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Le storie che raccontano la Storia

23 Settembre 2020/in News e aggiornamenti/da admin

La Storia con la “S” maiuscola passa attraverso la storia con la “s” piccola che, a sua volta, è fatta da persone in carne ed ossa con i propri ricordi, i propri punti di vista, la proprie idee ed i propri pensieri.

Intervistare Aida è per noi il tentativo di far incrociare le due storie, di scavare nella memoria del vissuto gli eventi che negli ultimi cinquanta anni hanno avuto un percorso condiviso.

Aida da molto tempo vive e lavora in Italia, ma conosce Suor Pina da quando arrivò in Eritrea, ringraziandola per la disponibilità le abbiamo rivolto alcune domande. 

D.: Da quando tempo conosci Suor Pina?

R.:  Ricordo la prima volta che la vidi: una giovane suora comboniana; avevo 8/9 anni ed ero in collegio dalle suore del suo stesso istituto. Era la metà degli anni settanta.  Giuseppina allora si trovava a lavorare all’Università di Asmara.

Intanto in Etiopia c’era stato un colpo di Stato e avevano deposto l’imperatore Hailè Sellassiè, iniziò ufficialmente la guerriglia del Fronte Popolare Eritreo contro il regime Etiopico; guerriglia che durò fino ai primi anni novanta. Pina era presente e si addentrava dentro la storia del popolo Eritreo, conoscendo fino in fondo la cultura, la lingua, le tradizioni fino ad affermare che alle volte si sentiva, e sente, di far parte della gente, si scorda di essere “bianca”.

Negli anni della mia prima adolescenza la persi di vista, ma la ritrovai  che avevo diciotto anni; lavorava tantissimo con il vescovo di Asmara per gestire l’emergenza delle conseguenze della guerra. Il suo sguardo profondo, la sua sensibilità la portarono a prendersi cura dei poveri, delle giovani donne che si prostituivano per fame con i militari, rimanevano incinte e non sapevano come sfamare i propri figli. Iniziò a interessarsi delle ragazze e ragazzi di strada. In quegli anni tutto era difficile e ci trovammo ad affrontare una delle più terribili carestie degli ultimi anni: Pina era sempre presente.

E poi la sua decisione di andare a vivere nel quartiere più povero, più brutto e sgangherato di Asmara (Città costruita dagli italiani nei primi anni del 1900 Patrimonio dell’UNESCO), quartiere abusivo costruito dai più poveri dei poveri dove non c’è nulla se non l’umanità dei poveri che solo Pina ha saputo vedere: mi sorprese profondamente questa scelta e capii che era “Vangelo”, non mi sorpresi affatto del suo desiderio di fondare le SUORE DEL BUON SAMARITANO.

L’anno scorso ritornai a trovare Pina… rividi la sua piccola casa, c’erano tanti bambini, circa una ventina e durante i suoi meravigliosi pranzi vedevo che il numero delle persone aumentava e che il pranzo per venti persone era sufficiente per tutti… ognuno aveva un posto e il pasto in mano.

Ritrovai Pina ancora più” innamorata della gente”; durante i tanti racconti che facevamo scoprii che aveva un appuntamento in tribunale, andava dal giudice a “difendere” un giovane ragazzo dalla pena del carcere per reati comuni. Perché, diceva Pina, bisogna offrire un’alternativa al carcere e ridare la possibilità ad un giovane ragazzo di essere perdonato come farebbe un padre di famiglia. Per la cronaca, il giudice ha accettato la proposta di Pina, che continuava a dire che era merito del Signore e del buon cuore del giudice.

D.: Tu sei in Italia da molto, cosa ti sembra sia l’Eritrea oggi?

