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Oggi, un pensiero in ricordo dei defunti senza nome

2 Novembre 2016/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

Oggi 2 novembre, invitiamo tutti a ricordare nelle proprie preghiere, oltre che i propri cari, anche coloro che hanno trovato la morte in mare dopo aver intrapreso il viaggio verso la speranza di una vita migliore.

Speriamo e preghiamo che questa tragedia abbia fine e che nessuno abbia più l’esigenza di fuggire da proprio Paese d’origine.

 

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https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2016-11-02 09:36:382016-11-02 09:36:38Oggi, un pensiero in ricordo dei defunti senza nome

Goro e dintorni e quella frase: “Perché proprio noi? Perché proprio qui?”

28 Ottobre 2016/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

Ancora. Ancora una volta. Ancora torniamo sul tema dell’accoglienza, dopo che a Verona e a Goro si sono organizzati sit-in di cittadini per impedire l’arrivo di migranti nelle loro città.

Per amore del paradosso e per provocazione possiamo affermare con convinzione che hanno ragione. Il loro, infatti, è un ragionamento che si racchiude soprattutto in due frasi: “Perché proprio noi? Perché proprio qui?“; frasi che hanno la loro ragione d’essere perché i Prefetti, non trovando la disponibilità dei sindaci e delle comunità all’accoglienza, impongono la loro presenza ai territori.

Il vero problema è che i Prefetti si vedano costretti ad imporre alle Comunità la presenza dei migranti. Le comunità tutte dovrebbero essere predisposte all’accoglienza e i singoli cittadini dovrebbero essere educati fin da piccoli in tal senso.

Se tutte le comunità accogliessero, non ci sarebbe bisogno di nessuna imposizione e non ci sarebbe nessuno che , a ragione o a torto, potesse sentirsi penalizzato.

Come Paese Italia, come Comunità abbiamo il dovere di essere solidali gli uni con gli altri. Non possiamo permettere che 150mila persone all’anno vengono accolte e ospitate solo dalla Sicilia o, peggio ancora, solo da Lampedusa.

C’è una soluzione diversa dall’Accoglienza? Ammazzarli tutti? E’ una soluzione?

Il problema c’è, è di rilevanza Europea, Occidentale. Se non diventiamo solidali gli uni con gli altri, rischiamo di creare tensioni su tensioni che non fanno bene a nessuno.

Da questo sito continuiamo a ripetere che non è un problema di razzismo, ma è una guerra fra poveri che si sta combattendo ai danni dei più deboli.

Se i barconi fossero pieni di persone ricche si farebbe a gara ad ospitarli, di qualsiasi colore fosse la loro pelle. Purtroppo così non è e nessun cittadino italiano se ne può lavare le mani ai danni di altre comunità a lui vicine.

Il problema non sono le tante “Goro” sparse in Italia, ma è la mancata disponibilità all’accoglienza di tutte le comunità che dovrebbero assumersene il dovere.

 

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https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2016-10-28 11:20:492016-10-28 11:20:49Goro e dintorni e quella frase: “Perché proprio noi? Perché proprio qui?”

E’ bello essere parte di un miracolo della medicina

25 Ottobre 2016/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

Quando Saron arrivò in Italia, qualche anno fa, noi che non la conoscevamo, che l’andammo a prendere all’aeroporto, la trattammo come una bambina. Il suo aspetto ci suggeriva questo comportamento: era minuta, piccola, come una bambina di 10-11 anni; eppure tutti sapevamo che aveva 17 anni e che era malata.

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Aveva una strana forma di tubercolosi.. Per questo era venuta in Italia, per questo avevamo preso contatti con il Policlinico di Napoli per curarla.

Venne ricoverata, i medici le trovarono una malattia rarissima, presente solo in poche zone geografiche del mondo; mettemmo in contatto i medici eritrei con quelli italiani.

Saron destò l’attenzione di molti medici universitari che presero a cuore il caso e lo studiarono. Dopo circa tre mesi e dopo aver sperimentato, quasi senza risultati, varie cure, trovarono quella adatta.

