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Un bagno per bambini nel carcere femminile realizzato grazie a dei bambini

22 Gennaio 2016/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

In Eritrea, come in tutti i sistemi totalitari, le carceri sono affollate. Si può essere arrestati per un nonnulla, per motivi futili e per motivi seri. Il dato che rimane è che la popolazione carceraria è molto superiore alle possibilità che le strutture carcerarie possano offrire. Le pene possono durare anni senza che nessuno possa farci niente. I parametri di Giustizia, vanno molto oltre le nostre capacità di comprensione. Ad Asmara la Congregazione delle Suore del Buon Samaritano svolge attività di assistenza materiale e spirituale nel carcere femminile. È un lavoro duro, soprattutto perché nel carcere femminile, come è ovvio, ci sono madri che hanno con sé i propri figli almeno finché non abbiano compiuto i tre anni di età, spesso anche oltre.  Come si può immaginare le condizioni in cui vivono i bambini sono pessime, non solo perché costretti a vivere in spazi angusti, ma perché detti spazi spesso non sono per niente adatti a preservare un minimo di igiene che servirebbe per garantire la salute dei bambini. Ci sono grandi stanzoni superaffollati, ci sono i cortili, questi ultimi spesso diventano servizi igienici a cielo aperto per i bambini. In queste condizioni vivono, in queste condizioni operano le suore. Di certo non le migliori condizioni possibili. Eppure, nel tempo, dei risultati sono stati ottenuti, all’interno del carcere la Congregazione delle Suore del Buon Samaritano ha ottenuto uno spazio da poter adibire ad asilo in cui educa e fa giocare per più ore al giorno i bambini presenti nell’istituto penitenziario. Ottenere qualcosa non vuol dire avere tutto,  è ingiusto che i bambini paghino le colpe dei propri genitori, per questo motivo le Suore stanno hanno dato vita ad un, un altro sogno realizzato: Con i dovuti permessi e le dovute approvazioni, hanno costruito all’interno della casa carceraria dei servizi igienici da adibire ai bambini, per poter permettere ad essi di crescere in un ambiente sano, nonostante le inevitabili restrizioni. Occuparsi degli ultimi, dei poveri più poveri è la missione che le Suore hanno scelto, è lo scopo al quale dedicano tutta la loro vita. Operare nelle carceri vuol dire occuparsi degli ultimi, è prestare attenzione  a chi è del tutto senza voce, a chi è ai margini di una società anch’essa già del tutto ai margini dal resto del mondo. Alleviare le sofferenze delle mamme che vivono una tale situazione e dare ai bambini un modo per sentirsi uguale ai propri coetanei è un “dare” che non ha prezzo. È, in sé, forse, l’opera è più grande. Se tutti noi dividiamo il mondo tracciando delle linee nette fra il bene ed il male, operare nelle carceri vuol dire far sconfinare il bene oltre la linea di ciò che pensiamo possibile. È portare un barlume di paradiso nell’inferno in terra. Di questo barlume, di questa piccola lucina di speranza le Suore sono protagoniste. Costruire servizi igienici per i bambini del carcere femminile di Asmara, è stata una sfida vinta anche grazie al contributo economica degli alunni della IIC dell’Istituto Comprensivo “Pascoli-Crispi” di Messina che nel 2012 hanno dato vita ad una raccolta in favore delle attività delle Suore.

In un sistema totalitario e repressivo proporre forme di aiuto a popolazioni carcerarie è un atto di coraggio,  è andare fino in fondo, aderire in pieno al nocciolo della propria missione: aiutare e amare il prossimo. La Congregazione delle Suore del Buon Samaritano operando ad Asmara in particolare, ed in Eritrea in generale, ci ha abituato ad alzare l’asticella del nostro limite, ci ha abituato a credere che bisogna sempre lanciare il sasso oltre lo stagno delle nostre chiusure mentali, dei nostri pregiudizi. Noi siamo contenti di essere stati utili, di aver contribuito a trovare i donatori giusti per realizzare un simile progetto. Forse il tutto sarà ripagato solo dal sorriso delle mamme, dal sorriso dei bambini: ma quei sorrisi saranno sorrisi veri, piccole gocce di libertà in un mondo pieno di tristezza.

