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Tag Archivio per: sostegno a distanza

I figli di Angelo hanno un carretto ed un cavallo grazie a voi

14 Marzo 2017/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

Carretto

Circa un anno fa pubblicammo un appello per comprare un carretto ed un cavallo ai figli di Angelo, per poter permettere loro di continuare a fare il lavoro del padre. . In questi giorni in cui Suor Pina è in Italia, per far fare l’operazione agli occhi al piccolo Samy (ne parleremo fra giorni), abbiamo ricevuto questa foto:  che testimonia del carretto e del cavallo comprato.

Ci piace ricordare che all’appello rispondeste immediatamente e riuscimmo in circa trenta giorni a racimolare la cifra necessaria per comprare sia il carretto che il cavallo.

Queste sono le piccole cose che ci rendono orgogliosi di fare questo lavoro. Piccole azioni che permettono ed assicurano un avvenire a chi, altrimenti, non lo avrebbe.

Un grazie a tutti voi che avete permesso l’acquisto del carretto e del cavallo.

 

Di seguito, come vostro promemoria postiamo l’appello pubblicato su questo sito nel marzo del 2016:

La vita costruisce legami indissolubili; crea ricordi cui essere grati; ricordi che diventano radice per un futuro ancora tutto da costruire. Angelo è un gentile signore che negli ultimi 30 anni accompagnava a scuola con il suo carretto ed il suo cavallo i bambini delle case-famiglia che le Suore del Buon Samaritano gestiscono in Eritrea. Le suore affidando i bambini ad Angelo erano serene: con Angelo i bambini erano al sicuro. Angelo si assicurava che entrassero a scuola, li aspettava all’uscita per riportarli tutti alle varie case-famiglia di loro residenza, in quartieri diversi di Asmara. Angelo faceva tutto questo in cambio di poche nakfa (la moneta eritrea). Angelo possedeva solo quel carretto e quel cavallo e per tutta la giornata girava per Asmara svolgendo commissioni per chiunque avesse bisogno di trasportare qualcosa da un luogo all’altro, poi, puntuale come un orologio svizzero, ogni giorno all’uscita della, scuola andava a prendere i “bambini delle suore”.

Con il suo carretto ed il suo cavallo Angelo ha dato da mangiare per tutta la vita a sua moglie ed ai suoi cinque figli.

Pur avendo un nome italiano Angelo era meticcio nato da una relazione fra un italiano ed un’eritrea, ma non era stato riconosciuto dal padre e, quindi, non aveva potuto ottenere la nazionalità italiano per sé e per i figli.

Qualche anno fa  Angelo si è ammalato di Alzheimer, una malattia che lo ha distrutto da dentro, che ha minato i suoi ricordi ed il suo essere, i figli amorevolmente, finché hanno potuto, hanno continuato ad accompagnarlo nel suo lavoro, a garantire l’efficienza continuativa a tutti i rapporti di fiducia che nel tempo si era creato.

Angelo da pochi mesi ha lasciato questa vita.

I figli, che abitano tutti in un villaggio a pochi chilometri da Asmara, vorrebbero continuare il lavoro del padre, l’unico lavoro che dava loro sostentamento, ma non possono più farlo con il carretto e con il cavallo del padre. Invecchiano gli uomini, invecchiano gli animali, si usurano le cose.

Le Suore delle Buon Samaritano, affezionate alla memoria di Angelo, hanno promesso ai figli che avrebbero fatto di tutto per aiutarli, hanno promesso loro che avrebbero contattato noi dell’Associazione Mariam Fraternità- ONLUS per farci inserire l’acquisto di un nuovo carretto e di un cavallo, nella programmazione delle cose da realizzare per Asmara nel 2016.

Abbiamo accolto questa richiesta con piacere, tutti noi che siamo stati ad Asmara, chi più o chi meno, tutti abbiamo avuti contatti con Angelo e con la sua gentilezza che è diventata per noi seme e radice di questo progetto che proponiamo.

Come tutte le cose difficili da trovare un carretto decente ed un cavallo in buono stato hanno un costo non indifferente.

