guerre tra poveri, si allontana da noi l’idea di futuro.

Ormai, si va verso una gestione mondiale tripolare: Usa, Russia, Cina. L’Europa rimarrà esclusa da questo contesto, così, i reietti che verranno da noi, non troveranno neanche l’idea della terra promessa, solo un orda di barbari, fascisti un po’ nazisti, raggruppati in partiti politici senza nessuna collocazione sociale, che urlano, si agitano, con la bocca che schiuma un misto di rabbia e veleno, posseduti dal demone dei recinti e del filo spinato.

Ed essendo la sinistra, oramai, un corpo defunto ( sic! ), toccherà a quelli che sanno guardare orizzonti lontani, spiegare che la libertà è un “angelo che spezza le catene”.


* (Cooperatore internazionale)

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2017-01-31 10:27:392017-01-31 10:29:33Riportaimo le opinioni di chi ha vissuto il problema

L’importanza, oggi più che mai, del sostegno a distanza

26 Gennaio 2017/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

Se oggi un turista visitasse Asmara rimarrebbe colpito non tanto dalla bellezza dei luoghi, pur bellissimi, ma dal vedere una popolazione in gran parte formata da bambini e anziani, dove spesso i bambini cercano di fare i mestieri che spetterebbero agli adulti.

Cristian e bimbi

In fondo è un panorama desolante. I giovani eritrei scappano per cercare una vita migliore che spesso non trovano. Scappano per cercare opportunità che spesso non arrivano. Scappano sperando di poter riuscire a sostenere i propri affetti inviando soldi dall’estero, spesso questo non accade.

In due anni si calcola che circa 60.000 sono i giovani in età lavorativa approdati in Italia. A costoro bisogna aggiungere coloro che non ce l’hanno fatta, coloro che sono fermi nei campi in Sudan, coloro che stanno per arrivare.

Migranti-a-Lampedusa-foto-archivio-300x225

Spesso in questo sito abbiamo enunciato i motivi per i quali i giovani sono costretti a scappare, quello che ci interessa sottolineare è che per coloro che restano, i bambini, la vita è davvero dura,

Le suore del Buon Samaritano, fanno di tutto per aiutare quante più persone possibili; ma le richieste di aiuto sono pressanti, continue.

Per questo motivo il sostegno a distanza diventa ancora più importante, con esso nel tempo abbiamo aiutato bambini a diventare uomini; in questo tempo bisogna assicurare i bambini la sopravvivenza: molti di loro vivono con i nonni e le nonne e non hanno introiti.

aspettano3

Preghiamo voi lettori di promuovere quanto più possibile il nostro programma di sostegno a distanza.

Questo indirizzo https://www.associazionemariam.it/progetti/sostegno-a-distanza/ vi riporta in quella parte del nostro sito in cui spieghiamo cos’è e come funziona il sostegno a distanza.

Preghiamo coloro che non ancora hanno aderito al programma di farlo e coloro che hanno già aderito di promuovere verso terzi la nostra iniziativa.

Ricordiamo che il costo mensile del sostegno a distanza è di 26euro; un po’ meno di un caffè al giorno…

Mamme

 

 

 

 

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2017-01-26 09:57:212017-01-26 10:02:46L’importanza, oggi più che mai, del sostegno a distanza

I nostri asili

24 Gennaio 2017/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

La Congregazione delle Suore del Buon Samaritano negli ultimi venti anni ha costruito e gestisce i seguenti asili:

IMG_1279

 

Hembertì (Villaggio a 30 km a sud ovest di Asmara)

  • Due asili gestiti dalla Congregazione con personale esterno (440 bambini).

Hazien (Villaggio a 30 Km a nord ovest di Asmara)

  • Asilo gestito dalla Congregazione con personale esterno (110 bambini).

Mai Eidegà (Villaggio a 10 Km da De Kamerè)

  • Asilo gestito dalla Congregazione con personale esterno (200 bambini).

Ad ogni bambino vengono assicurati ogni giorno: merenda, momenti ludici e momenti educativi (primi approcci alla lettura, alla matematica e alla religione).

Il costo complessivo annuo è di € 39.000,00

Inoltre, la Congregazione delle Suore del Buon Samaritano, ha dato vita e gestisce l’asilo nel carcere femminile di Asmara.

DSC00064

Il costo annuo per la gestione dell’asilo del carcere femminile non è definibile perché sottoposto a molte variabili, non ultima il numero di bambini, figli di detenute, presenti. Ad ogni bambino, in ogni caso, vengono assicurati: merenda, momenti ludici e momenti educativi (primi approcci alla lettura, alla matematica e alla religione).

Come Aiutarci

La donazione è libera e puoi contribuire con una tua quota parte.
Se vuoi sostenere una casa-famiglia o un asilo, compila il modulo che troverai on-line. Oppure contattaci telefonicamente al numero: +39 0818244999.

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https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2017-01-24 10:08:382017-01-24 10:11:07I nostri asili

L’ipocrisia dei numeri e delle parole

17 Gennaio 2017/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

A pochi giorni dall’insediamento del nuovo Presidente USA, Donald Trump, si ha l’impressione che la più potente nazione del mondo stia per intraprendere politiche contro i migranti; contro coloro che, cambiando nazione, sperano solo di migliorare le proprie condizioni di vita, non sempre riuscendoci, anzi.

E’ un ossimoro che la nazione che più di tutte è diventata quel che è diventata grazie a cittadini di origine diverse scelga di alzare muri, scelga di promuovere con l’uso della forza politiche anti-immigrazione.

E’ un qualcosa che non ci aspettavamo. Chi, come noi, crede che il migrante non sia un numero, ma che sia, come abbiamo detto spesso, una persona che sogna, ama, vive, dovrà prepararsi a vivere anni ancora più difficili di quelli che stiamo vivendo. Deve prepararsi ancora più di adesso a difendere fino in fondo i propri principi, le proprie idee.

I politici come Trump per avere consensi si rivolgono ai numeri, usano i numeri per incutere timore, per far credere al popolo che questi numeri saranno in grado di depauperarlo, di togliere loro ciò che hanno acquisito con anni di sacrificio. I numeri, però, sono ipocriti. Nessun numero potrà mai farci conoscere di quante intelligenze, capacità, risorse sia composto.

Noi lottiamo per far emergere dai numeri queste intelligenze, queste capacità, queste risorse. Nessuno ci potrà mai convincere che esse siano del tutto assenti fra le tante persone che intraprendono il proprio “viaggio della speranza”.

Non ci resta che sperare, quindi, che nei previsti orizzonti di tempesta, vi siano ampi e duraturi  squarci di sole….

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https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2017-01-17 16:56:352017-01-17 16:56:35L’ipocrisia dei numeri e delle parole
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