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Tag Archivio per: immigrazione

Mantieni in vita i nostri progetti! Campagna 5X1000 2016

29 Febbraio 2016/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

<<Ricominciare è come rinascere/ e rivedere il sole in un mondo di libertà/ e credere che la vita/ si rianima davanti agli occhi tuoi senza oscurità/ e sapere che ancora tutto puoi sperare./ Ricominciare è come rinascere/ dall’ombra di un passato che ormai non conta più/ e ritornare semplici cercando nelle piccole cose la felicità/ e costruire ogni attimo il tuo domani/ Ricominciare è come dire ancora si alla vita/ per poi liberarsi e volare/ verso orizzonti senza confini/ dove il pensiero non ha paura/ e vedere la tua casa diventare grande come il mondo/ Ricominciare è credere all’amore/ e sentire che anche nel dolore/ l’anima può cantare e non fermarsi mai.>> (http://youtu.be/7WMlgpDJGWc è il link per poter ascoltare la canzone)

Nei primi anni della nostra storia questa canzone dei Gen Rosso scritta per il Musical “Una storia che cambia” (1987) , che qui riportiamo come testo, era il nostro inno, la cantavamo spesso nei nostri campi di raccolta quando facevamo i container per spedirli ad Asmara, nelle nostre riunioni, nei nostri incontri. Era per noi, allora giovani cattolici speranzosi e impegnati, il simbolo del ripartire fra mille difficoltà, il credere sempre e comunque che il prenderci le nostre responsabilità, la tenacia, la fede in ciò che avessimo fatto venissero premiati. Possiamo dire che essa per anni è stata il manifesto del nostro vivere quotidiano. Spesso l’Arte, quando è sincera, dà la forza di superare le mille difficoltà che ti si parano davanti. Poi a volte capita che le radici si dimentichino, si vive senza pensare che esse esistano aldilà di te, oberati dal vivere quotidiano, dalla fretta di realizzare quante più cose possibili ci si distrae e ci si dimentica di ciò che si è e di ciò per cui si è deciso di vivere. Però, spesso, la vita ti costringe a fare delle scelte,  in questi momenti  le radici tornano a farsi sentire e diventano fondanti, importanti, preponderanti.

La nostra prima Casa di Accoglienza in Italia, nasce per questo motivo.  l’abbiamo chiamata Hagos che in eritreo significa Gioia. Quando è nata non avremmo dovuto farla, era un periodo nero per la situazione economica italiana, gli italiani, i nostri abituali donatori, erano messi economicamente alle strette. Eppure da Asmara ci arrivava un grido di aiuto: c’erano bambini malati che se fossimo riusciti ad ospitarli si sarebbero potuti venire a curare in Italia.

Decidemmo, le nostre radici decisero per noi: Ricominciare!

Hagos prese vita. Molte delle spese vennero assorbite grazie al 5X1000 che voi sceglieste di concedere alla nostra Associazione. Ci furono donati i mobili di arredamento, la cucina, ci fu un contributo che ci venne dato dall’Associazione Anymore di Messina.

Da allora, in questi anni, la casa ha ospitato Saad e la sua famiglia, la piccola Saron ed il piccolo Samy. tre casi gravi, tutti e tre risolti positivamente. Ora i tre bambini sono tornati alla vita quotidiana di prima. Saron e Samy sono ancora ospiti della casa-famiglia della Congregazione delle Suore del Buon Samaritano in Eritrea. Saad è tornato a vivere felicemente in famiglia, insieme al padre, la mamma e Rith.

Davanti alla vita, davanti all’esigenza dei malati di voler continuare a vivere possiamo mai arrenderci? Possiamo mai voltare la testa e fingere che non sia un nostro problema? Possiamo mai arretrare davanti a tutto ciò che nella nostra vita abbiamo scelto come dovere? Possiamo chiudere gli occhi e far finta di niente? La risposta è semplice: non possiamo!

E’ anche grazie al tuo 5X1000 che anno dopo anno possiamo continuare a mantenere in vita questo progetto.

E’ questo il motivo per il quale ti chiediamo di inserire nella tua dichiarazione dei redditi il codice fiscale della nostra Associazione che è: 02282700646.

Grazie di cuore!

