Associazione Mariam Fraternità - Onlus
  • Home
  • Chi Siamo
    • Suore del Buon Samaritano
    • Fondazione “Dott.Domenico Tulino”
  • Progetti
    • Sostegno a distanza
    • Sostieni un anziano
    • Case Famiglia & Asili
    • Casa degli Angeli
    • Le Nostre Collaborazioni
  • News
  • Il Samaritano
  • Contatti
  • Eventi
  • Donazioni
  • Menu Menu

Tag Archivio per: fame

Il piacere di incontrare degli eroi…

9 Novembre 2016/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

Ci sono eroi silenti che non gridano al mondo il loro operato. Ci sono eroi che diventano tali perché non seguono la massa; non seguono l’opinione corrente; ci sono eroi silenti che andando controcorrente tracciano sentieri da seguire, percorsi da intraprendere; fanno scelte da imitare. Giorni fa ci siamo imbattuti in uno di questi eroi silenti, la dott.ssa  Nunzia Pia Manganelli, nostra conterranea,  che, laureata in medicina, ha deciso di fare un’esperienza lavorativa a Lampedusa prestando i primi soccorsi ai migranti.

Ė probabile che alla dott.ssa manganelli non piaccia la definizione di eroe silente, forse se la stessa definizione  fosse un vestito lo indosserebbe con quell’imbarazzo di chi in un pub indossa un vestito da cerimonia; nonostante ciò, siamo convinti che questa sia una definizione che le calza a pennello e che ben descrive il suo operato.   Abbiamo voluto incontrarla, di seguito riportiamo il resoconto della nostra chiacchierata che offre spunti interessanti di discussione

Nunzia Pia 5

 D.: Dott.ssa Manganelli, abbiamo voluto incontrarLa per farci raccontare la sua esperienza a Lampedusa. Sono molte le cose che vorremmo domandarLe, cercheremo di essere coincisi. Lei è un giovane medico, con una brillante carriera davanti a sé; in piena tempesta mediatica contro i migranti Lei ha deciso di prestare servizio a Lampedusa, perché?

R: La tempesta mediatica contro i migranti non ha modificato quelle che già da un po’ di tempo erano le mie idee. Se mi viene chiesto un parere “politico” rispondo volentieri, perché credo che un medico non possa evitare di prendere una posizione. L’ Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la salute “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza dello stato di malattia o infermità”. Se abbiamo a cuore la salute dei nostri pazienti, dobbiamo tenere ben presente tutto ciò. Il primo passo per raggiungere lo stato di benessere a cui ambiamo è la conoscenza. Ecco, sono partita per Lampedusa perché volevo conoscere in prima persona le storie dei migranti, le condizioni in cui vivono e viaggiano, e non soltanto per sentito dire o attraverso la immagini trasmesse dai media.

 

Nunzia Pia 4

 D.: Quali erano i suoi compiti?     

R.:  L’operazione per cui sono stata assunta si chiama PASSIM (Primissima Assistenza In Mare). Lavoravamo in collaborazione con la Guardia Costiera e ci occupavamo di tutti i problemi sanitari che potevano verificarsi durante il recupero dei migranti in mare (principalmente annegamento, ustioni, parti o assistenza alle gravide; ipotermie o ipoglicemie).

Nunzia Pia 2

D.: Secondo lei chi fugge ha altre scelte o è spinto dalla disperazione?

R.: Senza dubbio la maggior parte sono spinti dalla disperazione. Non potrei trovare altra spiegazione al coraggio con cui affrontano viaggi così pericolosi senza bagagli personali, senza sapere dove sono diretti e spesso con bambini molto piccoli.

 

Nunzia Pia1

D.: Dal nostro sito e dal nostro notiziario mensile noi affermiamo spesso che centomila persone l’anno che sbarcano su una piccola isola come Lampedusa sono una tragedia, centomila persone l’anno che sbarcano in Sicilia ed in Italia sono un dramma, centomila persona l’anno che sbarcano in Europa possono diventare una risorsa. Dalla sua esperienza si sente di condividere questa idea? Cosa ne pensa?