Le suore ci comunicano che un carretto ed un cavallo ad Asmara hanno un costo complessivo di circa € 3.000, chiunque voglia contribuire con una sua donazione all’acquisto, ci contatti oppure faccia una donazione a:

 C/C Postale N° 37447379 intestato a Associazione Mariam Fraternità-ONLUS

Oppure

C/C Bancario presso Banca Prossima- Filiale di Milano- Intestato a Associazione Mariam Fraternità- ONLUS. IBAN N°: IT49J0335901600100000009438

scrivendo nella causale:  CARRETTO E CAVALLO PER I FIGLI DI ANGELO.

 

 

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https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2017-03-14 09:14:582017-03-14 09:14:58I figli di Angelo hanno un carretto ed un cavallo grazie a voi

L’origine: ricordiamo a noi stessi da dove partiamo

9 Marzo 2017/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

 (…) Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: “E chi è il mio prossimo? ”. Gesù riprese:

         “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre.  Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione.  Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno.  Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti? ”.  Quegli rispose: “Chi ha avuto compassione di lui”. Gesù gli disse: “Va e anche tu fa lo stesso”.

Il brano che pubblichiamo riporta la Parabola del Buon Samaritano, tratta dal Vangelo di Luca. La parabola è alle origini delle Suore del Buon Samaritano: come nascono e quali sono le ragioni del loro operato.  Ci sembrava giusto ricordare a noi stessi ed a voi le ragioni e la spiritualità condivisa che ci unisce. Il Carisma delle Suore del Buon Samaritano è quello, semplice, di aiutare il prossimo. Le Suore vivono quotidianamente la semplicità di “fare del bene”. Essere semplici non vuol dire essere banali. Può sembrare un paradosso ma essere semplici è una conquista difficile, un punto d’arrivo non facile da raggiungere. Essere semplici significa spogliarsi di se stesso e accettare l’altro per quello che è, senza farsi domande, senza cercare risposte, cercando nell’umanità, nell’altro, ciò che ci unisce non ciò che ci divide. Essere semplici vuol dire aprire la porta a chi ti chiede aiuto senza domandarti di che religione esso sia, senza guardare il colore della sua pelle, senza chiedere niente del suo carattere. Rispondere ad una domanda d’aiuto semplicemente perché essa è stata fatta da un bisognoso, da qualcuno che, in quel periodo della sua vita, si trova in difficoltà e si mostra claudicante nell’affrontare il sentiero della vita. Essere bastone del claudicante, è questo il vero carisma delle Suore del Buon Samaritano. Fondate nel 1989 da Suor Pina Tulino esse formano una  congregazione  istituita sotto la Diocesi di Asmara-Eritrea.  Dopo trenta anni sono più di 30 le suore che in Asmara e nei villaggi limitrofi offrono assistenza spirituale, morale e materiale ai poveri. La loro opera ed il loro carisma è di fondamentale importanza in un paese dove solo il 5% della popolazione è cattolica.  Le suore oltre ad attività catechistiche ed ecumeniche, assistono ragazze senza dimora, disabili, invalidi, anziani ed orfani; curano insieme alla nostra associazione l’adozione a distanza di bambini appartenenti a famiglie bisognose ed il reinserimento in famiglia dei ragazzi di strada. Gestiscono  case famiglia e sono punto di riferimento per  poveri ed emarginati che ogni giorno vi si rivolgono con i problemi più diversi. Gestiscono, inoltre, alcune scuole materne in Asmara e villaggi limitrofi dando sostentamento ogni giorno a più di 500 bambini.

manifesto 5 x mille 2016

(P.S:: articolo già pubbicato sul sito www.associazionemariam.it nel 2016)

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2017-03-09 09:44:392017-03-09 09:44:39L’origine: ricordiamo a noi stessi da dove partiamo

Informazioni sul sostegno a distanza: un aiuto concreto,

9 Febbraio 2017/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

Continua la nostra campagna per il sostegno a distanza 2017.  Oggi più che mai importante per i bambini eritrei. Ci sono molti bambini che vivono soli con le nonne.

