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Maitemenai, una delle nostre case-famiglia in Asmara

31 Ottobre 2015/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

In un giorno qualsiasi, passando per le strade del quartiere di Maitemenai ad Asmara, si vedono bambini giocare correndo dietro ad un pallone, rincorrendosi l’un con l’altro, inventando giochi. Quasi tutti vorrebbero stare lì tutta la giornata a giocare, d’altronde per loro la stagione dei doveri e della responsabilità non è ancora arrivata, hanno tutta la vita davanti. Se ci si ferma a guardarli, dopo un po’ si vede che da ogni casa della strada, a turno fa capolino una signora, una mamma che si premura di cosa stia facendo il figlio, lo chiama se deve rientrare per fare i compiti scolastici, lo obbliga a rientrare in casa se tutta la famiglia, come spesso capita, ha degli obblighi familiari da dover onorare.

Da una di queste case fa capolino di tanto in tanto una delle Suore della Congregazione del Buon Samaritano, controlla cosa stiano facendo i “suoi” bambini, li richiama all’ordine,controlla che non si facciano del male, fa rientrare chi deve fare i compiti per il giorno dopo, lascia giocare coloro che non hanno grandi impegni per il giorno successivo. Il compito della Suora è quello di far sentire il bambino come facente parte di una grande famiglia. D’altronde è ormai la terza generazione di bambini e bambine che le Suore educano, ospitano e formano nella loro casa-famiglia di Maitemenai, sanno bene, per loro esperienza, che in futuro i bambini che ora vivono nella casa-famiglia si considereranno per tutta la vita fratelli e sorelle. Sono 30 i bambini che attualmente vivono a Matemenai, in gran parte sono tutti orfani di entrambi i genitori, in pochi casi, alcuni dei bambini sono stati, per vari motivi, abbandonati.

Vengono educati con il metodo Montessori, le Suore lasciano ad ogni bambino una propria libertà creativa, preferendo ad una facile educazione fatta di regole e severità, coltivare e preservare l’individualità di ogni singolo bambino che si trovi ad abitare con loro. I più piccoli, vedendo l’amore che ricevono, finiscono per chiamare le Suore “mamma” ed è forse questo il segreto dell’Amore, la disponibilità a non avere pregiudizi, la forza di far crescere le nuove generazioni di adulti con una sensibilità tutta femminile dove niente è pre-concetto, ma tutto è un continuo work in progress in cui bisogna superare gli ostacoli che la vita di volta in volta ti mette davanti.

Matemenai

(Foto: Bambini nella casa famiglia a Matemenai- Archivio foto Associazione Mariam Fraternità. Onlus)

Attività Costo annuale
La casa famiglia di Maitemenai ospita attualmente 30 bambini cui si dà vitto e alloggio, istruzione scolastica- vestiario e tutto ciò che possa garantire alle giovani vite una vita quanto più possibile normale. € 21.000,00
https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2015-10-31 07:56:472015-10-31 07:56:47Maitemenai, una delle nostre case-famiglia in Asmara

“La piacevole scoperta di una grande MAMMA”

30 Ottobre 2015/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

Sono G.Franco Cicciù  ho 58 anni  sposato nonno di tre nipotini. Sono un Infermiere vivo a Roma e lavoro presso L’Azienda Ospedaliera S.Camillo Forlanini. Nel Febbraio del 2011 parto per la prima volta come volontario (con le mie ferie ed  a mie spese) per Asmara con il Prof. Salvatore Galanti Chirurgo Urologo, anche lui volontario, che già da diversi anni opera presso L’Orotta Hospital. Grazie a lui riesco a realizzare il sogno di andare in Africa .

Arrivato ad Asmara vado a trovare un amico conosciuto a Roma, mi racconta la storia di una Suora Italiana che vive da tanti anni lì e segue ed  aiuta i bambini malati, la storia mi affascina e chiedo di accompagnarmi a conoscerla. Il giorno dopo andiamo a Matemenai. Arrivati, rimango piacevolmente sorpreso e contento di conoscere Suor Pina , una persona, “una Mamma ” che ti trasmette subito calore. La casa è modesta ,però  accogliente , dopo le presentazioni e i racconti personali arriva il momento di conoscere i bambini; Bellissimi! con i loro sorrisi, l’accoglienza, i loro giochi, LA LORO POVERTA’. Una casa dove si respira Amore, dove una Grande MAMMA riesce a portare avanti il tutto barcamenandosi fra infinite difficoltà. Quando andiamo via le promettiamo di tornare presto. Tornato a casa racconto, pieno di euforia, della visita al Prof. Galanti, che il giorno dopo decide di andare subito a trovarla. Siamo, così, tornati da Suor Pina che è stata sorpresa nel rivedermi , questa volta abbiamo portato dei doni ai bambini ,contenti  anche loro di rivedermi. Anche il Professor Galanti è rimasto colpito dalla bellezza dei bambini e dalla disponibilità di Suor Pina. Da quella sera è iniziato da parte mia una stretta collaborazione con Suor Pina e con l’Associazione Mariam Fraternità– ONLUS, ogni volta che torno ad Asmara la prima cosa che faccio  è quella di andare a trovare Suor Pina ed i suoi bambini .