R.: Sono tornata in Eritrea a giugno 2019, mancavo da oltre 13 anni. Sono tornata su insistenza di mia figlia che voleva “trovare le sue radici”. Ho rivisto l’Eritrea attraverso gli occhi di mia figlia, ragazza di 17 anni, che vedeva l’Eritrea per la prima volta.  Lo stupore e la gioia che provava nello scoprire questo mondo a lei sconosciuto ha ridimensionato il mio pessimismo e mi ha fatto vedere attraverso i suoi occhi le cose positive. Sono rimasta sorpresa andando al mercato vedere la quantità di cibo: quando lasciai Asmara nel 1989, non si trovava da mangiare. So che il governo si è posto l’obiettivo ambizioso di non dipendere/importare cibo dall’estero, ma di arrivare all’autosufficienza alimentare. Questo è un obiettivo davvero grande per l’Eritrea, anche se i prezzi sono ancora alti per la gente povera.

D.: Che ruolo occupa la Congregazione delle Suore del Buon Samaritano ad Asmara e nella comunità eritrea?

R.:  Penso che le Suore del BUON SAMARITANO abbiano portato una ventata di “freschezza” nella chiesa dell’Eritrea, il loro ruolo è quello di stare accanto agli “ultimi”.

D..: Cosa augureresti a Suor Pina?

R.: Auguro a Pina tutto il bene di questo mondo, ma soprattutto che il suo ideale, la sua idea di bene, il suo esempio sia portato avanti dalle sue “figlie” e sorelle e che possa ancora per tanto tempo continuare a fare del BENE.

D.: Conosci la situazione attuale Eritrea, c’è anche lì l’emergenza COVID?

R.: La pandemia SARS-COVID 19 ha colpito tutto il mondo e anche l’Eritrea non è stata risparmiata. Le persone contagiate non sono molte, ma c’è ancora il blocco dei voli per evitare i contagi. Purtroppo in Africa la sanità non è all’avanguardia come nei paesi occidentali, non garantisce il diritto alla salute.  Il governo eritreo non apre ancora le frontiere per evitare migliaia di morti anche se tutto questo porta altri problemi.

 È molto interessante sottolineare l’esperienza di Aida nel ritornare ad Asmara e di come lei sottolinei di aver visto il mercati pieno di merci alimentari. Merci non accessibili ai poveri, l’ennesima beffa per coloro che, affamati, hanno la possibilità di vedere, ma non la possibilità di poter aver accesso a ciò che potrebbe loro dare sollievo.

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2020/09/DSC00028.jpg 480 640 admin https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png admin2020-09-23 15:17:052020-09-23 15:17:07Le storie che raccontano la Storia
18 Settembre 2020/in News e aggiornamenti/da admin

Una canzone che racconta lo scopo e la fede della Congregazione delle Suore del Buon Samaritano

Video prodotto dalle Suore della Congregazione delle Suore del Buon samaritano

La comunicazione moderna passa anche attraverso, anzi, forse soprattutto, i messaggi che vengono veicolati attraverso prodotti audiovisivi.

Suor Roma ha realizzato per la Congregazione delle Suore del Buon Samaritano questa canzone scritta in tigrino in cui c’è anche un po’ la nostra storia. Infatti ci sono memorie fotografiche del nostro compianto presidente Don Francesco Tulino, di Suor Pina, del Dott. Domenico Tulino, delle suore e dei bambini che nel tempo hanno vissuto nelle nostre case- famiglia o che abbiamo aiutato, di Anastasia, che è la nostra segretaria.

Un bel video.

La traduzione in italiano delle parole è, più o meno, la seguente:

Abbiamo creduto in Gesù e non abbiamo alcun timore./ Abbiamo sperato in Gesù e ciò non ci spaventa. / Abbiamo invocato il suo Nome e non è mancata la Sua risposta./ Il Signore nostro Dio è con noi, alziamoci per lavorare./ Il Dio dei cieli raddrizza la nostra strada, ci guida./ Alziamoci per per dar forza alla Sua Gloria./ Operiamo per rendere immensa la Sua Gloria./ Gesù Cristo ha fondato la nostra casa. Perché regni e si manifesti la sua gloria nella nostra vita./ Nella stanchezza si manifesta la nostra grazia. / Nella stanchezza si manifesta la nostra benedizione./ E’ fedele il nostro re che passa davanti a noi nel deserto./ Forti credenti in Lui/ Ti preghiamo: ascolta la voce della nostra preghiera. / Ci afferma; è piena la nostra benedizione. / Ci conferma; è piena la nostra benedizione….

