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Tag Archivio per: Bambini

Crescere con il sostegno a distanza; tstimonianza

21 Ottobre 2015/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

Abbiamo ricevuto, tempo fa, la lettera di una ragazza eritrea cresciuta grazie al sostegno a distanza, la pubblichiamo:

Mi chiamo Salamawit Kebedom. Sono nata ad Asmara, capitale dell’Eritrea, il 22 aprile 1988. Sono crescita con mia madre. Ho una sorella e un fratello. Quando avevo dieci anni improvvisamente mia madre si ammalò.

Io non riuscivo a capire la natura del male. Dopo la morte di mia madre, la mia crescita educativa continuò grazie a Dio, a Suor Pina a Padre Giosigian e a mamma Franca (la signora italiana che mi ha adottato a distanza).

Ricordo di essere stata una brava studentessa. A quattordici anni iniziai a pormi delle domande sull’identità di mio padre: Chi era? Com’era fatto? Dov’era? Iniziai a cercare le risposte alle mie domande. Anche mia sorella aveva i miei stessi dubbi. Non potevamo chiedere a mia mamma perché già era molto malata.

Mentre ero tormentata da queste domande continuavo a studiare.

A differenza di mia sorella e di mio fratello io ero sfortunata perché loro almeno lo avevano conosciuto e sapevano com’era fatto. In quel periodo Dio vegliava su di me, vinsi un premio nella mia scuola.

Il problema non era solo l’identità di mio padre, ma anche l’essere povera.  Mia madre non aveva nulla. Io ho lottato per vivere. Mi sono battuta.

C’era il problema della Carta d’Identità. Grazie alle preghiere e all’Onnipotenza di Dio tutto si risolse.

Finita la scuola dovevo andare a Sawa sia per il servizio militare sia per continuare gli studi. Chiesi aiuto a Suor Pina che mi comprò tutte le cose necessarie. Suor Pina mi è stata sempre vicina ascoltandomi, aiutandomi economicamente e per molto altro. Che Dio protegga Suor Pina!

Finita la scuola militare, feci l’esami di immatricolazione per iscrivermi all’Università di Asmara. Grazie a Dio lo superai. Ero felice, ma avevo il problema di dove abitare. La casa dove abitavo prima con mia sorella era occupata perché nel frattempo mia sorella si era sposata ed aveva avuto dei figli. Tutti vivevano in un’unica stanza e quindi lì non avrei potuto dormire.

Mio fratello abitava in una stanza piccolissima, nonostante ciò mi diede il permesso di abitare con lui finché non avessi finito gli studi. Però, finito il primo anno di Università mi disse: <<Trovati un’altra stanza, io voglio vivere da solo!>>. Lo pregai di farmi rimanere, ma non ci fu verso.

Dio risolse i miei problemi inerenti alla casa: in quel periodo il Governo creò il Malhole College per gli studenti iscritti alla Facoltà di Business ed Economia, così io, a spese del Governo, andai a vivere al Malhole College.

Questo mi diede un po’ di tranquillità. Sono stata lì per due anni vivendo con i miei colleghi.

Finiti gli studi ho lavorato per il Governo come insegnante d’inglese con un normale stipendio. In quegli anni che lavoravo per la Pubblica Amministrazione vivevo presso una famiglia ad Asmara.

Dopo la laurea non ho trovato un lavoro adeguato ai miei titoli di studio.

Sto insegnando da più di 5 anni ed in tutto questo periodo ho sempre continuato ad aiutare Suor Pina.

Faccio l’insegnante dal 2009 e solo ora ho avuto l’opportunità, con l’aiuto di Suor Pina che mi ha aiutato a coprire le spese, di prendere in affitto una casa. Ora vivo sola nel mio appartamento in Asmara. Ho 28 anni ed ancora chiedo aiuto a Suor Pina. Non ho parole che possano descrivere la mia gratitudine per lei. Dio la Benedica! Anche il mio futuro è nelle mani di Dio.