R.:  Più o meno. Che i migranti per l’ Europa possano essere una risorsa ne sono convinta. I flussi migratori ci sono sempre stati, direi che è un processo fisiologico. A distanza di un secolo, credo che gli americani possano affermare che gli immigrati europei abbiano portato qualcosa di positivo.
Purtroppo il processo di integrazione è ancora molto lento, ma con delle politiche efficaci (faccio un esempio banale: offrendo loro dei corsi di lingua fin dal momento in cui arrivano) potrebbero cambiare tante cose.
Oserei dire che i migranti abbiano rappresentato una risorsa anche per Lampedusa, ma forse non sono la persona più adatta per rispondere, forse dovreste chiederlo ai cittadini del luogo.

 

Nunzia Pia 3

D.: Qual è il ricordo che le resterà indelebile?

R.: I canti e le grida di gioia dei migranti quando, dopo venti ore di viaggio, hanno visto la costa e hanno chiesto se si trattava dell’Italia.
Ho gioito con loro, ma il cuore mi si è spezzato pensando a quanto potessero essere disperati se avevano accettato in silenzio quello che era stato loro offerto, senza sapere dove fossero diretti e quale fosse il loro destino una volta arrivati.
Nel momento in cui sbarcavano non avevano niente: né la loro terra sotto i piedi, né la loro famiglia, né alcuna certezza.

 D.: Secondo lei come si potrà migliorare la situazione?

R.:  Ho avuto modo di comprendere che uno dei problemi più grandi è che i migranti trascorrono dei periodi lunghissimi nei centri di accoglienza, in attesa dei documenti necessari. Questo rappresenta anche un importante dispendio di risorse, per cui -pur non essendo esperta dell’ambito, e quindi non essendo in grado di fornire una soluzione concreta- credo che per prima cosa bisognerebbe accelerare i processi burocratici, o per lo meno favorire l’integrazione nella nostra società e cultura fin dalle prime settimane. Ritrovandosi chiusi nei centri così a lungo, molti scappano e tanti altri rischiano di sviluppare patologie psichiatriche.

D.: Crede che gli italiani siano un popolo accogliente o chiuso in se stesso?

R.:  Mi è capitato di parlare con tante persone e ho notato che lo spirito con cui affrontano l’argomento cambia molto in base all’età, alla provenienza, al livello culturale e sociale.
Mi sembra che ultimamente, con l’incremento esponenziale del numero dei migranti, si sia diffuso un atteggiamento di insofferenza nei loro confronti, e me ne rammarico. Se ci sarà qualche cambiamento, credo che questo partirà dai più giovani.

 D.: Parliamo dell’accoglienza di migranti nel territorio, lei cosa ne pensa?

R.: Credo di aver già risposto in parte.
In un certo senso capisco chi si lamenta degli africani che chiedono l’elemosina all’uscita dei supermercati, mi rendo conto che è difficile accettare questa situazione. La gente non capisce, però, che tutti coloro che arrivano hanno voglia e bisogno di lavorare e che anche per loro questo tipo di vita è frustrante.
Favorire l’integrazione vuol dire fare in modo che i migranti possano sentirsi parte della nostra società, vuol dire offrire loro un lavoro dignitoso e sicuro e permettere ai loro figli di convivere e frequentare le scuole con i nostri bambini.
Siamo ancora lontani dal modello che io immagino; ho frequentato ambienti di immigrati e ho visto una discriminazione molte forte. La strada è lunga e difficoltosa ma penso che, a partire dal giovani, qualcosa possa cambiare.
E magari tra trent’anni mi ritroverò a sorridere rileggendo questo articolo ad un nipotino mulatto!

 

Migranti-a-Lampedusa-foto-archivio-300x225

 

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2016-11-09 09:34:502016-11-10 09:09:11Il piacere di incontrare degli eroi…

Oggi, un pensiero in ricordo dei defunti senza nome

2 Novembre 2016/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

Oggi 2 novembre, invitiamo tutti a ricordare nelle proprie preghiere, oltre che i propri cari, anche coloro che hanno trovato la morte in mare dopo aver intrapreso il viaggio verso la speranza di una vita migliore.

Speriamo e preghiamo che questa tragedia abbia fine e che nessuno abbia più l’esigenza di fuggire da proprio Paese d’origine.

 

images (2)

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2016-11-02 09:36:382016-11-02 09:36:38Oggi, un pensiero in ricordo dei defunti senza nome

Goro e dintorni e quella frase: “Perché proprio noi? Perché proprio qui?”

28 Ottobre 2016/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

Ancora. Ancora una volta. Ancora torniamo sul tema dell’accoglienza, dopo che a Verona e a Goro si sono organizzati sit-in di cittadini per impedire l’arrivo di migranti nelle loro città.