A noi dell’Associazione Mariam Fraternità- ONLUS fa molto piacere che un po’ della nostra storia faccia da sfondo ad una canzone eritrea. Le auguriamo il maggior successo possibile, che essa raggiunga i cuori di molti. Ad maiora, grazie Suor Roma

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 admin https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png admin2020-09-18 10:52:542020-09-18 10:52:57

Un cuore che non batte più, ma che vive nel ricordo di coloro che lo hanno amato

4 Agosto 2020/in News e aggiornamenti/da admin
Don Franco con Papa Francesco

Sono passati più di sei mesi da quando Don Franco, il nostro presidente storico, non è più tra noi.

Tutto cominciò a dicembre: ebbe un problema al cuore che gli causò una piccola polmonite; i medici gli consigliarono di operarsi. Non doveva essere un’operazione difficile. Un’operazione con una percentuale minima di mortalità. Decise di operarsi: nonostante i suoi ottantacinque anni era ottimista, i medici erano ottimisti. A pensarci bene il suo non era ottimismo, era un affidarsi, un mettersi nelle mani di Maria Vergine, di Dio, era il fare la loro volontà. Chi lo conosceva sapeva benissimo che in tutte le sue decisioni l’affidarsi era la sua unica scelta, per lui non ce ne erano altre. Non operarsi avrebbe voluto dire doversi limitare nei movimenti, non servire più messa, non poter andare dagli ammalati, non venire più in associazione, essere costretto a non guidare più l’auto. Limitazioni, impedimenti, che non gli avrebbero più permesso di essere utile agli altri e che forse, anzi, lo avrebbero reso dipendente dagli altri. Confortato da ciò che gli avevano detto i medici e pronto a fare la volontà del Signore non ebbe dubbi nel dare il consenso all’operazione. A dicembre, come accennato, aveva avuto due malori notturni. In ospedale gli avevano diagnosticato un inizio di polmonite dovuta al malfunzionamento di una valvola cardiaca, allora, a fine 2019, di Covid non se ne parlava, nessuno conosceva neanche la parola; ad inizio gennaio, poco dopo le feste natalizie lo contattarono per l’operazione; ad essa non è sopravvissuto.

Don Franco con i bambini dell’asilo di Himberti (ERITREA)

È difficile dimenticare una persona come Don Franco: era mite, ma fermo; buono, ma severo; ilare, ma profondamente serio. Non basterebbe un libro per raccontare la sua storia, ma, a sei mesi dalla sua dipartita, per tutti i lettori vorremmo tracciarne una piccola biografia: nato nel 1934, primo di otto figli, ha avuto il dono di vivere una vita piena; con molte tappe. Ogni tappa è stata segnata dal “farsi uno per l’altro” anche quando questa frase era a lui del tutto sconosciuta o non aveva assunto nella sua anima un’importanza rilevante dal punto di vista spirituale. Questa frase, in fondo, lo descriveva bene. Nella sua vita è stato figlio, lavoratore, marito, politico, padre di famiglia, diacono, sacerdote. In ogni tappa della sua vita l’altro, il suo prossimo, aveva la precedenza su se stesso, sul proprio egoismo, sulla propria volontà di realizzar se stesso a discapito degli altri.

Perse presto il padre e giovanissimo iniziò a lavorare presso l’ispettorato del lavoro, con i suo lavoro mandò avanti la famiglia e permise ai fratelli ed alle sorelle di studiare, di sposarsi, di trovare lavoro. La sua era una famiglia, grazie alla mamma Santina, ricca di spirito religioso, tant’è che due delle sue cinque sorelle presero i voti: Suor Agnese, che attualmente è responsabile dell’Istituto delle Canossiane ad Avella (AV) e Suor Pina che, missionaria ad Asmara, in Eritrea, ha fondato la Congregazione delle Suore del Buon Samaritano.