Campagna Sostegno a distanza 2016

I genitori,quando non fanno i militari, tentano il “Viaggio della Speranza” per cercare di assicurare, ai figli che restano, un futuro roseo spedendo soldi una volta arrivati in Occidente. Il più delle volte questi soldi non arrivano mai. Spesso, sempre più spesso, dei migranti si perdono le tracce.  La lista di attesa di bambini inseriti nel Programma di Sostegno a distanza della Congregazione del Buon Samaritano è lunghissima.

Speriamo che il sito sia visibile a quante più persone possibili, preghiamochi già sostiene di fare da volano a questa nostra iniziativa verso terzi: verso vostri amici, conoscenti, parenti. Ce n’è davvero bisogno.

Di seguito riportiamo le notizie essenziali che potrebbero esservi utile per pubblicizzare verso terzi la nostra iniziativa, le notizie riportate le potrete trovare anche su questo sito alla voce progetti/sostegno a distanza  :

 Con soli  26 euro al mese garantisci il futuro ad un bambino eritreo in termini di: alimentazione, sanità, accesso allo studio, aiuto alla famiglia.

Il tuo Sostegno a Distanza serve a garantire prima di ogni cosa l’alimentazione al bambino che scegli di sostenere. Con i 26 euro al mese contribuisci anche all’economia familiare del bambino, quindi per ricaduta grazie al tuo sostegno non viene aiutata solo una singola persona, ma un’intera famiglia.

Che cos´è il Sostegno a Distanza?

E´ un modo semplice ed efficace di essere solidali con bambini che vivono una realtà poverissima.
Il bambino adottato continuerà a vivere all´ interno del suo nucleo familiare. Con un piccolo sussidio puoi garantire ad una famiglia eritrea il sostentamento quotidiano.

Cosa riceverai?

Le Suore del Buon Samaritano e i collaboratori, seguono da vicino le famiglie inserite nel progetto e curano la comunicazione con gli adottanti. Se il bambino va a scuola, riceverai la pagella di fine anno. Se piccolo, è la mamma o un altro parente che scrive per lui. In tutte e due i casi all´inizio dell´adozione riceverai una scheda con i suoi dati, una foto e le condizioni generali della famiglia. Durante tutto il periodo dell´adozione ti saranno inviate foto e lettere che ti informeranno della sua crescita.

Riteniamo importante ricordare che, viste le condizioni precarie del paese e la difficoltà di raggiungere le famiglie di alcuni bambini in adozione che abitano in villaggi lontani, può capitare che l´invio di lettere e foto non sia molto frequente (una o due volte l´anno).

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2017-02-09 09:21:592017-02-09 09:21:59Informazioni sul sostegno a distanza: un aiuto concreto,

Occhio non vede, cuore non duole….

6 Febbraio 2017/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità
La settimana scorsa, molti giornali hanno dato enfasi agli accordi raggiunti dal nostro Presidente del Consiglio, Gentiloni, con lo Stato libico per quel che riguarda il blocco sulle coste libiche dei barconi di immigrati che tentano il proprio “Viaggio della speranza”.  Tutti in Italia, in Europa, sembrano aver festeggiato la notizia; tutti hanno plaudito al grande risultato ottenuto dalla nostra diplomazia. Qualcuno si è chiesto, ci domandiamo, se negli accordi ci sia anche la garanzia che a coloro che tentano il proprio “viaggio della speranza” siano preservati i diritti? l’incolumità fisica? un trattamento degno e rispettoso della persona umana? Gli accordi presi dalla nostra diplomazia, riguardano anche quegli aspetti di accoglienza che se ci trovassimo in Italia sarebbero garantiti?.
Questo è un punto dirimente per essere o meno favorevoli alla firma di tali accordi.
Gli scopi umanitari non hanno confini, in un accordo del genere non interessarsi di garantire i diritti equivale a nascondere la polvere sotto il tappeto.
Occhio non vede cuore non duole, ma quest’azione pilatesca non appartiene a chi fa della solidarietà, del rispetto degli altri la propria ragione di vita. Non appartiene a noi. Non potremo mai essere favorevoli a questi accordi se in essi non viene esplicitata la giusta accoglienza dei migranti e non venga data loro la garanzia dell’incolumità fisica.
Di seguito riportiamo la terza parte dell’inchiesta di Vertenze Ambientali sui migranti e l’Irpinia.  In essa, Paola Gerola intervista un’operatrice che opera in Veneto in un centro di accoglienza. E’ interessante sottolineare come l’operatrice viva l’accoglienza come una risorsa che si offre al territorio  non come  un problema.
Ringraziando ancora una volta l’editore di Vertenze ambientali, vi auguriamo buona lettura.
SPRAR: l’accoglienza “altra”