Saron partì dall’Italia con buone speranze di essere guarita.

Pochi giorni fa ci è arrivata una suo foto:

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con piacere abbiamo visto i progressi della cura: è cresciuta, ha preso peso; sembra essere una ragazza della sua età.

Siamo felici per lei. Siamo consapevoli di essere stati partecipi di un miracolo della medicina e non solo della medicina….

E’ questo quello che dà senso al nostro lavoro.

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2016-10-25 09:38:392016-10-25 09:38:39E’ bello essere parte di un miracolo della medicina

Papa Francesco: “Essere cristiano e cacciare via un affamato, un rifugiato, è da ipocriti”

14 Ottobre 2016/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

Partendo dalle dichiarazioni fatte da Papa Francesco che, parlando davanti ai giovani Protestanti e cattolici in Sassonia, ha affermato: “Essere cristiano e cacciare via un affamato, un rifugiato, è da ipocriti. Tutti i giorni, nei giornali e nei telegiornali, si sente parlare di chi vuole difendere il Cristianesimo in occidente e va contro i rifugiati e le altre religioni: questa è una malattia, anzi un peccato”; pubblichiamo il messaggio del Santo padre in occasione della Giornata Mondiate del Migrante e dei Rifugiati del prossimo anno che si terrà il 15 gennaio 2017.

La lettera che segue è pubblicata dalla Libreria Editrice Vaticana.

Rimandiamo alla lettura, nei prossimi giorni seguiranno nostre riflessioni sull’argomento. Invitiamo anche voi lettori a scrivere la vostra idea sull’argomento. La pubblicheremo sul sito.

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER LA GIORNATA MONDIALE DEL MIGRANTE E DEL RIFUGIATO 2017

[15 gennaio 2017]

“Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce”

Cari fratelli e sorelle!

«Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato» (Mc 9,37; cfr Mt 18,5; Lc 9,48; Gv 13,20). Con queste parole gli Evangelisti ricordano alla comunità cristiana un insegnamento di Gesù che è entusiasmante e, insieme, carico di impegno. Questo detto, infatti, traccia la via sicura che conduce fino a Dio, partendo dai più piccoli e passando attraverso il Salvatore, nella dinamica dell’accoglienza. Proprio l’accoglienza, dunque, è condizione necessaria perché si concretizzi questo itinerario: Dio si è fatto uno di noi, in Gesù si è fatto bambino e l’apertura a Dio nella fede, che alimenta la speranza, si declina nella vicinanza amorevole ai più piccoli e ai più deboli. Carità, fede e speranza sono tutte coinvolte nelle opere di misericordia, sia spirituali sia corporali, che abbiamo riscoperto durante il recente Giubileo Straordinario.

Ma gli Evangelisti si soffermano anche sulla responsabilità di chi va contro la misericordia: «Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare» (Mt 18,6; cfr Mc 9,42; Lc 17,2). Come non pensare a questo severo monito considerando lo sfruttamento esercitato da gente senza scrupoli a danno di tante bambine e tanti bambini avviati alla prostituzione o presi nel giro della pornografia, resi schiavi del lavoro minorile o arruolati come soldati, coinvolti in traffici di droga e altre forme di delinquenza, forzati alla fuga da conflitti e persecuzioni, col rischio di ritrovarsi soli e abbandonati?

Per questo, in occasione dell’annuale Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, mi sta a cuore richiamare l’attenzione sulla realtà dei migranti minorenni, specialmente quelli soli, sollecitando tutti a prendersi cura dei fanciulli che sono tre volte indifesi perché minori, perché stranieri e perché inermi, quando, per varie ragioni, sono forzati a vivere lontani dalla loro terra d’origine e separati dagli affetti familiari.