Negli anni di formazione Don Franco non sentì la chiamata di Dio. Si sposò, mise su famiglia con Elena, con mille sacrifici comprò casa diventando socio in una cooperativa edile formata da parenti ed amici. Il 23 novembre 1980 fu la data che determinò la sua scelta di fede, raccontava così la sua esperienza: “Avevo quarantasei anni, ero stato per anni consigliere comunale e avevo deciso di chiudere con la politica per dedicarmi alla famiglia, mi sentivo realizzato, da cinque anni abitavo in una casa tutta mia insieme a mia moglie. Per me essere proprietario di un appartamento significava molto. Con Elena investivamo tutti i nostri risparmi per portare migliorie alla casa. Il terremoto per me non fu solo materiale, mi cambiò. Dopo quelle due scosse, quella del 23 novembre e quella del 14 febbraio 1981, non fui più lo stesso, capii che la vita materiale non poteva appagarmi, capii che tutti i sacrifici che stavo facendo erano caduchi, avrebbero potuto essere distrutti in un attimo. Non frequentavo sempre la messa domenicale, ma una domenica, in quel periodo, mi ritrovai ad accompagnare Elena, ebbi una sensazione strana: mi sembrò che tutta la funzione parlasse di me, che l’omelia fosse rivolta a me. Da quel momento iniziò il mio percorso di fede: conobbi il Movimento dei focolarini, Chiara Lubich, diventai diacono, poi, una volta vedovo, sacerdote.”

Don Franco


Dal 1981 al 2020 molte altre cose ci sono state, proviamo a sintetizzarle.

Nel 1984 Suor Pina Tulino lancia un appello disperato: hanno bisogno di cibo e di tutti i beni di prima necessità. Don Franco, non ancora sacerdote né diacono, organizza un campo di raccolta che coinvolge tutta la comunità parrocchiale, in poco più di un mese riuscirà ad inviare un intero container alimentare. Da allora in poi, ogni anno, finché le autorità eritree lo permetteranno, ha sempre organizzato container alimentari, inviandone più di ottanta. Nel 1984 inizia il suo lavoro a favore della comunità eritrea che lo porterà nel 2001 alla costituzione dell’Associazione Mariam Fraternità- ONLUS. In questi anni si recherà più volte in Eritrea, in uno di questi viaggi decide, insieme a sua moglie Elena, di adottare Giulia, una ragazzina allora tredicenne, che, arrivata in Italia, diventa loro figlia.

 
Impegnato nella propria comunità, già focolarino, il 26 dicembre 1993 diventa diacono e continua il proprio cammino di fede coinvolgendo in esso tutta la propria famiglia.


“I lutti hanno segnato la mia vita.” – era questa una frase che ripeteva spesso, quando raccontava di sé. Da adolescente aveva perso prima il padre, poi l’adorato fratello Antonio, morto in età giovanissima, altri lutti lo avrebbero segnato: nel settembre 1999 muore suo fratello Domenico, lasciando tutto il proprio cospicuo patrimonio ai poveri più poveri dell’Africa, in particolare ai poveri dell’Eritrea in funzione dei progetti gestiti da Suor Pina Tulino e dalla Congregazione delle Suore del Buon Samaritano. Don Franco per realizzare la volontà del fratello dà vita in Italia alla Fondazione Dott. Domenico Tulino con sede in Roma. Un impegno, questo della Fondazione, che insieme a quello dell’Associazione Mariam Fraternità- ONLUS manterrà fino alla fine dei suoi giorni.