(ndr: lettera scritta in inglese, traduzione a cura dell’Associazione Mariam Fraternità– ONLUS)

Salamwit oggi

(foto: Salawit oggi)

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2015-10-21 05:29:082015-10-21 05:29:08Crescere con il sostegno a distanza; tstimonianza

Essere utili

20 Ottobre 2015/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

Spesso diamo tutto per scontato. Il ripetersi inesorabile dei giorni rende il nostro impegno una routine quasi banale. In questi giorni, pur continuando a fare il nostro dovere, dimentichiamo l’importanza di ciò che facciamo: essere utili agli altri. Forse di tutte le rivoluzioni politiche e sociali che nel tempo si sono succedute l’una dopo l’altra, essere utile al prossimo resta la più importante, l’unica necessaria. L’unica, eterna, ragione d’impegno. Quando le abitudini sembrano rinchiuderci nella nostra gabbia dorata, ci fermiamo, ricordiamo le ragioni del nostro impegno e ripartiamo con ulteriore forza, con nuovo vigore. Per noi gli altri non sono numeri, non sono statistiche. Quando scriviamo che in Eritrea abbiamo 4 asili e che in ogni asilo diamo da mangiare ogni giorno a circa 200 bambini, quei bambini sono per noi 400 occhi da far sorridere, da educare, da preparare ad una vita migliore di quella che hanno i loro genitori. Quando scriviamo che portiamo avanti un progetto di sostegno a distanza con più di 1000 adottati, vuol dire che i bambini, le loro mamme, i loro fratellini, intessono con noi rapporti anche al di là della stessa adozione a distanza, sono persone che cerchiamo di aiutare, a cui stiamo a fianco, persone che ci caricano delle loro esigenze, cui spesso cerchiamo di rispondere. Quando descriviamo le nostre case-famiglia, conosciamo i ragazzi che la abitano, la loro estrazione sociale. Sappiamo dove vanno a scuola, sappiamo che sogni hanno, le loro aspirazioni. Sono la nostra grande famiglia allargata e loro, fra di loro, si considerano, tutti, fratelli e sorelle: I figli di Pina, così si chiamano fra di loro, indicando Suor Pina Tulino, fondatrice della Congregazione delle Suore del Buon Samaritano, come loro madre spirituale. Negli ultimi 31 anni trascorsi ad aiutare il popolo eritreo abbiamo conosciuto molti ragazzi, a molti di loro abbiamo dato la possibilità di costruirsi una vita in Eritrea aiutandoli ad aprire un’attività ad Asmara. Non sempre sono rose e fiori e non sempre riusciamo ad aiutare tutti, in più di trent’anni abbiamo anche fallito con persone, ragazzi che hanno tentato altre vie, preso altre strade, persone delle quali non abbiamo più notizie e che vorremmo si facessero vive con noi, almeno per farci sapere come stanno. Anche i fallimenti ci hanno spinto e ci spingono a lavorare meglio, tenendo ben presente che ad una persona non puoi imporre delle cose nemmeno avendo tutta la buona fede del mondo, le persone devono essere sempre libere di decidere la propria vita. In fondo è questa la prima regola del nostro essere utili agli altri.

Copia (2) di SL380461

(Foto: preparazione della distribuzione del cibo)

 

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2015-10-20 05:50:342015-10-20 05:50:34Essere utili

“Il sostegno a distanza. L’Esperienza di Teresa e Ciro”

20 Ottobre 2015/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

Abbiamo iniziato nel 2007 la bella esperienza dell’ adozione  a distanza grazie all’ adesione  della nostra Parrocchia, “Maria Santissima Madre della Chiesa in Barano d’ Ischia, al Progetto  per  aiutare la popolazione dell’ Eritrea.

La bambina in affido   si chiama Sinit Tekle  Akberom, è nata ad Asmara,  il 15 ottobre 2001, tra l’ altro giorno dedicato alla grande S.Teresa d’ Avila, quando  festeggio il mio onomastico.

Sinit  vive  con la  il papà, la mamma e i suoi tre fratelli e per noi è molto bello, come famiglia, poter dare  un aiuto a loro,  che ogni giorno devono lottare per la sopravvivenza, anche se è   sempre  troppo poco quello che facciamo per gli altri.