Per amore del paradosso e per provocazione possiamo affermare con convinzione che hanno ragione. Il loro, infatti, è un ragionamento che si racchiude soprattutto in due frasi: “Perché proprio noi? Perché proprio qui?“; frasi che hanno la loro ragione d’essere perché i Prefetti, non trovando la disponibilità dei sindaci e delle comunità all’accoglienza, impongono la loro presenza ai territori.

Il vero problema è che i Prefetti si vedano costretti ad imporre alle Comunità la presenza dei migranti. Le comunità tutte dovrebbero essere predisposte all’accoglienza e i singoli cittadini dovrebbero essere educati fin da piccoli in tal senso.

Se tutte le comunità accogliessero, non ci sarebbe bisogno di nessuna imposizione e non ci sarebbe nessuno che , a ragione o a torto, potesse sentirsi penalizzato.

Come Paese Italia, come Comunità abbiamo il dovere di essere solidali gli uni con gli altri. Non possiamo permettere che 150mila persone all’anno vengono accolte e ospitate solo dalla Sicilia o, peggio ancora, solo da Lampedusa.

C’è una soluzione diversa dall’Accoglienza? Ammazzarli tutti? E’ una soluzione?

Il problema c’è, è di rilevanza Europea, Occidentale. Se non diventiamo solidali gli uni con gli altri, rischiamo di creare tensioni su tensioni che non fanno bene a nessuno.

Da questo sito continuiamo a ripetere che non è un problema di razzismo, ma è una guerra fra poveri che si sta combattendo ai danni dei più deboli.

Se i barconi fossero pieni di persone ricche si farebbe a gara ad ospitarli, di qualsiasi colore fosse la loro pelle. Purtroppo così non è e nessun cittadino italiano se ne può lavare le mani ai danni di altre comunità a lui vicine.

Il problema non sono le tante “Goro” sparse in Italia, ma è la mancata disponibilità all’accoglienza di tutte le comunità che dovrebbero assumersene il dovere.

 

Pubblicità associazione 3

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2016-10-28 11:20:492016-10-28 11:20:49Goro e dintorni e quella frase: “Perché proprio noi? Perché proprio qui?”

E’ bello essere parte di un miracolo della medicina

25 Ottobre 2016/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

Quando Saron arrivò in Italia, qualche anno fa, noi che non la conoscevamo, che l’andammo a prendere all’aeroporto, la trattammo come una bambina. Il suo aspetto ci suggeriva questo comportamento: era minuta, piccola, come una bambina di 10-11 anni; eppure tutti sapevamo che aveva 17 anni e che era malata.

20140409_110602

Aveva una strana forma di tubercolosi.. Per questo era venuta in Italia, per questo avevamo preso contatti con il Policlinico di Napoli per curarla.

Venne ricoverata, i medici le trovarono una malattia rarissima, presente solo in poche zone geografiche del mondo; mettemmo in contatto i medici eritrei con quelli italiani.

Saron destò l’attenzione di molti medici universitari che presero a cuore il caso e lo studiarono. Dopo circa tre mesi e dopo aver sperimentato, quasi senza risultati, varie cure, trovarono quella adatta.

Saron partì dall’Italia con buone speranze di essere guarita.

Pochi giorni fa ci è arrivata una suo foto:

Sharon 2

con piacere abbiamo visto i progressi della cura: è cresciuta, ha preso peso; sembra essere una ragazza della sua età.

Siamo felici per lei. Siamo consapevoli di essere stati partecipi di un miracolo della medicina e non solo della medicina….

E’ questo quello che dà senso al nostro lavoro.

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2016-10-25 09:38:392016-10-25 09:38:39E’ bello essere parte di un miracolo della medicina

Papa Francesco: “Essere cristiano e cacciare via un affamato, un rifugiato, è da ipocriti”

14 Ottobre 2016/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

Partendo dalle dichiarazioni fatte da Papa Francesco che, parlando davanti ai giovani Protestanti e cattolici in Sassonia, ha affermato: “Essere cristiano e cacciare via un affamato, un rifugiato, è da ipocriti. Tutti i giorni, nei giornali e nei telegiornali, si sente parlare di chi vuole difendere il Cristianesimo in occidente e va contro i rifugiati e le altre religioni: questa è una malattia, anzi un peccato”; pubblichiamo il messaggio del Santo padre in occasione della Giornata Mondiate del Migrante e dei Rifugiati del prossimo anno che si terrà il 15 gennaio 2017.