Don Franco con le Suore della Congregazione del Buon Samaritano

  
Il 1 novembre 2002 perde l’amata Elena, accetta il lutto con la forza della fede e proprio nella fede trova ispirazione per quelli che saranno i suoi ultimi quindici anni di vita; il 25 marzo 2006, infatti, all’età di 71 anni, diventa sacerdote. Non avrà mai una sua parrocchia, sarà vice-parroco della chiesa del Carmine a Nola e sarà un sacerdote sempre disponibile a favore del vescovo e di tutta la comunità ecclesiale fino alla morte avvenuta il 14 gennaio 2020.

A pochi giorni dalla sua dipartita scrivemmo che era volata in cielo una persona buona. Dopo sei mesi è ancora questo ciò che lo definisce ai nostri occhi: l’essere stato una persona buona.


Chissà se esistono santi anonimi, santi sconosciuti che hanno dedicato la vita agli altri senza che nessuno lo abbia saputo. Crediamo e speriamo di sì e se esistono meritano di essere ricordati. Le persone spesso si ricordano perché hanno compiuto atti eroici, perché hanno fatto qualcosa di eclatante, dovrebbero essere ricordate ancor di più le persone buone, non si dovrebbe mai perdere memoria della loro esistenza; proprio loro dovrebbero essere il faro delle nostre azioni, delle nostre scelte.

  • Suor Pina, Don Franco, Goitom

Nei nostri cuori Don Franco non morirà mai, speriamo di tramandare il suo esempio anche nelle nostre azioni.

È un’assenza che pesa, un’assenza che vive in ogni istante nell’anima di chi lo ha conosciuto. Siamo convinti  che dall’aldilà continui a proteggere i nostri passi.

In futuri cercheremo di creare eventi che possano ricordarlo, che possano mantenere viva la sua memoria.

Chiunque di voi lo abbia conosciuto e voglia inviarci una mail scrivendo  il ricordo che ha di lui può farlo scrivendo a :

info@associazionemariam.it

Per noi sarà una gradita lettura ed una preziosa testimonianza.

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2020/08/WhatsApp-Image-2020-07-31-at-17.23.27-1-1.jpeg 1025 720 admin https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png admin2020-08-04 14:07:142020-08-04 14:07:16Un cuore che non batte più, ma che vive nel ricordo di coloro che lo hanno amato

Un nuovo invio di aiuti, la speranza di un ritorno alla normalità

28 Luglio 2020/in News e aggiornamenti/da admin

Dopo mesi di lockdown in Italia cerchiamo di riprendere le nostre attività quotidiane. Da sempre, da oltre trenta anni, abbiamo spedito aiuti materiali indirizzati alla Missione della Congregazione delle Suore del Buon Samaritano. Per anni abbiamo inviato interi container, poi, non per motivi dovuti alla nostra volontà, non è stato più possibile e da circa sei anni inviamo aiuti tramite fusti. I fusti contengono aiuti di prima necessità e vestiario.

Di solito le nostre raccolte vengono fatte tramite appelli alla nostra comunità che poco alla volta aiuta noi a riempire i fusti di tutto il necessario. Questa volta per colpa del lockdown ciò non è stato possibile, Questa volta tutti i dieci fusti sono stati riempiti grazie a Salvatore Rossi di Sant’ Anastasia (NA) da sempre vicino alla comunità Eritrea, a lui vanno tutti i nostri ringraziamenti, per essere riuscito in poco tempo ad inviarci il necessario per poter spedire i dieci fusti.


Per noi spedire questi fusti è stato simbolicamente molto importante, è il segno che la solidarietà internazionale possa sperare di ripartire. Sappiamo bene, infatti, che il lockdown ha acuito i problemi nel nostro Paese, che ha aumentato le sacche di povertà, ma se qui ci sono i poveri da aiutare, in altre parti del mondo ci sono i poveri più poveri che non possono essere dimenticati, non possono cadere nell’oblio. Non possiamo far finta che non esistano più.