(Irpinia e migranti: 3° parte)

di Paola Gerola

Sara, è una mediatrice culturale ed opera da anni in uno degli Sprar di Venezia, abbiamo voluto riportare la sua esperienza perchè racconta di un modello di gestione dell’accoglienza possibile e molto diverso dagli standard che l’immaginario collettivo delle nostre comunità ha stratificato ma, sopratutto perché offre un modello politico concreto di gestione di una “non emergenza”.

  • Che cos’è lo S.P.R.A.R. – Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati” e chi sono gli attori coinvolti?

Lo SPRAR è un sistema che esiste dal 2001 da quando il Ministero dell’Interno Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, l’Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI) e l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (UNHCR) siglarono un protocollo d’intesa per la realizzazione di un “Programma nazionale asilo”. Nasceva, così, il primo sistema pubblico per l’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati, diffuso su tutto il territorio italiano, con il coinvolgimento delle istituzioni centrali e locali dove i Comuni erano in prima fila con il coinvolgimento di tutte le figure della cooperazione sociale di un determinato territorio. Il sistema SPRAR ha funzionato e funziona ma negli ultimi anni l’immigrazione verso il nostro paese è aumentata per motivi legati a guerre e crisi economica e quindi sono nate operazioni come “Emergenza Nord-Africa” e dopo “Mare Nostrum” che nascono con gli stessi intenti dello SPRAR ma che viene gestita non più dai Comuni ma dalle Prefetture. Bisogna aggiungere che l’aumento dei migranti è stata un movimento lento e si percepiva già negli ultimi 6 anni ma la politica ha preferito chiudere gli occhi e gestire l’emergenza profughi in altro modo. Inoltre non tutti i migranti sono rifugiati, molti scappano da guerre oppure alla ricerca di una vita migliore. L’Italia politica ha sempre una memoria corta, ricordiamoci la guerra in Kosovo come è stata diversamente gestita dal nostro paese ma anche dall’Europa stessa e chiediamoci perché per la Siria non è avvenuto lo stesso.

  • Come funziona il riconoscimento di rifugiato in Italia. E’ vero che in Italia ci vogliono più di due anni, mentre negli altri paesi Europei i tempi variano da 6 mesi a 1 anno?

Il migrante appena arriva in Italia chiede lo status di rifugiato e nell’attesa di essere ascoltato davanti ad una commissione è ospite di uno centro di accoglienza. I tempi variano da sei mesi ad un anno ma con l’aumento dei migranti i tempi si sono allungati. Qui, in Veneto, hanno istituito ulteriori commissioni per snellire i tempi. Il migrante racconterà la sua storia davanti ad una commissione la quale valuterà se esistono i requisiti per lo status di rifugiato oppure qualche altro tipo di permesso di soggiorno. Sono delle vere e proprie interrogazioni dove l’aspirante rifugiato deve preoccuparsi di procurare tutta la documentazione possibile per certificare la veridicità del suo racconto. Se ottiene un permesso di soggiorno il migrante esce automaticamente dallo SPRAR ma se ottiene un diniego, cosa molto probabile, può fare ricorso e quindi sarà affiancato da un avvocato e quindi riascoltato dalla commissione e i tempi si allungano. I due anni, quindi, avvengono solo se c’è un diniego e finché l’iter non finisce il richiedente è sempre ospite di una struttura Sprar.