La lettera che segue è pubblicata dalla Libreria Editrice Vaticana.

Rimandiamo alla lettura, nei prossimi giorni seguiranno nostre riflessioni sull’argomento. Invitiamo anche voi lettori a scrivere la vostra idea sull’argomento. La pubblicheremo sul sito.

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER LA GIORNATA MONDIALE DEL MIGRANTE E DEL RIFUGIATO 2017

[15 gennaio 2017]

“Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce”

Cari fratelli e sorelle!

«Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato» (Mc 9,37; cfr Mt 18,5; Lc 9,48; Gv 13,20). Con queste parole gli Evangelisti ricordano alla comunità cristiana un insegnamento di Gesù che è entusiasmante e, insieme, carico di impegno. Questo detto, infatti, traccia la via sicura che conduce fino a Dio, partendo dai più piccoli e passando attraverso il Salvatore, nella dinamica dell’accoglienza. Proprio l’accoglienza, dunque, è condizione necessaria perché si concretizzi questo itinerario: Dio si è fatto uno di noi, in Gesù si è fatto bambino e l’apertura a Dio nella fede, che alimenta la speranza, si declina nella vicinanza amorevole ai più piccoli e ai più deboli. Carità, fede e speranza sono tutte coinvolte nelle opere di misericordia, sia spirituali sia corporali, che abbiamo riscoperto durante il recente Giubileo Straordinario.

Ma gli Evangelisti si soffermano anche sulla responsabilità di chi va contro la misericordia: «Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare» (Mt 18,6; cfr Mc 9,42; Lc 17,2). Come non pensare a questo severo monito considerando lo sfruttamento esercitato da gente senza scrupoli a danno di tante bambine e tanti bambini avviati alla prostituzione o presi nel giro della pornografia, resi schiavi del lavoro minorile o arruolati come soldati, coinvolti in traffici di droga e altre forme di delinquenza, forzati alla fuga da conflitti e persecuzioni, col rischio di ritrovarsi soli e abbandonati?

Per questo, in occasione dell’annuale Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, mi sta a cuore richiamare l’attenzione sulla realtà dei migranti minorenni, specialmente quelli soli, sollecitando tutti a prendersi cura dei fanciulli che sono tre volte indifesi perché minori, perché stranieri e perché inermi, quando, per varie ragioni, sono forzati a vivere lontani dalla loro terra d’origine e separati dagli affetti familiari.

Le migrazioni, oggi, non sono un fenomeno limitato ad alcune aree del pianeta, ma toccano tutti i continenti e vanno sempre più assumendo le dimensioni di una drammatica questione mondiale. Non si tratta solo di persone in cerca di un lavoro dignitoso o di migliori condizioni di vita, ma anche di uomini e donne, anziani e bambini che sono costretti ad abbandonare le loro case con la speranza di salvarsi e di trovare altrove pace e sicurezza. Sono in primo luogo i minori a pagare i costi gravosi dell’emigrazione, provocata quasi sempre dalla violenza, dalla miseria e dalle condizioni ambientali, fattori ai quali si associa anche la globalizzazione nei suoi aspetti negativi. La corsa sfrenata verso guadagni rapidi e facili comporta anche lo sviluppo di aberranti piaghe come il traffico di bambini, lo sfruttamento e l’abuso di minori e, in generale, la privazione dei diritti inerenti alla fanciullezza sanciti dallaConvenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia.

L’età infantile, per la sua particolare delicatezza, ha delle esigenze uniche e irrinunciabili. Anzitutto il diritto ad un ambiente familiare sano e protetto dove poter crescere sotto la guida e l’esempio di un papà e di una mamma; poi, il diritto-dovere a ricevere un’educazione adeguata, principalmente nella famiglia e anche nella scuola, dove i fanciulli possano crescere come persone e protagonisti del futuro proprio e della rispettiva nazione. Di fatto, in molte zone del mondo, leggere, scrivere e fare i calcoli più elementari è ancora un privilegio per pochi. Tutti i minori, poi, hanno diritto a giocare e a fare attività ricreative, hanno diritto insomma ad essere bambini.

