Da oggi sul nostro sito iniziamo una rubrica che per anni abbiamo portato avanti sul nostro notiziario mensile “Il Samaritano”. Una rubrica dove presentiamo le storie dei bambini e delle famiglie che sono inserite nel nostro programma di sostegno a distanza e che attendono fiduciosamente che qualcuno si faccia carico delle loro esigenze. Lo facciamo con la speranza di dar voce ad un’urgenza, con l’obiettivo di rispondere al più presto possibile ad una richiesta di aiuto. Prima di raccontare la nostra prima storia sul sito corre l’obbligo fare due premesse ed una distinzione.
La prima premessa: le schede sono numerate, non abbiamo trovato nessun modo diverso per registrarle; per noi, però, le persone non sono e non saranno mai un numero. Le persone sono occhi, cuore, carne, sangue e anima che ci chiedono aiuto. A questo aiuto cerchiamo di rispondere.
Seconda premessa: sul sito non pubblicheremo mai le foto inerenti alle persone delle storie che raccontiamo. Per nostra decisione allegate a questa rubrica metteremo solo foto di paesaggi o altro di indefinito o generalista. Con la richiesta di sostegno a distanza e con la promozione di esso non vendiamo merce, le persone per noi non sono, e non saranno mai, un prodotto da dover vendere a tutti costi. Approfittiamo della possibilità che ci offre il sito, solo per dare una possibilità in più alle famiglie e ai bambini di trovare repentinamente aiuto. Per qualsiasi approfondimento, per avere la scheda completa di foto del bambino e della famiglia che vorrete sostenere dovrete contattarci.
Distinzione: Chi riceve il nostro giornale ed è iscritto nella nostra mailing list vedrà pubblicata anche la scheda comprensiva di foto della storia che si racconta. Il motivo è presto detto: La nostra mailing list è composta da tutte persone che hanno già un’adozione a distanza con noi e che conoscono il nostro lavoro; la foto potrà servire loro ad arrivare più facilmente a propri conoscenti ed amici che vogliano condividere con loro l’esperienza di un sostegno a distanza per una famiglia eritrea.
Buona lettura:
La povertà di un Paese si vede da molte cose: dalle morti per malnutrizione, dall’esistenza o meno di mercati liberi e scambio di merci, dal potere di acquisto dei cittadini, dalla presenza o meno di classi sociali diversificate. Che la situazione in Eritrea stia peggiorando sempre di più lo verifichiamo giorno dopo giorno osservando le persone che bussano alla porta della Congregazione del Buon Samaritano in cerca di un aiuto. Fino a pochi anni fa nel programma di sostegno a distanza erano inseriti quasi esclusivamente bambini le cui mamme, o i cui familiari, chiedevano la carità o bambini i cui genitori erano militari e non avevano la possibilità di vivere insieme a loro per garantire loro un pasto sicuro. La storia che raccontiamo in questo numero è esplicativa della profonda crisi che vive il paese sub-sahariano: Adam ha 9 anni, è già grandicello e, forse, neanche sa che la mamma ha fatto di tutto per inserirlo nel programma di adozione a distanza. La mamma, infatti, è disperata, il marito è morto e lei, pur essendo insegnante, non ce la fa da sola a tirare avanti una famiglia con 5 figli, di cui almeno 3 in età adolescenziale. Ziman, con il suo lavoro, non avrebbe mai immaginato di essere costretta a chiedere aiuto, ha sempre pensato che avrebbe vissuto una vita dignitosa, in fondo ha fatto sacrifici per studiare, per prepararsi, per essere utile al proprio Paese. La crisi però è devastante. Dopo aver dato fondo a tutti gli esigui risparmi accumulati quando il marito era ancora in vita, Ziman si è vista costretta, pur continuando a lavorare, a chiedere aiuto alle Suore. In fondo la povertà è la peggiore delle sabbie mobili, una volta dentro ti tira sempre più giù rendendoti difficile il condurre una vita normale. 26 euro al mese sarebbero per la famiglia di Adam il sostegno utile per continuare a sperare nel domani.