Non sono il solo ad essersi appassionato al lavoro di Suor Pina, anche il Prof. Galanti, infatti, lo ha preso a cuore e si  occupa con molto interesse  delle donazioni (avendo adottato già molti bambini). Di questa storia ne abbiamo parlato anche con il Dott. Massimo Tortorella  Presidente della Consulcesi e lo abbiamo coinvolto tanto che è andato anche lui in visita a Suor Pina, per poi decidere di aiutarla in modo consistente assumendosi l’impegno di sostenere a distanza molti bambini. Sono più di quattro anni, ormai, che tutti, in modo diverso, cerchiamo di Aiutare questa Grande Mamma che è Suor Pina .

Gianfranco Cicciù

(Foto: Gianfranco Cicciù in Eritrea con Suor Pina- Foto Archivio Associazione Mariam Fraternità- ONLUS)

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2015-10-30 07:16:132015-10-30 07:16:13“La piacevole scoperta di una grande MAMMA”

Una giornata in Italia con Suor Pina

30 Ottobre 2015/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

Il racconto è essenziale per far conoscere lo spirito di una missione, il perché nasce, cosa realizza. Noi, da anni coinvolti nel collaborare con l’Associazione Mariam Fraternità- ONLUS, siamo persone che sentono sia proprio dovere l’essere solidale verso l’altro, verso gli ultimi, pur non di meno quando Suor Pina è in Italia ci rendiamo conto del perché niente sarebbe esistito se non ci fosse stata lei. L’ultima volta che Suor Pina Tulino è venuta in Italia, da aprile a luglio del 2015, per far curare un ragazzo eritreo  (in questo caso Samy che l’anno scorso venne per curarsi un problema grave alle orecchie, quest’anno è venuto per cercare di risolvere un problema che ha agli occhi. Samy è un ragazzo sieropositivo che vive in una delle case-famiglia che la Congregazione delle Suore del Buon Samaritano gestisce ad Asmara ndr) ne abbiamo avuto un tangibile esempio.