carcere

 

 

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2016-01-22 10:02:222016-01-22 10:02:22Un bagno per bambini nel carcere femminile realizzato grazie a dei bambini

Grazie al 5×1000

21 Gennaio 2016/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

In buona parte le attività che svolgiamo in Italia, che riguardano soprattutto la promozione e la costruzione di una rete di contatti che possa aiutarci a finanziare i progetti che abbiamo in Eritrea, sono finanziate grazie al 5×1000. Siamo un’Associazione piccola, ci auspichiamo di crescere. In Italia potremmo fare molte cose per aiutare ancora di più Suor Pina Tulino e la Missione della Congregazione delle Suore del Buon Samaritano. In fondo, negli ultimi anni, è anche grazie al 5X1000 che siamo riusciti ad aprire la Casa di prima accoglienza Hagos che finora ha ospitato tre bambini bisognosi di cure: Saad (per 5 anni), Saron e Samy, ora tornati in Eritrea, che continuano a vivere nelle case-famiglia di Asmara, ancora in cura, tranne Saad, ma con ottime prospettive di guarigione.

La Congregazione delle Suore del Buon Samaritano ad Asmara incontra spesso storie di bambini malati che in Eritrea non hanno speranza di vita, ma se portati in Italia avrebbero molte possibilità di salvarsi.

Con il tuo aiuto, con il tuo 5×1000,  possiamo aiutarli, basta poco: Nella tua dichiarazione dei redditi, nell’apposito spazio, scrivi il nostro Codice fiscale

02282700646

grazie!

5 x millenuovacarta intesta5 per mille

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2016-01-21 07:20:012016-01-21 07:20:33Grazie al 5×1000

Ricordi: La bella esperienza di Luisa Andreotti

18 Gennaio 2016/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

Rimescolando nel nostro archivio, ci siamo imbattuti nell’esperienza inviataci nel 2012 dalla Sig.ra Luisa Andtreotti, che oggi, nonostante la scomparsa del compianto marito, continua a collaborare in modo fattivo con noi, con Suor Pina e con le Suore della Congregazione del Buon Samaritano.

Riportiamo la Sua testimonianza già pubblicata ne “il Samaritano”  di marzo 2012

Crediamo sia importante sottolineare la collaborazione ultratrentennale, è una bella testimonianza di fiducia:

Le vie del Signore sono infinite e nulla capita per caso!

Siamo nel 1963 e il prete della nostra parrocchia durante la tradizionale benedizione natalizia delle famiglie ci invitò a partecipare al Gruppo“Giovani Sposi”.  Con interesse abbiamo iniziato a seguire gli incontri che ci  indicavano quali erano le principali virtù atte ad  accrescere la nostra fede. Il nostro impegno  iniziò a focalizzarsi sul come vivere la carità in famiglia e con gli altri partendo dal precetto evangelico “Ama il prossimo tuo”. Perciò il nostro impegno affonda le sue radici  nell’amore che Dio ha per noi, quella Carità che diventa amore per i fratelli  e quindi solidarietà.