Grazie a Suor PinaTulino e le altre Sorelle riceviamo notizie di Sinit  e dei suoi progressi a scuola, infatti spesso abbiamo avuto la copia della sua scheda di valutazione

Speriamo di poter essere almeno una goccia nel grande oceano del bisogno dell’ umanità. Ringraziamo  Suor Pina e l’ Istituto Good Samaritan Sisters che tanto si prodigano in quella parte del mondo meno fortunata e chissà se un giorno potrebbe accadere di incontrare Sinit e la sua famiglia!

Noi affidiamo a Dio la famiglia Tekle Akberom.

Coniugi Teresa e Ciro Di Meglio

Mamme

 

(foto: Mamme in attesa di riscuotere in nafka, moneta eritrea, il corrispettivo mensile dei 26 euro del sostegno a distanza)

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2015-10-20 05:37:252015-10-20 05:37:25“Il sostegno a distanza. L’Esperienza di Teresa e Ciro”

La nostra collaborazione Internazionale con Amade Mondiale

19 Ottobre 2015/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

Negli oltre 40anni di operato di Suor Pina in Eritrea il lavoro è cresciuto a dismisura, segno di un seme che ha prodotto un albero con radici profonde. Un albero fatto di Amore verso gli ultimi, verso quei poveri più poveri che sono tutti coloro che vivono sembrando non avere un domani, senza prospettive, senza cultura, senza pensare  che la loro vita possa essere migliore. I poveri più poveri non hanno voce, non sono conosciuti. Dedicare loro la vita, vuol dire avere fede che, con l’aiuto di Dio, si possa migliorare la loro condizione. Vuol dire gridare al mondo della loro esistenza, chiedere al mondo di fermarsi a guardare, a osservare, ciò che spesso non vuole vedere. Vuol dire richiamare il mondo alla proprie responsabilità. Non c’è Opera di Dio senza solidarietà, senza Amore dei primi verso gli ultimi. Forse l’Opera della Congregazione delle Suore del Buon Samaritano si può racchiudere in tre parole: chiedere per dare! Tre parole che bastano a descrivere quattro decenni vissuti tutti allo scopo di migliorare le condizioni di vita di coloro che solo grazie a questo operato hanno avuto delle prospettive, un sogno da percorrere, solo grazie a questo operato si sono migliorate.

È così che, nel tempo, al programma di adozione a distanza per bambini, si sono aggiunte le case-famiglia, gli asili i pozzi, i corsi di taglio e cucito per le donne, il lavoro con gli anziani, il lavoro con i bambini malati di AIDS e tante altre cose che nel quotidiano diventano linfa piena di speranza di un domani diverso per tutti.

Tutte queste cose hanno un costo quotidiano fatto di tante piccole cose: dalla nutrizione ai libri scolastici, dai medicinali all’assistenza. Costi che mese dopo mese devono essere affrontati, coperti.

Avere fede significa anche affidarsi, confidare che grazie a Dio i progetti iniziati possano essere realizzati, portati a termine. L’Opera della Congregazione del Buon Samaritano si fonda su quest’atto di profonda fede, le cose si iniziano perché c’è la necessità di farle, non perché si ha la preventiva, totale, copertura finanziaria delle iniziative che di volta in volta si intraprendono.

Chiedere per dare! Gridare sperando di essere ascoltati.

Chi ha ascoltato le grida è l’Associazione Amade Mondiale con sede a Monaco, in Francia, che, grazie ad un benefattore, ha deciso di finanziare per un intero anno le case famiglia di Ghezaberanu, di Matemenai, nonché il costo annuale della Casa degli Angeli dove risiedono i bambini sieropositivi e/o malati di AIDS.

Amade Mondiale, inoltre, si è assunta anche l’onere, per un intero anno, di coprire le spese mediche per la piccola Saron. Spese per le quali mensilmente dalle pagine di questo notiziario mensile chiedevamo un contributo.

Noi dell’Associazione Mariam Fraternità– ONLUS che facciamo da tramite in questo progetto, ringraziando l’impegno di Amade Mondiale, speriamo che esso possa perdurare nel tempo, essere continuativo. Sarebbe bello.