Il fronte di solidarietà mondiale dovrebbe essere sempre più grande. Il Covid19 ha colpito anche l’Africa, anche l’Eritrea è in lockdown, ma, spesso, di ciò non si ha notizia, non sappiamo cosa davvero stia succedendo perché non ci sono agenzie di stampa che ne parlino. Le notizie che sappiamo le conosciamo attraverso le suore, gli amici con i quali da anni interloquiamo: tutti hanno spostamenti limitati. Le stesse suore non hanno la possibilità di aiutare coloro che aiutavano quotidianamente, non hanno la possibilità di fare assistenza agli anziani. Tutti hanno una libertà di movimento ulteriormente limitata rispetto al periodo pre–pandemia. Sappiamo bene, quindi, che il ritorno alla normalità è impossibile, che la pandemia ha tracciato un confine, un prima ed un dopo anche per il nostro modo di essere solidali; ancora di più per noi è importante questa spedizione, è la nostra occasione per gridare al mondo occidentale che ha il dovere di non dimenticare gli ultimi del mondo, i poveri più poveri; è il nostro modo di gridare al mondo che ci si salva insieme, senza lasciarsi indietro nessuno. Solo salvando gli ultimi saremo salvi anche noi.

Noi ripartiamo da qui.

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2020/07/WhatsApp-Image-2020-06-30-at-20.21.01-1.jpeg 1600 739 admin https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png admin2020-07-28 08:52:112020-07-28 08:54:24Un nuovo invio di aiuti, la speranza di un ritorno alla normalità

Aiutare i poveri in tempi di Covid 19

22 Giugno 2020/in News e aggiornamenti/da admin

Ai problemi si sommano problemi. In una società opulenta come quella occidentale il distanziamento più che sociale, come erroneamente definito, finisce per diventare essenzialmente fisico. In Italia, per esempio, negli ultimi tragici mesi non sono mai stati chiusi gli esercizi di prima necessità, tutti, con le dovute precauzioni, siamo usciti per comprare alimenti o altri beni di prima necessità. Anche gli Enti di solidarietà quali Caritas, Protezione civile, Assessorati al welfare e quanti altri, hanno continuato a fare il loro lavoro, anzi, hanno raddoppiato i loro sforzi cercando di garantire a tutti almeno la sussistenza.

In Eritrea la pandemia è causa di molti problemi. Il lockdown in Eritrea crea un vero distanziamento sociale oltre che fisico.

Il problema più grande, infatti, è che il lockdown non permette alle Suore della Congregazione delle Suore del Buon Samaritano di riuscire a portare aiuti a coloro che quotidianamente venivano aiutati: alle persone anziane, ai poveri più poveri, ai disabili. Il lockdown non permette a bambini, mamme, adulti e anziani di bussare alla porta per ricevere i soliti aiuti.

Non è un problema da poco. Che ne è di tutte queste persone? Di loro, per quanti sforzi le suore stiano facendo, non sempre si riesce ad avere notizie.

Anche noi in Italia siamo preoccupati. Dietro a ciò che da sempre raccontiamo ci sono i fatti, le persone, gli occhi di persone che conosciamo, che abbiamo imparato ad amare; il lockdown, per esempio, non permette alle suore di vedere Natù, il bambino che, trovato all’interno di un ospedale psichiatrico, viveva tutto il giorno presso una delle nosre tre case-famiglia di Asmara, avendo ancora l’obbligo, per legge, di dormire presso l’ospedale. Non potendo uscire il bambino non può più raggiungere ogni giorno le suore. Finito il lockdown come lo ritroveremo? Sarà di nuovo legato con una catena ad un tavolo come lo abbiamo trovato? Avrà di nuovo gli stessi problemi di linguaggio e di verbalizzazione che aveva prima, riuscirà a non dimenticare i progressi fatti?

In tempi di Covid 19 anche la solidarietà è difficile nel cosiddetto Terzo mondo, speriamo che al più presto si riesca a trovare una soluzione.

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/adotta_anziani_asmara6.jpg 1200 1600 admin https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png admin2020-06-22 11:05:392020-06-22 17:34:43Aiutare i poveri in tempi di Covid 19
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