Per Suor Pina essere in Italia significa tante cose, ritrovare i luoghi della propria infanzia, certo, ma, soprattutto, preoccuparsi di coloro che, dopo tanti anni, considera suoi connazionali, gli eritrei. Nel periodo in cui era in Italia, ancora adesso in realtà, erano moltissimi coloro che fuggivano dal Paese, le cronache dei nostri giornali ne parlavano quotidianamente, molte famiglie in Eritrea cercavano notizie di figli, di parenti, con i quali non riuscivano ad avere contatti, volevano essere rassicurati, volevano saperli vivi. Proprio nel tentativo di cercare notizie di un ragazzo eritreo sbarcato in quei giorni a Lampedusa,  abbiamo vissuto, come Associazione Mariam Fraternità– ONLUS, una giornata a dir poco particolare. Siamo stati nei pressi di una stazione di una grande città italiana, come può essere quella di Palermo, Roma, Napoli, Milano, Torino, Genova (per ovvie ragioni non diciamo la città),  alla ricerca di un ragazzo mai trovato e del quale, ancora oggi, dopo mesi, non sappiamo nulla. Nel cercarlo, abbiamo contattato ragazzi dei quali abbiamo conosciuto la storia, constatate le sofferenze,  percepiti i sogni. Sogni piccoli che sembrano impossibili: rivedere un parente, trovare un lavoro qualsiasi, mandare soldi alla famiglia di origine.  Strano destino il  loro, fuggono per migliorarsi e finiscono quasi sempre, per diventare cellule anonime di un’unica tragedia collettiva. Quando partono hanno un’identità, sanno chi sono, hanno un’origine, una famiglia, una volta partiti diventano tutti uguali, condividono lo stesso problema: arrivare a destinazione. Quale? Ne hanno una vaga idea, il loro Eden è spesso identificato con la Germania, a volte con la Norvegia, con la Danimarca, con la Svezia, poche volte, quasi mai con l’Italia. Per molti di loro conta rimanere anonimi, non essere identificati, ma senza avere documenti non puoi comprare una tessera telefonica, non puoi farti trasferire soldi da un tuo parente all’estero disposto ad aiutarti. Senza documenti, spesso, non puoi trovare un riparo per la notte e allora dormi a terra, su uno scatolo, dentro uno scatolo. Eppure c’è chi ti aspetta, chi è disposto a pagarti il viaggio per rivederti, per averti vicino. Pur non conscendoli, pur non trovando la persona che stavamo cercando, quel giorno Suor Pina, non curante nemmeno dei propri problemi di salute, ha dedicato a loro tutta la giornata, ha preso i loro contatti, per lei sono diventati altre persone da aiutare. Noi, come Associazione Mariam Fraternità- ONLUS abbiamo fatto il possibile per aiutarli, ma il possibile è nulla, abbiamo le mani legate, il rispetto delle leggi non ci fa superare il limite da esse imposto.  Abbiamo fatto in modo che mangiassero, che bevessero, abbiamo messo a disposizione per poche ore un nostro cellulare per far chiamare loro i parenti. Più di questo non potevamo fare, più di questo non abbiamo fatto, ma l’amarezza di non poter far nulla di più resta. Cosa ne sarà di questi ragazzi? Riusciranno a realizzare i loro sogni minimi? Ci salutano con ottimismo, ringraziandoci, nei loro occhi si legge l’ottimismo di chi spera, di chi crede che il peggio sia passato. Noi siamo consapevoli che spesso non è così, che spesso si ritroveranno soli, attorniati da una ricchezza ed un’opulenza che non sarà mai la loro. Per molti di loro passeranno anni e anni per aver la possibilità di poter accampare dei diritti, per aver un documento, per poter viaggiare liberamente. È giusto? Non lo è. Di questa esperienza, però, a noi preme sottolineare, descrivere più che altro, come lo spirito del Buon Samaritano è vivo in colei che ha fondato la Congregazione e come il carisma sia quello di aiutare chiunque, incontrato per strada, ha bisogno di aiuto. Un carisma che ha risvolti molto concreti e che deve portarci a riflettere sui nostri limiti: se fossimo stati da soli, senza Suor Pina, se avessimo avuto il compito di cercare una persona e di aiutarla e non l’avessimo trovata, ci saremmo fermati ad aiutare altri fino ad allora sconosciuti? O ce ne saremmo tornati a casa convinti, in ogni caso, di aver fatto il nostro dovere? Non una differenza da poco…

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( Foto. Suor Pina con ragazzi Eritrei)

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2015-10-30 06:57:222015-10-30 06:57:22Una giornata in Italia con Suor Pina

Educare alla solidarietà- Il dovere della Testimonianza

29 Ottobre 2015/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

Gli anni di esperienza associativa accumulata nell’aiutare la Congregazione delle Suore del Buon Samaritano di Suor Pina Tulino ad Asmara ci hanno permesso nel tempo di assumere delle convinzioni che sono diventate le nostre linee guida. La nostra in Italia, questo è un aspetto da sottolineare, è un’esperienza solidale nata dalla pratica, dal dovere affrontare  giorno per giorno i problemi che ci venivano presentati dalla Missione Eritrea. Nel 1984, quando siamo nati all’interno della Parrocchia, eravamo un gruppo di adulti e di ragazzi, molti dei quali studenti, armati solo di fede e di buona volontà, nessuno di noi era un esperto, nessuno aveva la percezione di ciò che sarebbe successo, nessuno sapeva programmare il lavoro di una associazione a lungo termine. Era il tempo in cui Madre Teresa di Calcutta faceva conoscere al mondo i suoi poveri più poveri.  Per noi la solidarietà consisteva solo nell’aiutare gli altri ed il nostro aiutare gli altri era meramente il raccogliere soldi e alimenti e mandarli a Suor Pina. A quest’ultima demandavamo tutto il resto: l’educazione spirituale delle suore, l’educazione dei bambini delle case-famiglia, il rapporto con i genitori dei bambini adottati a distanza. Come Ponzio Pilato di fronte ai problemi della povertà ce ne lavavamo le mani e la nostra acqua era data dal nostro impegno a raccogliere i soldi e gli alimenti, il resto per noi era relegato in una sorta di indifferenza. Ma è davvero questa la solidarietà? Nel susseguirsi degli anni ci siamo resi conto di un nostro approccio sbagliato al problema. Nella nostra buona fede abbiamo sempre preteso che culturalmente per noi il povero non fosse un’identità astratta, non fosse meramente un numero, ma avesse degli occhi, un’anima, una personalità. Facile a dirsi, difficile da concretizzare. Perché se è vero che il povero ha degli occhi, un’anima, una personalità è anche vero che da lui si deve pretendere, per onestà, che restituisca qualcosa in termini di impegno a rendersi indipendente, un impegno a essere anch’egli un volano solidale di un progetto di cui è parte integrante. I soldi non bastano a risolvere i problemi della povertà. Se così fosse ci vorrebbe un pozzo senza fondo e nemmeno basterebbe.  La vera solidarietà deve pretendere l’impegno del povero a cercare di non essere più tale, a non adagiarsi sugli aiuti che riceve, a non dare per scontato che gli aiuti ci siano per sempre. Il povero nel processo di solidarietà deve essere parte attiva nel poter permettere che venga aiutata quanta più gente possibile. È ovvio che stiamo parlando per linee generali, ci sono dei casi in cui ci sono dei limiti oggettivi da parte di chi fruisce della solidarietà che sono insormontabili, soprattutto in caso di malattie, ma non possiamo non essere felici quando vediamo coloro che abbiamo aiutato darsi da fare per aprire, quando ci sono le condizioni,  un’attività  che possa portarli ad essere indipendenti, a non dipendere più da noi, ad essere i primi a testimoniare la nostra opera e a contribuire anche economicamente ad essa.

