Calais: un’indifferenza che costa cara…
Perché parlare di Calais?
Perché noi dell’Associazione Mariam Fraternità- ONLUS- sentiamo l’esigenza di parlare di una meta dei migranti che sognano di partire da Calais per poi attraversare la Manica ed arrivare nell’agognata Inghilterra? Cosa ha a che fare questo con il nostro scopo sociale? Con la nostra volontà di aiutare i poveri di Suor Pina Tulino e della sua Missione della Congregazione delle Suore del Buon Samaritano?
E’ di questi giorni lo sgombero forzato da parte delle autorità francesi del campo profughi di Calais, dove migranti, provenienti dall’Africa e dall’Asia, stazionano cercando ogni notte di imbarcarsi di nascosto su qualche camion che oltrepassa il confine fra la Terraferma e l’Inghilterra.
Da anni esiste il problema Calais, perché risolverlo in questo modo? Perché proprio ora?
Non spetta a noi rispondere a tutte queste domande, ma vedere le ruspe assaltare persone che, nel 90% dei casi, sta lì per cercare semplicemente di migliorare le proprie condizioni di vita ed essere liberi ci offende. Offende la nostra sensibilità, il nostro modo di essere, il nostro spirito teso alla solidarietà fra uomini.
Ci sono verità che non si dicono, verità sottaciute. Sette anni fa un bellissimo film dal titolo “Welcome” già parlava di Calais. E’ mai possibile che dopo sette anni si sia dovuti arrivare alle ruspe?
Noi dell’Associazione Mariam Fraternità- ONLUS auspichiamo un mondo dove chi è povero riesca ad emanciparsi dalla povertà restando nel proprio Paese di origine, per questo motivo quando possiamo, e nel pieno rispetto delle leggi eritree, cerchiamo anche di aiutare persone a diventare autonome, formandole, trovando loro finanziamenti per aprire piccole attività commerciali, ma finché esisterà la povertà esisterà sempre chi cercherà di partire per cercare di vivere in un mondo migliore.
L’Occidente deve affrontare questo problema e non nascondersi dietro un dito, altrimenti si troverà, a volte già succede, ad affrontare 10, 100, 1000 Calais.
In un mondo liberale uno Stato può mai negare con l’uso della forza ad un uomo di lottare per la propria libertà e per migliorare le proprie condizioni di vita?
Arrivati al capolinea bisogna trovare altre strade da percorrere sia per salvaguardare le conquiste sociali del passato, sia per organizzare il futuro. Si ha poco tempo, bisogna trovare soluzioni congrue. L’indifferenza non è, non è più, una soluzione praticabile…