  • Lo SPRAR è veramente lo strumento più efficace per l’accoglienza?

Sicuramente si, per una serie di motivi fondamentali. E’ uno strumento che esiste da quasi venti anni e poi è il Comune che guida il progetto. Il motivo fondamentale è che i progetti SPRAR vengano applicati in centri piccoli (20 massimo 50 accolti) perché la gestione sia efficiente, non è possibile riuscire a controllare 100-150 (addirittura 1000) persone, è normale che poi succedono incidenti e problemi. E’ auspicabile che ogni operatore si occupi di 5-6 migranti al massimo perché è necessario accompagnarli in un processo d’integrazione.

  • Cosa fate di preciso?

Lo SPRAR prende in carico il migrante in tutte le sue attività. Il servizio sanitario quindi controlli medici e vaccinazioni sempre insieme all’azienda sanitaria locale e poi la scelta del medico di base. I corsi d’italiano è la priorità e poi il lavoro. Si ascolta il migrante per conoscere la sua storia ma anche le sue attitudini lavorative e qui si prevedono corsi di formazione lavoro. E poi il sostegno psicologico, ricordiamoci che queste persone affrontano viaggi pieni di pericoli. La nostra cooperativa è in continuo contatto collaborativo con istituto alberghieri per corsi di addetto ai piani, cameriere di sala, cuoco. L’ospite dopo il corso può fare uno stage presso qualche struttura.  Così anche per i corsi di cucito, una ragazza nigeriana che abbiamo accolto oggi lavora nella migliore sartoria di costumi di Venezia. E poi ci sono le famiglie e quindi bambini da iscrivere a scuola e non nascondo le difficoltà di mediazione con i professori. E’ un lavoro faticoso il nostro, è un continuo mediare ma è avere la possibilità di viaggiare senza partire, conoscere il mondo attraverso le persone è veramente una bellissima esperienza. Sono tutte persone che si mettono in gioco, volenterose e soprattutto desiderose di “fare qualcosa”, infatti è fondamentale tenerle occupate perché la maggior parte di loro, soprattutto chi è stato prigioniero in Libia, hanno delle storie terribili alle spalle, e più sono occupati meno tempo hanno per pensarci, pensare distrugge l’anima, non ti nascondo che alcuni dei nostri assistiti sono stati seguiti dai servizi di igiene mentale sempre con ottimi risultati. L’ospite ha bisogno di essere accolto e insieme a lui iniziare un percorso che lo porta ad integrarsi in una nuova cultura.

  • Quindi con questi progetti cambia la forma di “assistenzialismo”?

La parola “assistenzialismo” dovrebbe essere abolita dal vocabolario della cooperazione sociale. La parola assistenzialismo va a braccetto con dipendenza e qui dobbiamo rendere le persone capaci di camminare con le loro gambe ed essere visti come delle risorse economiche. L’obiettivo è quello di renderli autonomi, anche nelle piccole cose quotidiane. E’ vero, c’è sempre il pocket money settimanale, che generalmente loro inviano a casa, ma noi diamo loro anche i soldi previsti per il vitto: loro fanno la spesa e cucinano, inoltre con il cibo si possono creare momenti di integrazione piacevoli sia tra di loro di diverse nazionalità sia con noi italiani, per esempio i nostri volontari hanno insegnato loro a fare la pizza e si è creata la “giornata pizza” alla quale nessuno mancava! Qualunque attività volta all’integrazione è sempre ben accetta da tutti. Ed è qui che deve avvenire il cambiamento. L’immigrato è una risorsa per i nostri territori e loro potrebbero “servire” a noi per non rimanere ripiegati su noi stessi. Come operatore Sprar non ho mai incontrato nessun radicale dell’Islam anzi ho incontrato donne e uomini curiosi di conoscere e alcune volte ci prendevamo anche in giro sulle nostre rispettive religioni.