Io mi sono inserita nella Caritas Parrocchiale e presto  sono stata invitata ad impegnarmi come volontaria  nella Caritas Ambrosiana (cioè la nostra Caritas diocesana milanese). Più tardi il direttore mi prospettò di operare nel  settore emergenze.    E’ stato così che durante una forte carestia dovuta alla siccità in Eritrea, mi è stato  proposto di accompagnare un aereo militare carico di aiuti d’emergenza: cibo e medicinali. Sono partita da Roma nel gennaio del 1985 e sono arrivata ad Asmara dove ad attendermi c’era il Vicario Apostolico Mons. Luca Milesi che con paterna ed affettuosa accoglienza mi portò con sé al Vicariato. Lì mi presentò un “Angelo” : suor Pina Tulino e mi  illustrò il lavoro prezioso che già  svolgeva e la sua sensibilità materna soprattutto nei confronti delle “ragazze madri”.  Ho visitato con lei la “Regione Tanica” che era un agglomerato di baracche fatte di lamiera nelle quali vivevano stipate tante famiglie. E’ stato commovente osservare il nostro arrivo tra quella gente e l’abbraccio festoso e gioioso che tutti ma in particolare i bimbi facevano all’”Angelo” ricevendo in cambio sorrisi, carezze e abbracci. In quei giorni ho visitato i campi profughi che si erano improvvisati e nei quali giungevano gli aiuti.  Questi aiuti facevano parte di un progetto grandioso che la Caritas Italiana aveva concordato con mons. Milesi autore di un accorato telegramma con richiesta di aiuti fatto giungere in Italia.  Grazie alla generosità degli offerenti, oltre agli aiuti d’emergenza, è stato possibile costruire una ventina di dighe, oltre 200 pozzi e vari ambulatori medici.

Due anni dopo ritornai in forma privata ad Asmara con mio marito perché volevamo conoscere la bimba che avevamo accolto con una adozione a distanza.  Mio marito simpatizzò subito con Mons. Milesi e nacque così tra loro un rapporto di affetto e di stima, tanto che mio marito divenne in Italia punto di riferimento per tutte le sue necessità: cominciò con l’invio di containers di viveri per ampliarsi con la spedizione di  materiali per lo sviluppo soprattutto nel campo dell’agricoltura. Questi progetti si poterono realizzare perché l’opera di Mons. Milesi era venuta a conoscenza di tanti benefattori privati e non. Io per il mio impegno in Caritas non potevo seguire solo l’Eritrea, c’erano altri Paesi che necessitavano di interventi della Caritas, ma mio marito sì, lui continuò con il Vicario a lavorare ai progetti e durante i suoi soggiorni ad Asmara frequenti sono stati per lui gli incontri con l’”Angelo”.

Io la persi di vista, la riincontrai con mio marito ad Asmara nel 2008 in chiesa al funerale di Mons. Milesi,che era diventato nel frattempo vescovo di Barentu. Riallacciammo con Suor Pina il rapporto di affetto e di stima e poiché sapevamo della nascita della Congregazione delle Suore del Buon Samaritano da lei fondata, le chiedemmo di vedere la sua Casa e di conoscere le sue Consorelle. Visitammo con l’ “Angelo”  la casa e l’ufficio dove si raccolgono le richieste di aiuto, dove si distribuiscono i contributi alle famiglie per le adozioni a distanza e dove c’è sempre qualcuno attento ad ascoltare, e a confortare e compiere gesti di amore autentico verso chi si trova in situazioni di grave difficoltà.  Ci portò a visitare la Casa Famiglia che ospita i bambini sieropositivi curati con amore dalla Suore. Questi bimbi vivono una vita serena e piena di speranza, perché accanto  a loro c’è grande attenzione ma soprattutto c’è un cuore che ascolta e che ama.  Un “Angelo”

Ecco la storia  del nostro incontro con un “Angelo” autentico e visibile !

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https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2016-01-18 11:24:562016-01-18 11:24:56Ricordi: La bella esperienza di Luisa Andreotti

5X1000

14 Gennaio 2016/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

5 x millenuovacarta intesta

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2016-01-14 10:40:292016-01-14 10:41:005X1000

Almaz e Tesfadilet: Una storia felice da raccontare

13 Gennaio 2016/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

Oggi raccontiamo la bella storia di Almaz; lo facciamo perché crediamo sia importante raccontare una storia, sviluppatasi in circa trent’anni, tutta legata alla missione di Suor Pina e della Congregazione delle Suore del Buon Samaritano. E’ la stessa Almaz che ci ha chiesto di raccontarla e che ci ha fornito tutto il materiale per farlo. Almaz non è la sola delle ragazze cresciute nelle case-famiglia di Suor Pina a poter raccontare una storia simile, non di meno sappiamo benissimo che non tutte le storie umane e personali sono così, ma per noi, per tutti noi, è importante che queste storie, queste vite, esistano, siano state vissute. E’ la dimostrazione che i sacrifici che si fanno per migliorare la vita dei poveri più poveri spesso danno i loro frutti, dimostra che il nostro aiuto è concreto, non vacuo, stabile non effimero, mette radici, crea testimonianza, si tramanda fra generazioni.