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(Foto: Ragazze mostrano il proprio lavoro dopo aver frequentato il corso di taglio e cucito- Archivio foto Associazione Mariam Fraternità- ONLUS)

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2015-10-29 06:08:062015-10-29 06:08:06Educare alla solidarietà- Il dovere della Testimonianza

Diario di un viaggio in Eritrea

29 Ottobre 2015/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

Quando un occidentale si reca nei paesi più poveri del mondo sia per turismo, sia per volontariato o altro, finisce per diventare un osservatore. Osservatore della povertà altrui, della miseria altrui, della dignità con le quali vengono vissute povertà e miseria. Sono proprio la povertà e la miseria ad ergere muri impenetrabili, barriere, che diventano un limite per la tua comprensione vera della situazione dell’altro, del tuo fratello africano o asiatico che sia. Perché tu l’acqua ce l’hai, tu il cibo ce l’hai, tu la corrente elettrica la usi senza preoccuparti di consumarla, tu il telefono ce l’hai, la posta elettronica la usi più volte al giorno, per te gli sms, gli mms e la libertà di stampa sono un dato acquisito. Quando ritorni, testimoni le condizioni dell’altro, del tuo fratello. Vivi la testimonianza come un dovere, ma la barriera resta; perché tu non sei così povero e quella povertà ti è inconcepibile: non puoi pensare di vivere razionando l’acqua, di collegarti alla rete, allorquando te lo puoi permettere, solo due volte alla settimana. Non puoi pensare di bere acqua piovana. Non puoi pensare di impiegare due ore per fare 35Km pur se hai a disposizione un fuoristrada.

Sono stato ad Asmara per documentare il lavoro delle Suore del Buon Samaritano. Sono andato per capire cosa fosse l’Africa, per vedere con i miei occhi cosa fosse la povertà del Terzo Mondo, per cercare di dare il mio contributo alla costruzione di un mondo migliore, un mondo che pensi anche all’altro, a quello più lontano, con meno opportunità. Ero partito con la ferma convinzione di partecipare alla vita degli altri, di condividerla, ma spesso, troppo spesso, la povertà mi ha reso osservatore: io ero quello con la macchina fotografica, quello con la telecamera, quello con le caramelle, tutti mi sorridevano, tutti mi invitavano ad entrare nelle loro case con gesti di profonda dignità. Ed allora le cose si capovolgevano, chi mi ospitava era a proprio agio e condivideva in pieno con me tutto ciò che era suo, mi abbracciava, mi dava la mano, mi sorrideva, incurante che ai miei occhi la loro vita, la loro mancanza di opportunità di una esistenza diversa, mi procurava angoscia. Per quindici giorni il muro della povertà ha continuato ad ergere una barriera fra i nostri mondi. Sono tornato con la ferma convinzione che stare fermi, non adoperarsi per risolvere uno dei centomila problemi, significherebbe non accettare quegli infiniti gesti di ospitalità avuti, significherebbe non ricambiare con la stessa intensità quella stretta di mano avuta dovunque si andasse. Singolarmente noi occidentali non possiamo fare molto, non possiamo risolvere la povertà di Asmara, dell’Eritrea, ma non possiamo stare fermi. Ho conosciuto il lavoro delle Suore del Buon Samaritano che attraverso le adozioni a distanza dei bambini e degli anziani, attraverso gli asili, attraverso le case- famiglia, attraverso i ragazzi tolti dalla strada, aiutano il popolo eritreo a sopravvivere in attesa di un domani migliore. Nel frattempo  sono sempre più convinto di avere un dovere: la testimonianza.

Francesco

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https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2015-10-29 05:58:292015-10-29 05:58:29Diario di un viaggio in Eritrea
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