 

Di seguito riportiamo  le Foto  dell’appartamento  Hagos- Casa della Gioia, sito in via San Giacomo, 3 in Baiano (AV), gestito dall’Associazione Mariam Fraternità- ONLUS- che ospita malati stranieri, per lo più eritrei, bisognosi di cure mediche in Italia e che non hanno i mezzi economici per sostenere le spese di residenza nel nostro Paese.

 

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5 x millenuovacarta intesta

 

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2016-02-29 10:34:512016-02-29 10:38:33Mantieni in vita i nostri progetti! Campagna 5X1000 2016

Campagna sostegno a distanza 2016

25 Febbraio 2016/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

Permetti alla vita di vivere!

Campagna Sostegno a distanza 2016

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2016-02-25 10:37:072016-02-25 10:37:07Campagna sostegno a distanza 2016

Vuoi conoscere meglio il nostro lavoro? Campagna 5X1000 2016

24 Febbraio 2016/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

Vuoi conoscere meglio il nostro lavoro?

Vuoi collaborare attivamente allo sviluppo dei nostri progetti in Italia ed in Eritrea?

 Sei il Responsabile di un gruppo parrocchiale? Di un’Associazione laica? Sei interessato ad approfondire  i problemi legati al Terzo Mondo?

Richiedi un incontro con i Responsabili della nostra Associazione

Chiama lo 0818244999 o scrivendoci a: info@associazionemariam.it 

 

Aiutaci ad incrementare la nostra rete!

 

<<Per far crescere un bambino ci vuole l’intero villaggio>>

(proverbio africano)

NOI VORREMMO ESSERE IL VILLAGGIO PER TUTTI I BAMBINI

manifesto 5 x mille 2016

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2016-02-24 10:45:122016-02-24 10:45:12Vuoi conoscere meglio il nostro lavoro? Campagna 5X1000 2016

L’Esperienza dell’Eritrea del Presidente della nostra Associazione

18 Febbraio 2016/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

Riportiamo il racconto  del Presidente dell’Associazione a fronte di uno dei tanti viaggi fatti ad Asmara. Il racconto che riportiamo è risalente al 2010: 

<<L’Africa è un continente a misura d’uomo. Per chi, come me, è nato a cavallo tra le due guerre mondiali del secolo scorso, l’Africa vive un tempo riconoscibile, passato nella memoria; il tempo della mia infanzia, del mio essere bambino. Se mi guardo bambino, mi ricordo andare in bicicletta, correre per le strade, giocare nei cortili delle case, passare molto tempo all’aria aperta, giocare spensierato con tutti i bambini del paese senza distinzioni: ricchi e poveri. Eravamo felici con poco, sapevamo di non avere molto, ma ci bastava, per noi era necessario stare insieme. Non sapevamo cosa fosse la tecnologia. La televisione in ogni casa. I cellulari, le Wii, l’ADSL erano di là da venire. I nostri eroi erano Bartali e Coppi nelle imprese ascoltate insieme ai grandi tramite uno dei pochi apparecchi radio che c’erano in paese.

Quando atterro ad Asmara mi sembra di mettere un piede nel passato, non che non ci sia chi abbia il satellite, internet, il fax, non che il funzionamento di tali cose non siano conosciuti ai più, ma c’è un qualcosa che mi ricorda ciò che eravamo noi italiani una cinquantina d’anni fa.