Almaz Berhe nasce nel 1972 ad Adi Kola, in una famiglia in cui lei è la terza di quattro sorelle. Arriva ad Asmara nel 1980, a soli 8 anni, insieme ad un’amica di sua madre che l’aveva in custodia. Per motivi che Almaz non ricorda, l’amica della mamma l’abbandona e Almaz si ritrova a vagare da sola fra le strade di Asmara, bussa a molte porte in cerca di accoglienza, per alcune notti viene ospitata da un’anziana signora. Ad Asmara conosce ragazze e ragazzini che vivono chiedendo l’elemosina, si lega a loro e con loro passa molti mesi. I ragazzini vivono come se fossero una vera e propria famiglia, chi guadagna provvede agli altri, chi non guadagna dagli altri viene assistito. Almaz ricorda quel periodo della sua vita, come un periodo felice, d’altronde era una ragazzina e guardava il mondo con gli occhi ingenui che solo una ragazzina può avere. Ad Asmara, la piccola Almaz, ogni volta che incontrava persone che venivano da Adi Kola chiedeva notizie della sua famiglia, sempre le rispondevano che l’avevano cercata ed erano preoccupati per lei, ma Almaz non poteva fare niente per contattarli, non c’erano telefoni, non sapeva ancora scrivere e intraprendere un viaggio per tornare indietro dai suoi familiari le era praticamente impossibile. Contenta che i suoi genitori le volessero ancora bene, Almaz continua a vivere in strada, finché una sua amica incontra Suor Pina nella cattedrale della città e Suor Pina le chiede se vuole andare a vivere con lei in una delle case-famiglie alle quali sta dando vita, l’amica di Almaz accetta ed invita anche quest’ultima ad andare a vivere da Suor Pina. Almaz si presenta così alla casa-famiglia di Ghesaberanu e viene accolta da Suor pina a braccia aperte, inizia per lei una nuova vita. Dai suoi racconti è da questo momento che inizia la sua vera vita. Appena arrivata, Suor Pina la iscrive alle scuole elementari e, facendola studiare anche da privatista, nei mesi estivi, le fa recuperare gli anni perduti. Con lei in casa ci sono ragazze che per tutta la vita, ancora oggi, considera sorelle: Frewini, Zainesh, Militize Asefah, Zighe. Continuando a studiare, grazie sempre alle Suore che le pagavano il viaggio e mandavano qualche aiuto, Almaz ogni estate andava a trovare la sua famiglia ad Adi Kola. Nel 1986, durante la cerimonia di nozze di un’altra ragazza di Suor Pina, Frewiini, Almaz conosce Tesfadilet, colui che sarebbe diventato suo marito. Tesfadilet, infatti, dopo poco tempo si presentò con la propria famiglia da Suor Pina per chiedere la mano di Almaz. Nel 1988 i due innamorati convolano a nozze, Suor Pina assicurò loro il fitto di casa e l’arredamento nel quartiere di Maitemenai. I due sposi, felici. Iniziarono a vivere così la propria vita. Come tutte le famiglie iniziano a fare sacrifici per costruirsi un futuro dignitoso. Tesfadilet con il suo lavoro di meccanico, non faceva mancare niente a sua moglie. Così negli anni Almaz e Tesfadilet formano una grande famiglia: nel 1989 nasce il loro primo figlio Nahon, che all’età di quattro anni diventerà menomato, con una paralisi a tutta la parte destra del corpo; nel 1990 nasce Henok, il loro secondo figlio; nel 1994, ad Assab dove si erano trasferiti per motivi di lavoro nasce Saron la loro prima femminuccia; nel 1999 viene alla luce Debora e nel 2003 nasce, il loro ultimo figlio, Stefano.