Tra i migranti, invece, i fanciulli costituiscono il gruppo più vulnerabile perché, mentre si affacciano alla vita, sono invisibili e senza voce: la precarietà li priva di documenti, nascondendoli agli occhi del mondo; l’assenza di adulti che li accompagnano impedisce che la loro voce si alzi e si faccia sentire. In tal modo, i minori migranti finiscono facilmente nei livelli più bassi del degrado umano, dove illegalità e violenza bruciano in una fiammata il futuro di troppi innocenti, mentre la rete dell’abuso dei minori è dura da spezzare.

Come rispondere a tale realtà?

Prima di tutto rendendosi consapevoli che il fenomeno migratorio non è avulso dalla storia della salvezza, anzi, ne fa parte. Ad esso è connesso un comandamento di Dio: «Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto» (Es 22,20); «Amate dunque il forestiero, perché anche voi foste forestieri nella terra d’Egitto» (Dt 10,19). Tale fenomeno costituisce un segno dei tempi, un segno che parla dell’opera provvidenziale di Dio nella storia e nella comunità umana in vista della comunione universale. Pur senza misconoscere le problematiche e, spesso, i drammi e le tragedie delle migrazioni, come pure le difficoltà connesse all’accoglienza dignitosa di queste persone, la Chiesa incoraggia a riconoscere il disegno di Dio anche in questo fenomeno, con la certezza che nessuno è straniero nella comunità cristiana, che abbraccia «ogni nazione, razza, popolo e lingua» (Ap 7,9). Ognuno è prezioso, le persone sono più importanti delle cose e il valore di ogni istituzione si misura sul modo in cui tratta la vita e la dignità dell’essere umano, soprattutto in condizioni di vulnerabilità, come nel caso dei minori migranti.

Inoltre occorre puntare sulla protezione, sull’integrazione e su soluzioni durature.

Anzitutto, si tratta di adottare ogni possibile misura per garantire ai minori migranti protezione e difesa, perché «questi ragazzi e ragazze finiscono spesso in strada abbandonati a sé stessi e preda di sfruttatori senza scrupoli che, più di qualche volta, li trasformano in oggetto di violenza fisica, morale e sessuale» (Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2008).

Del resto, la linea di demarcazione tra migrazione e traffico può farsi a volte molto sottile. Molti sono i fattori che contribuiscono a creare uno stato di vulnerabilità nei migranti, specie se minori: l’indigenza e la carenza di mezzi di sopravvivenza – cui si aggiungono aspettative irreali indotte dai media –; il basso livello di alfabetizzazione; l’ignoranza delle leggi, della cultura e spesso della lingua dei Paesi ospitanti. Tutto ciò li rende dipendenti fisicamente e psicologicamente. Ma la spinta più potente allo sfruttamento e all’abuso dei bambini viene dalla domanda. Se non si trova il modo di intervenire con maggiore rigore ed efficacia nei confronti degli approfittatori, non potranno essere fermate le molteplici forme di schiavitù di cui sono vittime i minori.

È necessario, pertanto, che gli immigrati, proprio per il bene dei loro bambini, collaborino sempre più strettamente con le comunità che li accolgono. Con tanta gratitudine guardiamo agli organismi e alle istituzioni, ecclesiali e civili, che con grande impegno offrono tempo e risorse per proteggere i minori da svariate forme di abuso. E’ importante che si attuino collaborazioni sempre più efficaci ed incisive, basate non solo sullo scambio di informazioni, ma anche sull’intensificazione di reti capaci di assicurare interventi tempestivi e capillari. Senza sottovalutare che la forza straordinaria delle comunità ecclesiali si rivela soprattutto quando vi è unità di preghiera e comunione nella fraternità.

In secondo luogo, bisogna lavorare per l’integrazione dei bambini e dei ragazzi migranti. Essi dipendono in tutto dalla comunità degli adulti e, molto spesso, la scarsità di risorse finanziarie diventa impedimento all’adozione di adeguate politiche di accoglienza, di assistenza e di inclusione. Di conseguenza, invece di favorire l’inserimento sociale dei minori migranti, o programmi di rimpatrio sicuro e assistito, si cerca solo di impedire il loro ingresso, favorendo così il ricorso a reti illegali; oppure essi vengono rimandati nel Paese d’origine senza assicurarsi che ciò corrisponda al loro effettivo “interesse superiore”.