Le migrazioni, oggi, non sono un fenomeno limitato ad alcune aree del pianeta, ma toccano tutti i continenti e vanno sempre più assumendo le dimensioni di una drammatica questione mondiale. Non si tratta solo di persone in cerca di un lavoro dignitoso o di migliori condizioni di vita, ma anche di uomini e donne, anziani e bambini che sono costretti ad abbandonare le loro case con la speranza di salvarsi e di trovare altrove pace e sicurezza. Sono in primo luogo i minori a pagare i costi gravosi dell’emigrazione, provocata quasi sempre dalla violenza, dalla miseria e dalle condizioni ambientali, fattori ai quali si associa anche la globalizzazione nei suoi aspetti negativi. La corsa sfrenata verso guadagni rapidi e facili comporta anche lo sviluppo di aberranti piaghe come il traffico di bambini, lo sfruttamento e l’abuso di minori e, in generale, la privazione dei diritti inerenti alla fanciullezza sanciti dallaConvenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia.

L’età infantile, per la sua particolare delicatezza, ha delle esigenze uniche e irrinunciabili. Anzitutto il diritto ad un ambiente familiare sano e protetto dove poter crescere sotto la guida e l’esempio di un papà e di una mamma; poi, il diritto-dovere a ricevere un’educazione adeguata, principalmente nella famiglia e anche nella scuola, dove i fanciulli possano crescere come persone e protagonisti del futuro proprio e della rispettiva nazione. Di fatto, in molte zone del mondo, leggere, scrivere e fare i calcoli più elementari è ancora un privilegio per pochi. Tutti i minori, poi, hanno diritto a giocare e a fare attività ricreative, hanno diritto insomma ad essere bambini.

Tra i migranti, invece, i fanciulli costituiscono il gruppo più vulnerabile perché, mentre si affacciano alla vita, sono invisibili e senza voce: la precarietà li priva di documenti, nascondendoli agli occhi del mondo; l’assenza di adulti che li accompagnano impedisce che la loro voce si alzi e si faccia sentire. In tal modo, i minori migranti finiscono facilmente nei livelli più bassi del degrado umano, dove illegalità e violenza bruciano in una fiammata il futuro di troppi innocenti, mentre la rete dell’abuso dei minori è dura da spezzare.

Come rispondere a tale realtà?

Prima di tutto rendendosi consapevoli che il fenomeno migratorio non è avulso dalla storia della salvezza, anzi, ne fa parte. Ad esso è connesso un comandamento di Dio: «Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto» (Es 22,20); «Amate dunque il forestiero, perché anche voi foste forestieri nella terra d’Egitto» (Dt 10,19). Tale fenomeno costituisce un segno dei tempi, un segno che parla dell’opera provvidenziale di Dio nella storia e nella comunità umana in vista della comunione universale. Pur senza misconoscere le problematiche e, spesso, i drammi e le tragedie delle migrazioni, come pure le difficoltà connesse all’accoglienza dignitosa di queste persone, la Chiesa incoraggia a riconoscere il disegno di Dio anche in questo fenomeno, con la certezza che nessuno è straniero nella comunità cristiana, che abbraccia «ogni nazione, razza, popolo e lingua» (Ap 7,9). Ognuno è prezioso, le persone sono più importanti delle cose e il valore di ogni istituzione si misura sul modo in cui tratta la vita e la dignità dell’essere umano, soprattutto in condizioni di vulnerabilità, come nel caso dei minori migranti.

Inoltre occorre puntare sulla protezione, sull’integrazione e su soluzioni durature.

Anzitutto, si tratta di adottare ogni possibile misura per garantire ai minori migranti protezione e difesa, perché «questi ragazzi e ragazze finiscono spesso in strada abbandonati a sé stessi e preda di sfruttatori senza scrupoli che, più di qualche volta, li trasformano in oggetto di violenza fisica, morale e sessuale» (Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2008).

Del resto, la linea di demarcazione tra migrazione e traffico può farsi a volte molto sottile. Molti sono i fattori che contribuiscono a creare uno stato di vulnerabilità nei migranti, specie se minori: l’indigenza e la carenza di mezzi di sopravvivenza – cui si aggiungono aspettative irreali indotte dai media –; il basso livello di alfabetizzazione; l’ignoranza delle leggi, della cultura e spesso della lingua dei Paesi ospitanti. Tutto ciò li rende dipendenti fisicamente e psicologicamente. Ma la spinta più potente allo sfruttamento e all’abuso dei bambini viene dalla domanda. Se non si trova il modo di intervenire con maggiore rigore ed efficacia nei confronti degli approfittatori, non potranno essere fermate le molteplici forme di schiavitù di cui sono vittime i minori.