Come in ogni famiglia, anche nella famiglia di Almaz e Tesfadilet a momenti di felicità si susseguono momenti di dolore, nel 2009 perdono, a venti anni non ancora compiuti, il loro primo figlio, Nahon per le conseguenze della malattia avuta da bambino.

Almaz, nel raccontare la sua storia, insiste nel dire che la sua è stata una vita serena, piena di felicità, ma dalla storia della sua vita emergono particolari significativi di un’esistenza trascorsa tra alti e bassi, come quella di normali persone che si trovano a dover affrontare le difficoltà che ti si presentano. Tesfadilet per motivi di lavoro per anni si è trasferito con Almaz e con i figli ad Assab, nel 1998, con lo scoppio della guerra con l’Etiopia tutti ritornano ad Amara, Suor Pina si fa carico di trovare aiuti economici per permettere ad Almaz e famiglia di comprare casa ad Asmara, nel 2001 con i sacrifici di Tesfadilet e con l’aiuto, appunto, di suor Pina l’intera famiglia si trasferisce finalmente in una casa di proprietà.

Tutti i figli della coppia, intanto crescono e vanno a scuola, Nel 2007 Henok parte per sawa (il servizio militare all’interno del percorso scolastico) e torna nel 2008 per finire gli studi che in Italia corrisponderebbero al diploma. Henok è un ottimo studente, si diploma con punteggio alto, è uno di quei pochi eritrei cui viene concessa l’iscrizione all’università. Henok, infatti, si iscrive ad ingegneria.

Nel 2009 Tesfadilet, visto il peggioramento della situazione economica in Eritrea decide di trasferirsi per motivi di lavoro in Sudan, avendo messo radici ad Asmara ed avendo i figli all’Università, Tesfadilet e Almaz decidono di non trasferirsi con tutta la famiglia: a partire sarà il solo Tesfadilet che dal Sudan provvederà al mantenimento economico di tutti. Il 26 giugno 2014 Henok si laurea in ingegneria civile, per festeggiarlo tutta la famiglia si riunisce attorno a lui, Tesfadilet torna dal Sudan, la sorella Saron torna dal servizio militare (sawa) con un permesso, Almaz, che continua a vivere ad Asmara con gli altri due figli, Debora, che è iscritta al decimo anno di scuola (corrispondente all’anno del diploma Superiore) e Stefano che frequenta la prima media, dopo anni vede riunita attorno a sé tutta la famiglia. Alla festa di laurea di Henok, sono presenti anche, naturalmente, Suor Pina e le Suore del Buon Samaritano che per Almaz sono diventate la propria famiglia di origine.

Per Almaz i giorni di festa, le occasioni di festa, sono anche i giorni in cui bisogna ringraziare Dio per tutto quello che si ha, giorni in cui, facendo un bilancio, si capisce che sono molto di più le cose che si hanno che quelle che mancano e che, quelle che mancano, non sono necessarie; sono superflue. Certo il suo cuore non potrà mai dimenticare la perdita del primo figlio, ma i doni che Dio le ha fatto sono stati grandi, sa bene che non tutte le sue amiche hanno avuto la sua vita, le sue opportunità, sa bene cosa significa essere un bambino in Eritrea e crescere da solo. Per questi motivi, nel ringraziare Dio per la vita che le ha donato, Almaz, approfittando che il marito fosse in Eritrea per la festa di laurea di suo figlio, prima che tornasse in Sudan per lavoro, ha voluto rinnovare in chiesa, dopo poco più di 25 anni, i voti del suo matrimonio.

Così, in chiesa ad Asmara, alla presenza anche stavolta di tutta la famiglia e delle suore, Almaz e Tesfadilet hanno rinnovato le loro promesse matrimoniali. Oggi la coppia partecipa attivamente alla missione di Suor Pina: da anni seguono economicamente una bambina di una delle case-famiglia che le Suore hanno ad Asmara e provvedono al suo mantenimento. Almaz ha sempre dentro di sé il sentimento di gratitudine e di amore di chi l’ha ospitata e cresciuta senza chiedere nulla in cambio, sente il dovere di raccontare la propria storia per testimoniare il bene ricevuto che le ha reso la vita felice con un marito e dei figli. Senza l’aiuto delle Suore tutto questo non sarebbe mai potuto accadere, la bambina che a otto anni arrivò a Ghesabareanau, questo lo sa bene.

Quando presso l’Associazione Mariam Fraternità siamo venuti a conoscenza di questa storia subito abbiamo voluto raccontarla. La storia è arrivata in Italia portata da Suor Pina su di un foglio scritto a mano sul quale, in italiano, erano state trascritte le parole di Almaz.

Non ci capita spesso di raccontare belle storie, chi di voi ci segue sa bene che spesso raccontiamo storie di persone che hanno bisogno di aiuto, di emarginati, di poveri in un paese povero. Cerchiamo di raccontare queste storie offrendo punti di vista diversi, facendo delle osservazioni che sottolineano le differenze fra due mondi: il nostro e quello eritreo. Noi vorremmo raccontare le storie di 10, 100, 1000 Almaz, non sempre è possibile. Delle centinaia di ragazze e ragazzi cresciuti con Suor Pina e con le Suore della Congregazione del Buon Samaritano, non tutti hanno avuto una vita ricca come quella di Almaz. Le suore aiutano i ragazzi fino a quando, diventati adulti, fanno le proprio scelte di vita. Le suore, quando i ragazzi e le ragazze, vanno via dalle casa-famiglia fanno di tutto per mantenere i contatti con loro, cercano di seguirli e di aiutarli, di star loro vicino sempre, per tutta la vita. Non sempre questo riesce, non sempre questo è possibile. Alcuni dei ragazzi hanno tentato il “viaggio della speranza” e abitano oltre i confini eritrei, alcuni per lungo tempo non si fanno vivi. In questo tempo, durante il trascorrere degli anni, le suore hanno accettato nelle case altri bambini e hanno con loro lo stesso atteggiamento avuto con Almaz, piano-piano crescono nuove generazioni, i bambini diventano adulti e di nuovo vengono sostituiti da altri bambini. Sono talmente tanti i bambini che in più di 40 anni hanno abitato le case-famiglia della Congregazione delle suore del Buon Samaritano ad Asmara, che sarebbe interessantissimo, se non dovessimo fare moltissimi sforzi per arginare i danni della povertà e provvedere ad alimentare ogni mese almeno 1500 persone, realizzare un progetto raccontando tutte le loro storie, per farle essere testimonianza del lavoro delle suore e della vita di Suor Pina. Sono anni che alla Comunicazione, alla pubblicità del nostro lavoro, preferiamo raccogliere fondi per assicurare la sopravvivenza quotidiana dei Progetti che Suor Pina e le suore hanno ad Asmara. Per questo motivo la testimonianza di una persona come Almaz per noi diventa ancora più importante, ancora più necessaria.  Importante e necessaria perché fortemente voluta quasi a voler contraccambiare l’amore ricevuto con il dovere di essere d’aiuto alla missione di Suor Pina attraverso il racconto della propria vita. La Sua storia ci rende anche orgogliosi, noi tutti dell’Associazione Mariam Fraternità e voi lettori che ci aiutate con il Vostro sostegno e le Vostre donazioni, di essere integrante di questa meravigliosa avventura che è l’aiutare gli altri; noi lavoriamo affinché queste storie siano sempre di più, affinché tante Almaz possano avere una vita normale…

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https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2016-01-13 11:35:092016-01-13 11:35:09Almaz e Tesfadilet: Una storia felice da raccontare
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