La condizione dei migranti minorenni è ancora più grave quando si trovano in stato di irregolarità o quando vengono assoldati dalla criminalità organizzata. Allora essi sono spesso destinati a centri di detenzione. Non è raro, infatti, che vengano arrestati e, poiché non hanno denaro per pagare la cauzione o il viaggio di ritorno, possono rimanere per lunghi periodi reclusi, esposti ad abusi e violenze di vario genere. In tali casi, il diritto degli Stati a gestire i flussi migratori e a salvaguardare il bene comune nazionale deve coniugarsi con il dovere di risolvere e di regolarizzare la posizione dei migranti minorenni, nel pieno rispetto della loro dignità e cercando di andare incontro alle loro esigenze, quando sono soli, ma anche a quelle dei loro genitori, per il bene dell’intero nucleo familiare.

Resta poi fondamentale l’adozione di adeguate procedure nazionali e di piani di cooperazione concordati tra i Paesi d’origine e quelli d’accoglienza, in vista dell’eliminazione delle cause dell’emigrazione forzata dei minori.

In terzo luogo, rivolgo a tutti un accorato appello affinché si cerchino e si adottino soluzioni durature. Poiché si tratta di un fenomeno complesso, la questione dei migranti minorenni va affrontata alla radice. Guerre, violazioni dei diritti umani, corruzione, povertà, squilibri e disastri ambientali fanno parte delle cause del problema. I bambini sono i primi a soffrirne, subendo a volte torture e violenze corporali, che si accompagnano a quelle morali e psichiche, lasciando in essi dei segni quasi sempre indelebili.

È assolutamente necessario, pertanto, affrontare nei Paesi d’origine le cause che provocano le migrazioni. Questo esige, come primo passo, l’impegno dell’intera Comunità internazionale ad estinguere i conflitti e le violenze che costringono le persone alla fuga. Inoltre, si impone una visione lungimirante, capace di prevedere programmi adeguati per le aree colpite da più gravi ingiustizie e instabilità, affinché a tutti sia garantito l’accesso allo sviluppo autentico, che promuova il bene di bambini e bambine, speranze dell’umanità.

Infine, desidero rivolgere una parola a voi, che camminate a fianco di bambini e ragazzi sulle vie dell’emigrazione: essi hanno bisogno del vostro prezioso aiuto, e anche la Chiesa ha bisogno di voi e vi sostiene nel generoso servizio che prestate. Non stancatevi di vivere con coraggio la buona testimonianza del Vangelo, che vi chiama a riconoscere e accogliere il Signore Gesù presente nei più piccoli e vulnerabili.

Affido tutti i minori migranti, le loro famiglie, le loro comunità, e voi che state loro vicino, alla protezione della Santa Famiglia di Nazareth, affinché vegli su ciascuno e li accompagni nel cammino; e alla mia preghiera unisco la Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 8 settembre 2016, Festa della Natività della B. Vergine Maria.

FRANCESCO

Papa a Lesbo

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2016-10-14 09:46:422016-10-14 09:46:42Papa Francesco: “Essere cristiano e cacciare via un affamato, un rifugiato, è da ipocriti”
Pagina 4 di 26«‹23456›»
Search Search

News e Aggiornamenti

  • Auguri di buon Natale20 Dicembre 2024 - 9:37
  • La miope strategia dell’accoglienza16 Ottobre 2023 - 14:27
  • 31 vite fuori la porta27 Settembre 2023 - 14:06
  • Il 5X1000 ? Il tuo aiuto per i nostri bambini19 Maggio 2023 - 17:00
  • Il tuo 5×1000? Un aiuto ai nostri bambini19 Maggio 2023 - 15:35

Seguici su Facebook

News e Aggiornamenti

  • Auguri di buon Natale20 Dicembre 2024 - 9:37
  • La miope strategia dell’accoglienza16 Ottobre 2023 - 14:27
  • 31 vite fuori la porta27 Settembre 2023 - 14:06

Il Samaritano

  • Il Samaritano – Aprile 20141 Aprile 2014 - 15:30
  • Il Samaritano – Febbraio 20141 Febbraio 2014 - 15:12
  • Il Samaritano – Aprile 20131 Aprile 2013 - 15:30

Seguici su Facebook

© Copyright - Associazione Mariam Fraternità - Onlus | Made with Love by I.D.R. Design - powered by Enfold WordPress Theme
  • Collegamento a Facebook
  • Collegamento a Mail
Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto