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“Il sostegno a distanza. L’Esperienza di Teresa e Ciro”

20 Ottobre 2015/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

Abbiamo iniziato nel 2007 la bella esperienza dell’ adozione  a distanza grazie all’ adesione  della nostra Parrocchia, “Maria Santissima Madre della Chiesa in Barano d’ Ischia, al Progetto  per  aiutare la popolazione dell’ Eritrea.

La bambina in affido   si chiama Sinit Tekle  Akberom, è nata ad Asmara,  il 15 ottobre 2001, tra l’ altro giorno dedicato alla grande S.Teresa d’ Avila, quando  festeggio il mio onomastico.

Sinit  vive  con la  il papà, la mamma e i suoi tre fratelli e per noi è molto bello, come famiglia, poter dare  un aiuto a loro,  che ogni giorno devono lottare per la sopravvivenza, anche se è   sempre  troppo poco quello che facciamo per gli altri.

Grazie a Suor PinaTulino e le altre Sorelle riceviamo notizie di Sinit  e dei suoi progressi a scuola, infatti spesso abbiamo avuto la copia della sua scheda di valutazione

Speriamo di poter essere almeno una goccia nel grande oceano del bisogno dell’ umanità. Ringraziamo  Suor Pina e l’ Istituto Good Samaritan Sisters che tanto si prodigano in quella parte del mondo meno fortunata e chissà se un giorno potrebbe accadere di incontrare Sinit e la sua famiglia!

Noi affidiamo a Dio la famiglia Tekle Akberom.

Coniugi Teresa e Ciro Di Meglio

Mamme

 

(foto: Mamme in attesa di riscuotere in nafka, moneta eritrea, il corrispettivo mensile dei 26 euro del sostegno a distanza)

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2015-10-20 05:37:252015-10-20 05:37:25“Il sostegno a distanza. L’Esperienza di Teresa e Ciro”

La nostra collaborazione Internazionale con Amade Mondiale

19 Ottobre 2015/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

Negli oltre 40anni di operato di Suor Pina in Eritrea il lavoro è cresciuto a dismisura, segno di un seme che ha prodotto un albero con radici profonde. Un albero fatto di Amore verso gli ultimi, verso quei poveri più poveri che sono tutti coloro che vivono sembrando non avere un domani, senza prospettive, senza cultura, senza pensare  che la loro vita possa essere migliore. I poveri più poveri non hanno voce, non sono conosciuti. Dedicare loro la vita, vuol dire avere fede che, con l’aiuto di Dio, si possa migliorare la loro condizione. Vuol dire gridare al mondo della loro esistenza, chiedere al mondo di fermarsi a guardare, a osservare, ciò che spesso non vuole vedere. Vuol dire richiamare il mondo alla proprie responsabilità. Non c’è Opera di Dio senza solidarietà, senza Amore dei primi verso gli ultimi. Forse l’Opera della Congregazione delle Suore del Buon Samaritano si può racchiudere in tre parole: chiedere per dare! Tre parole che bastano a descrivere quattro decenni vissuti tutti allo scopo di migliorare le condizioni di vita di coloro che solo grazie a questo operato hanno avuto delle prospettive, un sogno da percorrere, solo grazie a questo operato si sono migliorate.

È così che, nel tempo, al programma di adozione a distanza per bambini, si sono aggiunte le case-famiglia, gli asili i pozzi, i corsi di taglio e cucito per le donne, il lavoro con gli anziani, il lavoro con i bambini malati di AIDS e tante altre cose che nel quotidiano diventano linfa piena di speranza di un domani diverso per tutti.

Tutte queste cose hanno un costo quotidiano fatto di tante piccole cose: dalla nutrizione ai libri scolastici, dai medicinali all’assistenza. Costi che mese dopo mese devono essere affrontati, coperti.

Avere fede significa anche affidarsi, confidare che grazie a Dio i progetti iniziati possano essere realizzati, portati a termine. L’Opera della Congregazione del Buon Samaritano si fonda su quest’atto di profonda fede, le cose si iniziano perché c’è la necessità di farle, non perché si ha la preventiva, totale, copertura finanziaria delle iniziative che di volta in volta si intraprendono.

Chiedere per dare! Gridare sperando di essere ascoltati.

Chi ha ascoltato le grida è l’Associazione Amade Mondiale con sede a Monaco, in Francia, che, grazie ad un benefattore, ha deciso di finanziare per un intero anno le case famiglia di Ghezaberanu, di Matemenai, nonché il costo annuale della Casa degli Angeli dove risiedono i bambini sieropositivi e/o malati di AIDS.

Amade Mondiale, inoltre, si è assunta anche l’onere, per un intero anno, di coprire le spese mediche per la piccola Saron. Spese per le quali mensilmente dalle pagine di questo notiziario mensile chiedevamo un contributo.

Noi dell’Associazione Mariam Fraternità– ONLUS che facciamo da tramite in questo progetto, ringraziando l’impegno di Amade Mondiale, speriamo che esso possa perdurare nel tempo, essere continuativo. Sarebbe bello.

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https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2015-10-19 09:30:562015-10-19 09:30:56La nostra collaborazione Internazionale con Amade Mondiale

…E venne il giorno di un felice addio…

19 Ottobre 2015/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

Nel luglio del 2010 eravamo nell’aeroporto di Napoli con un’auto ed un’ambulanza. Da più di un mese in Associazione sembravamo delle trottole, c’era la vita di un bambino da salvare e non potevamo stare fermi, non bisognava lasciare nulla di intentato. Suor Pina telefonava ogni giorno: un bambino, in un Ospedale di Asmara, malato di leucemia, correva il rischio di non vedere più il sole albeggiare. In Italia avrebbero potuto curarlo, al Pausillipon a Napoli c’era una struttura ospedaliera per bambini, all’avanguardia in Europa per la cura delle leucemie infantili. A Napoli, ad un tiro di schioppo da noi, dalla nostra sede.

Far curare un bambino straniero in una struttura pubblica non è cosa facile, ci sono degli obblighi da adempiere, alcuni onerosi, ma non impossibili, come quello di garantire l’ospitalità ed il sostentamento, altri quasi impossibili come quello di far rientrare la degenza e la cura ospedaliera a carico della Regione, nel caso specifico la Campania, attraverso la pubblicazione sul B.U.R.C.; senza questo documento al bambino non sarebbe stato concesso di uscire dall’Eritrea. Smuovemmo il mondo, il tempo non era dalla nostra parte, dovevamo fare presto: contattammo tutti i nostri rappresentanti politici, tutti si diedero da fare, tutti presero a cuore il caso, in particolar modo l’Ing. Pietro Foglia, allora Consigliere Regionale. In poco tempo ottenemmo la pubblicazione necessaria.

Quel giorno in aeroporto avevamo già vinta una battaglia, ora dovevamo vincere la guerra contro il nostro nemico dichiarato: la leucemia.

Quando sbarcò a Napoli Saad era uno scricchiolo malandato: magro, scavato in volto. Era solo occhi: occhi scavati, ma curiosi del mondo. Sorrideva, nonostante tutto sorrideva.

Nel suo viaggio era accompagnato da sua madre Asghedù e da Suor Pina. Asgedù non aveva mai viaggiato, mai aveva preso un aereo.

Entrati in ospedale i medici subito dissero che il caso era grave, ma non impossibile da curare.  Ci rincuorammo: se non era impossibile, ce l’avremmo fatta.

Nei primi tempi, per il primo anno, Saad ebbe bisogno di cure ed esami giornalieri, grazie all’Associazione Gioia e Speranza– ONLUS, trovammo ad Asghedù una residenza a Napoli, settimanalmente andavamo a portarle generi alimentari ed il giusto necessario, in termini di vestiario e accessori vari, per vivere.

Dopo venti giorni che Saad ed Asghedù erano in Italia, iniziammo a preoccuparci per quest’ultima: aveva continue nausee, molto spesso rigettava. Facemmo fare un ceck-up medico anche a lei, scoprimmo che era al secondo mese di gravidanza.

A febbraio del 2011 nacque Rith, come secondo nome, Asghedù decise di chiamarla Mariam, in omaggio alla nostra Associazione. Tutti noi benedimmo la nascita della piccola Rith Mariam.

Dopo più di un anno di cure, finita l’esigenza di controlli giornalieri, Asghedù, Saad e la piccola Rith Mariam, si trasferirono a Baiano (Av), luogo in cui risiediamo. Per dare loro ospitalità approntammo e facemmo nascere la nostra Casa di Accoglienza, la chiamammo “Hagos” che in Eritrea significa casa della Gioia. In questi anni, oltre a Saad e famiglia, la casa ha ospitato altri due ragazzi eritrei che hanno avuto bisogno di cure specializzate in Italia.

Intanto il decorso ospedaliero di Saad procedeva nel migliore dei modi. Per tre anni ha avuto bisogno di cure continue e di controlli trimestrali in ospedale. Passati i tre anni, ne sarebbero dovuti passare altri due senza che la malattia si ripresentasse per essere definitivamente dichiarato fuori pericolo.

2010/2015 siamo arrivati ai nostri giorni, Saad è fuori pericolo. Finisce il nostro compito, finisce il nostro dovere, arriva il tempo dell’addio.

Quello scricchiolo arrivato a Capodichino quasi in fin di vita è, ora, un ometto felice di 10 anni. Nei cinque anni che è stato con noi ha frequentato regolarmente le scuole elementari, è stato iscritto alla scuola calcio, dove, pur non essendo un campione di stile, era apprezzato per la sua determinazione e per il suo coraggio nell’affrontare avversari anche più grandi di lui.

Anche Rith Mariam ha frequentato l’asilo statale, lei Asghedù e Saad in questo periodo si sono perfettamente integrati nella vita sociale del nostro luogo di residenza: hanno intessuto rapporti, creato amicizie, hanno vissuto appieno la nostra comunità.

Alla felicità di Saad e Rith Mariam, in questi anni spesso facevano da contraltare gli occhi pieni di lacrime di Asghedù che sempre più spesso pensava agli altri 4 figli che aveva lasciato in Eritrea per poter dare a Saad la possibilità di essere curato.

Ora Asghedù potrà riabbracciare i suoi figli e il marito, Rith Mariam potrà conoscere i suoi fratelli,  le sue sorelle, suo padre. Saad che ne ha solo un ricordo flebile, potrà riconoscere nei loro volti, i volti che ha lasciato.

Finito il nostro dovere, noi, con le lacrime agli occhi e con il cuore in ombra, li abbiamo lasciati andare. Era giusto così, doveva essere così.

Per loro è iniziato un viaggio controcorrente, fatto per essere una famiglia: Una moglie, un marito e sei figli.

Come Associazione Mariam Fraternità– ONLUS da questo mese dichiariamo chiuso il Progetto Saad.

Per il Presidente, per i soci e per tutti noi collaboratori dell’Associazione Saad, Asghedù e Rith Mariam resteranno sempre nei nostri cuori. Sperando un giorno di rivederli, non possiamo che fare loro un in bocca al lupo per ciò che li aspetta. Ad maiora.

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https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2015-10-19 09:13:282015-10-19 09:13:28…E venne il giorno di un felice addio…

Amore, Carità, Senso di Responsabilità

18 Ottobre 2015/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

Nel mese di dicembre 2009, in uno dei nostri giri per promuovere gli aiuti alimentari in favore della Congregazione delle Suore del Buon Samaritano, un bambino in tutta la sua innocenza ci chiese: <<Perché Gesù è nato povero?>>. Uno di noi, quasi istintivamente, rispose: <<Perché i ricchi non hanno bisogno di essere difesi.>>. Gesù si fa ultimo per difendere gli ultimi. Si fa povero per difendere i poveri. Il cristianesimo è la religione dell’Amore, in cui si sacrifica se stesso per l’altro. Ma sacrificarsi per l’altro che significa veramente? Ci sono atti di solidarietà che spesso nascono soltanto dalla propria esigenza di amare, dall’esigenza individuale di sentirsi utili agli altri. Amare, a volte, è anche un atto d’egoismo. Su una tavola bandita, piena di leccornie, dopo che i commensali hanno mangiato a volontà, quel che resta si dà ai cani, agli animali di casa. Questo è, a volte, il comportamento che il mondo ricco, il mondo occidentale, ha verso il Terzo mondo, in generale verso i poveri. Il concetto di Carità che prevale è quello di donare i resti: i vestiti che non si indossano più, il cibo che non si consuma, gli utensili che non si usano. Ma questo concetto di Carità non è certamente la Carità cristiana. La Carità cristiana contiene in sé il vero amore verso l’altro e un serio senso di responsabilità in funzione dell’altro. Amare davvero vuol dire fare in modo che l’altro si realizzi in tutto se stesso, cercare di dare all’altro le proprie stesse possibilità di realizzarsi: dare la metà del proprio mantello per permettere all’altro di riscaldarsi nel tuo stesso modo. È un’utopia? È un sogno che non si realizzerà mai? Forse. Ciò non toglie che il nostro dovere è quello di lavorare per la piena realizzazione dell’altro, d’altronde Gesù per questo motivo è stato crocifisso come uomo, ed è risorto lasciando a noi un messaggio eterno: <<Ama il prossimo tuo come te stesso>>. A volte usiamo le parole come slogan vuoti, ma se andiamo a viverle, se le sostanziamo, le parole diventano pietre che segnano la nostra anima, condizionano i nostri comportamenti.  È difficile amare davvero, ce ne rendiamo conto. Questo articolo nasce per invitare alla riflessione tutti noi su quello che è il nostro compito: aiutare i poveri più poveri. Non si aiutano i poveri se non si dà loro la possibilità di emanciparsi, se non li si mette in condizione di studiare, di migliorare la propria vita, di essere utili agli altri. Fermarsi all’assistenzialismo sarebbe la nostra sconfitta, sarebbe credere che niente nel tempo possa cambiare, significherebbe rendere vano il sacrificio dell’uomo Gesù sulla croce. Allora nasce un sogno, una speranza: che chiunque abbia un bambino in adozione, chiunque finanzi un nostro progetto in Eritrea lo viva con partecipazione; segui il proprio bambino, o la propria bambina, vedendolo diventare a poco a poco uomo, cercando di conoscerlo, cercando di sapere i suoi desideri, aiutandolo a realizzare il proprio sentiero di vita spianandogli la strada, non imponendo niente: né le proprie idee, né il proprio modus vivendi , attenti solo che il suo diritto ad una vita libera e indipendente, non intralci il cammino di altri. Questa è la nostra mèta, il nostro punto d’arrivo.

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https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2015-10-18 04:44:092015-10-18 04:44:09Amore, Carità, Senso di Responsabilità

I senza voce: una realtà superflua?

16 Ottobre 2015/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

I quotidiani, le televisioni, i social network di questi giorni sono pieni di news che parlano in maniera altalenante di un occidente economicamente in crisi; di Paesi prossimi al default; di borse che perdono giorno per giorno punti di percentuale, di lenta ripresa dopo un periodo di buio. Raccontano dei nodi a pettine di una grande bolla speculativa durata più del dovuto, più di un decennio. Ovunque ci giriamo temiamo per i nostri pochi risparmi, non vediamo un futuro per i nostri figli, anzi è forte la convinzione in noi che le prossime generazioni vivranno una vita più povera della nostra. E’ vero? Può darsi che sia vero. Ma parliamo davvero di una crisi che tocca i poveri? Per nostra esperienza sappiamo che i poveri sono i senza voce del mondo, coloro che sui giornali non arrivano, quelli che non fanno notizia perché anonimi, impegnati solo a procurarsi il cibo quotidiano nella speranza di vedere l’alba del giorno dopo. Nei momenti di crisi in occidente la solidarietà spesso scompare dai bilanci familiari, viene etichettata come spesa superflua, cosa di cui si può fare a meno per poter magari continuare a tenere il frigo pieno, per poter permettere ai propri figli di uscire il sabato sera, per poter andare una volta al mese al ristorante. Per non perdere il proprio status sociale raggiunto con anni e anni di sacrificio. Giusto o sbagliato che sia è questo quello che succede. Ma se dai nostri bilanci togliamo la solidarietà i poveri non smettono di esistere, perdono solo anche quel piccolo aiuto sul quale contavano per tirare avanti.

Bisognerebbe comportarsi con raziocinio e responsabilità. Raziocinio nel pensare che una cifra di 30 euro al mese può essere risparmiata togliendo il superfluo al proprio bilancio familiare. Responsabilità nel sapere e nel convincersi che ci sono persone che contano su di noi per la propria sopravvivenza. Perché, in fondo, è proprio di questo che parliamo di sopravvivenza. Allora è necessario chiedersi quali rinunce si possono fare per continuare ad aiutare chi ne ha necessità. La solidarietà per noi tutti deve essere un dovere, non dobbiamo dimenticarcene, perché i poveri, a loro danno, oltre ad essere senza voce sono anche senza volto, persone che non conosciamo, che spesso aiutiamo a distanza, persone che possiamo dimenticare facilmente, facilmente cancellare dalla nostra vita.

Pur se l’attuale crisi riguardasse tutti, non solo gli speculatori, non solo i ricchi, dobbiamo rimanere convinti che l’occidente è un luogo privilegiato dove ogni giorno vengono mandati al macero quintali e quintali di derrate alimentari. Questo non possiamo dimenticarlo e decidere di agire di conseguenza, eco, quindi che dare il superfluo diventa una necessità, un doverebimbi.

 

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2015-10-16 07:08:462015-10-16 07:09:16I senza voce: una realtà superflua?
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