  • Ma tutte queste spese: corsi, vitto, alloggio, sanità…chi le sostiene?

C’è un vero e proprio manuale di rendicontazione SPRAR con i capitoli di spesa relativi al progetto. Registro generale delle spese, prospetto analitico finale delle spese sostenute suddivise per codice; registro delle presenze dei beneficiari; dettaglio riepilogativo dei costi del personale subordinato o parasubordinato, sono solo alcuni dei documenti richiesti. L’ente capofila, solitamente il comune, deve monitorare e rendicontare al Ministero dell’interno secondo i criteri indicati nel manuale. Il Ministero a sua volta utilizza il Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo, gestito anche con fondi Europei e fondi dell’UNHCR. Non si scappa e non è possibile “nascondere”, per questo molti ancora preferiscono il sistema “emergenza”.

  • Quindi la soluzione è piccoli numeri e personale preparato?

Sicuramente sì. Il settore immigrazione potrebbe dare lavoro a noi italiani e vorrei concludere dicendo che l’immigrato ci pone davanti ogni giorno un quesito “Sono io un buon cittadino?”. Insomma è l’ora di smetterla di dare la colpa dei nostri problemi all’immigrato perché il desiderio dell’immigrato è di dare meno fastidio possibile. Esiste un’ignoranza dilagante e quindi ben venga l’integrazione perché conoscere allarga i confini della nostra mente. Serve un cambiamento ma cambiare per noi italiani non è facile anche se di questa parola ci riempiamo solo la bocca e le mani e la mente rimangono nelle tasche a contare i soldi oppure per postare l’ultima bufala sui social network. Il problema non è l’immigrato ma l’italiano mi verrebbe da dire.

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2017-02-06 10:31:082017-02-06 10:31:08Occhio non vede, cuore non duole….

Le invasioni percepite

1 Febbraio 2017/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità
Oggi pubblichiamo la seconda parte dell’inchiesta apparsa su Vertenze Ambientali in merito all’Irpinia (nostro territorio di residenza) e i migranti, l’articolo è di Paola Gerola esperta di Associazioni no-profit.
Ringraziando sempre l’editore http://vertenzeambientali.tumbir.com , sottolineiamo come sia molto  interessante che l’immigrazione percepita sia molto superiore all’immigrazione reale.
Specifichiamo inoltre che, pur non essendo presenti in questi numeri, noi come Associazione Mariam Fraternità- ONLUS- abbiamo dato al prefetto la nostra disponibilità ad ospitare nella nostra casa Hagos- 3 migranti ovvero tanti quanti è nella nostra disponibilità.
Buona lettura.
Le invasioni percepite

(Irpinia e migranti: 2° parte)

di Paola Gerola

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I cittadini stranieri ospitati in provincia di Avellino rappresentano solo il 6% degli arrivi in Campania. Circa il 50% degli immigrati, infatti, risiede nella provincia di Napoli, il 22% a Salerno, il 19% a Caserta e il 3% a Benevento.
Raffrontando questo dato con le popolazioni complessive della singole province, si ottiene che l’incidenza della popolazione straniera su quella autoctona è del 4,4% nelle province di Caserta e Salerno, del 3,5% a Napoli, del 3% in quella di Avellino e del 2,5% a Benevento.

Questi numeri da soli già danno il senso di una percezione sociale errata del tema “migranti”. Infatti, seppure in Campania, la crescita demografica relativa ai recenti flussi migratori è maggiore della media nazionale ed una delle più elevate tra tutte le regioni italiane, i circa 217.500 stranieri regolarmente presenti, rappresentano solo il 4% della popolazione residente.

Sono 166 le nazionalità di provenienza. Tra quelle più rappresentate, l’Ucraina è al primo posto (41.324), seguita da Romania (37.905), Marocco (19.195), Sri Lanka (14.090) e Cina (11.641).