Non tutte le strade sono asfaltate, non tutti hanno l’auto, molti camminano a piedi, macinando chilometri e chilometri al giorno. La vita quotidiana per questo motivo è rallentata: prendere appuntamento con persone che non hanno e non usano mezzi significa dover aspettare che a quell’appuntamento ci arrivino a piedi. In Italia ti arrabbieresti, penseresti che avresti potuto sfruttare quel tempo di attesa in un altro modo, facendo altre cose. Il tempo in Eritrea non si sfrutta, si vive. Noi abbiamo perso l’abitudine a vivere il tempo. Nel mio ultimo viaggio ad Asmara, come sempre, alcuni conoscenti mi hanno invitato a prendere un caffè, ora sono abituato ed il rito del caffè eritreo non suscita in me più nessuna meraviglia, ma la prima volta la ricordo ancora con stupore. Il rito del caffè dura dalla due alle tre ore: chi ti ospita macina del caffè che fa cuocere sulle carbonelle in un recipiente oblungo in cui versa anche dell’acqua; appena entri getta sul tuo cammino delle rose in segno di ospitalità; ti versa e si versa il caffè, mentre lo si beve si parla del più e del meno; finita di bere la prima tazza tu pensi che l’ospitalità sia finita, ma vedi che l’ospitante inizia ad offrirti dei popcorn continuando a parlare del più e del meno, dopo una mezz’ora ’ ti offre la seconda tazza di caffè, dopo un’ora te ne offre una terza. Il caffè in Eritrea si prende tre volte. Se non dovessi accettarlo la prenderebbero come un’offesa, per loro il parlare, lo stare insieme è il segno del rispetto dell’altro, è il fondamento del vivere comune. Torno in Italia e penso a cosa significhi per gli italiani prendere il caffè: darsi un appuntamento al bar, salutarsi e via. Torno in Italia e penso che essere felici significhi stare insieme agli altri, ascoltarli, dando loro il tempo necessario, un qualcosa che forse, purtroppo, stiamo un po’ perdendo…>>

Don Francesco

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https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2016-02-18 10:28:282016-02-18 10:29:13L’Esperienza dell’Eritrea del Presidente della nostra Associazione

In fondo il razzismo non è una questione di pelle

15 Febbraio 2016/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

Da dove nasce il razzismo? Oggi davvero possiamo affermare con assoluta certezza che è una questione data dal colore della pelle?

Facendo questo lavoro da più di trent’anni, aiutando quotidianamente la Missione della Congregazione delle Suore del Buon Samaritano ad Asmara, con i problemi legati al razzismo ci siamo dovuti confrontare spesso. Affrontando anche a muso duro delle battaglie a favore di chi veniva discriminato solo per il colore della pelle. Poi, analizzando le discussioni, approfondendole, sempre più spesso ci rendevamo conto che la vera discriminazione è per i non abbienti. Il ricco, qualsiasi sia il colore della sua pelle, difficilmente verrà discriminato.

In fondo questa osservazione può avere la sua conferma osservando i tifosi delle squadre di calcio in Italia. Partiamo da un episodio: Qualche settimana fa l’arbitro di Lazio-Napoli interrompe una partita perché dagli spalti i tifosi laziali gridano cori razzisti contro   Koulibaly. un giocatore del Napoli di colore. Bellissimo gesto da parte dell’arbitro. La domanda, però, è: i tifosi laziali sono davvero razzisti? Se così fosse dovrebbero scagliarsi contro ogni domenica anche ai giocatori di colore presenti nella propria rosa, come Seck, Braafheid  o Keita, invece questi ultimi ogni domenica vengono osannati, spinti a giocare bene, ringraziati per le loro prestazioni, profumatamente pagati dalla società.

Il razzismo che emerge dai cori dei tifosi, pur essendo un gesto deprecabile e diseducativo al massimo, è davvero, allora, sintomo di un razzismo che nasce da una diversità della pelle? La pelle non c’entra nulla. I cori razzisti sono una deriva sociale, frutto di una guerra tra i poveri.

La nostra esperienza, infatti, forse ci racconta una realtà diversa: il vero razzismo che conosciamo è quello fra il ricco ed il povero. Il colore della pelle diventa discriminante quando, fra poveri si sente minacciata la propria posizione.   Il razzismo, per quello che riguarda, almeno, il nostro quotidiano esperire, ha perso le sue radici culturali, ma conserva le sue radici economiche: nasce quando ci si sente minacciati dal poter perdere il lavoro, dal poter perdere aiuti destinati a se stessi, quando vengono minacciati dei vantaggi acquisiti, spesso non per meriti propri , ma per pace sociale.

Nella guerra tra poveri il razzismo dilaga. Difficilmente dilaga altrove.

Nel 2016, per l’enorme ricchezza presente nel mondo, la povertà si potrebbe sconfiggere. E’ l’Utopia che inseguiamo, sconfitta la povertà, il razzismo, ne siamo sicuri, non avrebbe ragione di esistere.

Keita

Foto: Baldé Diao Keita- giocatore della Lazio

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2016-02-15 09:30:532016-02-15 09:30:53In fondo il razzismo non è una questione di pelle
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