È necessario, pertanto, che gli immigrati, proprio per il bene dei loro bambini, collaborino sempre più strettamente con le comunità che li accolgono. Con tanta gratitudine guardiamo agli organismi e alle istituzioni, ecclesiali e civili, che con grande impegno offrono tempo e risorse per proteggere i minori da svariate forme di abuso. E’ importante che si attuino collaborazioni sempre più efficaci ed incisive, basate non solo sullo scambio di informazioni, ma anche sull’intensificazione di reti capaci di assicurare interventi tempestivi e capillari. Senza sottovalutare che la forza straordinaria delle comunità ecclesiali si rivela soprattutto quando vi è unità di preghiera e comunione nella fraternità.

In secondo luogo, bisogna lavorare per l’integrazione dei bambini e dei ragazzi migranti. Essi dipendono in tutto dalla comunità degli adulti e, molto spesso, la scarsità di risorse finanziarie diventa impedimento all’adozione di adeguate politiche di accoglienza, di assistenza e di inclusione. Di conseguenza, invece di favorire l’inserimento sociale dei minori migranti, o programmi di rimpatrio sicuro e assistito, si cerca solo di impedire il loro ingresso, favorendo così il ricorso a reti illegali; oppure essi vengono rimandati nel Paese d’origine senza assicurarsi che ciò corrisponda al loro effettivo “interesse superiore”.

La condizione dei migranti minorenni è ancora più grave quando si trovano in stato di irregolarità o quando vengono assoldati dalla criminalità organizzata. Allora essi sono spesso destinati a centri di detenzione. Non è raro, infatti, che vengano arrestati e, poiché non hanno denaro per pagare la cauzione o il viaggio di ritorno, possono rimanere per lunghi periodi reclusi, esposti ad abusi e violenze di vario genere. In tali casi, il diritto degli Stati a gestire i flussi migratori e a salvaguardare il bene comune nazionale deve coniugarsi con il dovere di risolvere e di regolarizzare la posizione dei migranti minorenni, nel pieno rispetto della loro dignità e cercando di andare incontro alle loro esigenze, quando sono soli, ma anche a quelle dei loro genitori, per il bene dell’intero nucleo familiare.

Resta poi fondamentale l’adozione di adeguate procedure nazionali e di piani di cooperazione concordati tra i Paesi d’origine e quelli d’accoglienza, in vista dell’eliminazione delle cause dell’emigrazione forzata dei minori.

In terzo luogo, rivolgo a tutti un accorato appello affinché si cerchino e si adottino soluzioni durature. Poiché si tratta di un fenomeno complesso, la questione dei migranti minorenni va affrontata alla radice. Guerre, violazioni dei diritti umani, corruzione, povertà, squilibri e disastri ambientali fanno parte delle cause del problema. I bambini sono i primi a soffrirne, subendo a volte torture e violenze corporali, che si accompagnano a quelle morali e psichiche, lasciando in essi dei segni quasi sempre indelebili.

È assolutamente necessario, pertanto, affrontare nei Paesi d’origine le cause che provocano le migrazioni. Questo esige, come primo passo, l’impegno dell’intera Comunità internazionale ad estinguere i conflitti e le violenze che costringono le persone alla fuga. Inoltre, si impone una visione lungimirante, capace di prevedere programmi adeguati per le aree colpite da più gravi ingiustizie e instabilità, affinché a tutti sia garantito l’accesso allo sviluppo autentico, che promuova il bene di bambini e bambine, speranze dell’umanità.