Lo stesso vale per il dato nazionale. Anche se negli ultimi anni, anche a seguito dei recenti conflitti internazionali, i processi migratori verso l’occidente si sono intensificati in maniera esponenziale, in Italia, gli stranieri residenti sono solo  l’8,2% della popolazione. Una delle percentuali più basse in Europa (Austria 13,2%, Irlanda 11,9%, Belgio 11,6%, Spagna 9,6%, Germania 9,3%, Inghilterra 8,4%).

Negli ultimi due anni, mentre molti paesi europei hanno registrato aumenti significativi dei flussi entranti, rispetto agli anni precedenti (Romania +20, 9%, Bulgaria +20,6%, Croazia +17,7%, Germania +7,5%…), in Italia, nonostante l’enfasi mediatica, l’aumento è stato solo dell’1,9%.

Un flusso poco influente sugli equilibri economici e culturali del paese, potenzialmente decisivo, invece, per compensare la flessione delle nascite italiche. Infatti, essendo prevista, nel prossimo decennio, una diminuzione degli italiani di 1,8 milioni di unità, per mantenere sostanzialmente inalterata la popolazione dei 15-64enni, sarebbe necessario un flusso di almeno 1,6 milioni di “nuovi italiani”, almeno 157 mila ogni anno.

La maggior parte dei “nostri” stranieri proviene, soprattutto, dall’Europa dell’Est, hanno raggiunto il nostro territorio per studio o lavoro e nel corso degli anni si sono “autonomamente” integrati, eppure, il fenomeno che invece oggi scuote la pubblica opinione, è quello dei migranti “rifugiati richiedenti asilo”.

In Irpinia su 118 Comuni, soltanto 14 hanno aderito al bando del Viminale del 2016-2017, Mercogliano, Venticano, Monteforte Irpino, Forino, Flumeri, Ospedaletto D’Alpinolo, Pratola Serra, Serino, Montefredane, Manocalzati, Pietrastornina, Contrada, Chianche, Atripalda.

Nei centri gestiti dalla Prefettura avellinese (ultimo aggiornamento 8 Giugno 2016) Gambia, Pakistan e Nigeria sono le prime nazioni da cui giungono i 1286 migranti attualmente ospitati in provincia di Avellino nelle 40 strutture distribuite in 23 comuni. In realtà ad oggi, la Caritas irpina stima in circa 2.300 unità, i migranti in attesa dello status i rifugiati, la quasi totalità distribuita sul territorio nei centri C.A.S. – Centri di Accoglienza Straordinaria.

Il modello di gestione straordinaria ed emergenziale dei C.A.S. (nato da un’idea del ministro Maroni nel 2014) che prevede che le prefetture, con Regioni ed enti locali, individuino luoghi di accoglienza anche rivolgendosi a strutture alberghiere o di altra natura, si è rivelato diffusamente fallimentare, per cattive gestioni e assenza di servizi. Soprattutto, inspiegabilmente poco straordinario.
Infatti, i tempi amministrativi dell’accoglienza per il riconoscimento dello status di “rifugiato richiedente asilo”, che dovrebbero variare dai 6 mesi a 1 anno e potrebbero anche abbreviarsi se il richiedente asilo dichiari di voler proseguire il suo viaggio per il ricongiungimento con famigliari o di comunità in altri paesi europei, in Italia dura anche due anni. Cronicizzando le criticità ma garantendo la profusione dei fondi a favore dei soggetti gestori dei C.A.S.

Anche in Irpinia, i Centri accoglienza, presenti in solo 21 dei 118 comuni, sono gestiti da cooperative create ad hoc, in strutture provvisorie e con una attività di tipo imprenditoriale. Si stima un giro d’affari di circa 30 milioni di euro/anno.

Somme che, a dispetto delle bufale alimentate dall’ignoranza dei tanti webeti, non sono percepite dagli immigrati. Anzi.
La struttura capofila cui, solitamente, fanno capo cooperative che gestiscono i singoli centri, riceve 35€ per ogni migrante, che dovrebbero servire per il vitto, l’alloggio, le spese mediche, il famigerato pocket money (2,50 € /giorno, in alcune regioni 2 € /giorno) e le attività di accoglienza. Somme protagoniste, spesso, anche di casi di cronaca disarmanti, fatte di truffe, servizi non garantiti, strutture di accoglienza vergognose.

I controlli effettuati dalla Prefettura avellinese, da settembre 2014 a marzo 2016, hanno prodotto 64 contestazioni di cui 20 con applicazione della penale e recupero sulle somme dovute e 10 risoluzioni contrattuali con chiusura delle strutture.
In particolare, ben sette centri di accoglienza per immigrati sono stati sequestrati in provincia di Avellino dai carabinieri del Nas di Salerno,  a causa delle condizioni igieniche precarie, le presenze superiori ai posti letto consentiti, la mancata distribuzione del “kit giornaliero” che prevede il pocket money , l’occorrente per l’igiene personale, il vestiario e gli alimenti adeguati.

Alternativo al modello dei C.A.S. è il sistema “S.P.R.A.R. – Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati”.

Questo, a differenza del modello CAS, caratterizzato dallo scollamento tra le la gestione delle scelte ed il territorio, vede i Comuni, singolarmente o in rete, protagonisti nella gestione dell’intero processo, dal dimensionamento dei soggetti accoglibili, alla scelta delle strutture, all’erogazione dei servizi, alla vigilanza sul rispetto degli standard.

Gli SPRAR sono progetti della durata massima di 3 anni, presentati direttamente dai Comuni al Viminale, che prevede un’accoglienza massima pari al 2,5×1000 dei residenti il finanziamento delle somme necessarie alla gestione quotidiana degli ospiti, e un bonus di 500 €/anno per ogni persona accolta destinato ad attività di integrazione.

Anche in Irpinia, quello degli SPRAR è un modello quasi mai utilizzato. nonostante rappresenti uno strumento fondamentale per gestire e non subire il fenomeno dell’immigrazione. A differenza del modello “C.A.S.”, dove Prefettura ed enti privati, in nome dell’emergenza indotta, di fatto agiscono senza alcuna relazione con le comunità locali.

Attualmente gli SPRAR attivi in Irpinia sono solo 4 a Bisaccia, Sant’Angelo dei Lombardi, Sant’Andrea di Conza e Conza della Campania, ed assistono un totale di circa 140 migranti, che già godono dello status di rifugiati, hanno messo in atto il programma di accoglienza S.P.R.A.R., finanziato attraverso il Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo, il FNPSA.
Il totale dei progetti SPRAR già presentati, invece, sono attualmente 8, così individuati:

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A questi, poi, vanno aggiunte le recenti disponibilità formulate al Ministero dai comuni di Frigento, Lauro e Marzano.

Nella sostanza, quello che appare evidente dall’analisi oggettiva dei dati è, soprattutto in Irpinia, l’inesistenza di flussi migratori ingestibili per volumi o livelli di invasività come, invece, si percepisce dagli allarmi sociali che tanta demagogia continua ad alimentare, sulla base di sterili opportunismi, interessi privati o banale ignoranza.
Quanto appare altrettanto evidente è anche l’assenza di intelligenza delle comunità locali ad interessarsi costruttivamente del problema e la conseguente deriva populista di troppi sindaci nell’assecondare le paure infondate, con l’ignavia o con l’opportunismo.
Così, gli scompensi e le crisi che pure si vivono, restano palesemente dovute alla disomogenea concentrazione dei flussi in arrivo che, usando le parole del Prefetto Carlo Sessa, vede “comuni come Monteforte irpino accogliere 300 persone e paesi come Lioni ospitarne zero”. E’ tale stato di cose che acuisce i problemi e lascia gli sciacalli liberi di approfittare delle situazioni.

E’ oggettivo, quindi, che sia abbondantemente giunto, anche in Irpinia, il momento di guarire dalla psicosi collettiva di poter delegare oltre i propri confini o ad altri tempi, uno dei più normali fenomeni sociali di sempre: la migrazione “da posti dove si sta male verso posti dove si sta meglio.”

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2017-02-01 10:07:092017-02-01 10:10:30Le invasioni percepite
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