Infine, desidero rivolgere una parola a voi, che camminate a fianco di bambini e ragazzi sulle vie dell’emigrazione: essi hanno bisogno del vostro prezioso aiuto, e anche la Chiesa ha bisogno di voi e vi sostiene nel generoso servizio che prestate. Non stancatevi di vivere con coraggio la buona testimonianza del Vangelo, che vi chiama a riconoscere e accogliere il Signore Gesù presente nei più piccoli e vulnerabili.

Affido tutti i minori migranti, le loro famiglie, le loro comunità, e voi che state loro vicino, alla protezione della Santa Famiglia di Nazareth, affinché vegli su ciascuno e li accompagni nel cammino; e alla mia preghiera unisco la Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 8 settembre 2016, Festa della Natività della B. Vergine Maria.

FRANCESCO

Papa a Lesbo

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2016-10-14 09:46:422016-10-14 09:46:42Papa Francesco: “Essere cristiano e cacciare via un affamato, un rifugiato, è da ipocriti”

A tre anni di distanza, la tragedia è ancora nei nostri cuori, nella nostra anima….

3 Ottobre 2016/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

Sono passati tre anni dal naufragio che vide morire più di 350 eritrei nei pressi di Lampedusa.

Riportiamo quello che scrivemmo 3 anni fa. Valido allora, valido oggi…

La tristezza, lo sconforto, il ricominciare.

 Per noi dell’Associazione Mariam Fraternità- ONLUS, questo mese di ottobre è stato un mese triste, un mese che non dimenticheremo. Noi che da trent’anni lavoriamo con l’Eritrea, noi che lottiamo ogni giorno per trovare fondi per un’adozione a distanza in più, per un pozzo in più, per un asilo in più, per una casa-famiglia in più, sapendo che ciò risolve problemi a persone che senza di noi non saprebbero cosa fare, dove andare; noi che giorno dopo giorno, cerchiamo di dare un futuro a tutte le persone eritree che conosciamo mettendo a loro disposizione tutto il nostro, anche se minimo, know-how. Noi che pensiamo di lavorare per dare un sorriso a chi sorrisi non ha, noi oggi siamo in lutto. Piangiamo la morte di 375 eritrei, morti per fuggire da quella povertà che noi cerchiamo di combattere ogni giorno. Vedere quelle bare numerate, vederle prendere da un carrello elevatore come se fossero merce qualsiasi da portare da una parte all’altra, ha riempito i nostri occhi di lacrime: si muore e si diventa un numero, si muore e si viene seppelliti in un cimitero in cui nessuno dei tuoi conoscenti ti piangerà, in cui nessuno sa chi tu sia: un numero non è un nome, non genera ricordi condivisi. Un numero non appartiene a nessuno, è di tutti e, proprio perché tale, è anonimo e destinato a cadere nel dimenticatoio. Una tragedia del genere fa nascere domande sull’utilità o meno del nostro lavoro: potevamo fare di più? Possiamo impedire queste tragedia che si ripetono ogni anno? Perché tutta questa gente fugge dal proprio paese? Di queste domande forse abbiamo strumenti per rispondere solo all’ultima: non si è poveri solo perché non si mangia, si è poveri perché non si hanno servizi, non si hanno strade, non si ha corrente elettrica, si è poveri perché qualcuno è meno povero degli altri e impone agli altri le proprie volontà, costringendo tutti a fare il servizio militare per circa trenta anni. Qualsiasi posto della terra, non è migliore di quello descritto? Non vale la pena di fuggire per vivere un qualcosa che sia degno di essere chiamata vita?  Non tocca a noi cambiare le cose, a noi spetta fare il nostro dovere, continuare a cercare di dare ai sorrisi dei nostri bambini delle radici forti. Dopo le lacrime, dopo il lutto, non ci resta che ricominciare, sperando che chi ha il dovere di impedire queste tragedie si impegni con assoluta buona volontà. (ottobre 2103 Associazione Mariam Fraternità- ONLUS)

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https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2016-10-03 08:59:562016-10-03 08:59:56A tre anni di distanza, la tragedia è ancora nei nostri cuori, nella nostra anima….
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