 DSC04585

 

 

 

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2015-10-19 09:30:562015-10-19 09:30:56La nostra collaborazione Internazionale con Amade Mondiale

…E venne il giorno di un felice addio…

19 Ottobre 2015/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

Nel luglio del 2010 eravamo nell’aeroporto di Napoli con un’auto ed un’ambulanza. Da più di un mese in Associazione sembravamo delle trottole, c’era la vita di un bambino da salvare e non potevamo stare fermi, non bisognava lasciare nulla di intentato. Suor Pina telefonava ogni giorno: un bambino, in un Ospedale di Asmara, malato di leucemia, correva il rischio di non vedere più il sole albeggiare. In Italia avrebbero potuto curarlo, al Pausillipon a Napoli c’era una struttura ospedaliera per bambini, all’avanguardia in Europa per la cura delle leucemie infantili. A Napoli, ad un tiro di schioppo da noi, dalla nostra sede.

Far curare un bambino straniero in una struttura pubblica non è cosa facile, ci sono degli obblighi da adempiere, alcuni onerosi, ma non impossibili, come quello di garantire l’ospitalità ed il sostentamento, altri quasi impossibili come quello di far rientrare la degenza e la cura ospedaliera a carico della Regione, nel caso specifico la Campania, attraverso la pubblicazione sul B.U.R.C.; senza questo documento al bambino non sarebbe stato concesso di uscire dall’Eritrea. Smuovemmo il mondo, il tempo non era dalla nostra parte, dovevamo fare presto: contattammo tutti i nostri rappresentanti politici, tutti si diedero da fare, tutti presero a cuore il caso, in particolar modo l’Ing. Pietro Foglia, allora Consigliere Regionale. In poco tempo ottenemmo la pubblicazione necessaria.

Quel giorno in aeroporto avevamo già vinta una battaglia, ora dovevamo vincere la guerra contro il nostro nemico dichiarato: la leucemia.

Quando sbarcò a Napoli Saad era uno scricchiolo malandato: magro, scavato in volto. Era solo occhi: occhi scavati, ma curiosi del mondo. Sorrideva, nonostante tutto sorrideva.

Nel suo viaggio era accompagnato da sua madre Asghedù e da Suor Pina. Asgedù non aveva mai viaggiato, mai aveva preso un aereo.

Entrati in ospedale i medici subito dissero che il caso era grave, ma non impossibile da curare.  Ci rincuorammo: se non era impossibile, ce l’avremmo fatta.

Nei primi tempi, per il primo anno, Saad ebbe bisogno di cure ed esami giornalieri, grazie all’Associazione Gioia e Speranza– ONLUS, trovammo ad Asghedù una residenza a Napoli, settimanalmente andavamo a portarle generi alimentari ed il giusto necessario, in termini di vestiario e accessori vari, per vivere.

Dopo venti giorni che Saad ed Asghedù erano in Italia, iniziammo a preoccuparci per quest’ultima: aveva continue nausee, molto spesso rigettava. Facemmo fare un ceck-up medico anche a lei, scoprimmo che era al secondo mese di gravidanza.

A febbraio del 2011 nacque Rith, come secondo nome, Asghedù decise di chiamarla Mariam, in omaggio alla nostra Associazione. Tutti noi benedimmo la nascita della piccola Rith Mariam.

Dopo più di un anno di cure, finita l’esigenza di controlli giornalieri, Asghedù, Saad e la piccola Rith Mariam, si trasferirono a Baiano (Av), luogo in cui risiediamo. Per dare loro ospitalità approntammo e facemmo nascere la nostra Casa di Accoglienza, la chiamammo “Hagos” che in Eritrea significa casa della Gioia. In questi anni, oltre a Saad e famiglia, la casa ha ospitato altri due ragazzi eritrei che hanno avuto bisogno di cure specializzate in Italia.

Intanto il decorso ospedaliero di Saad procedeva nel migliore dei modi. Per tre anni ha avuto bisogno di cure continue e di controlli trimestrali in ospedale. Passati i tre anni, ne sarebbero dovuti passare altri due senza che la malattia si ripresentasse per essere definitivamente dichiarato fuori pericolo.

2010/2015 siamo arrivati ai nostri giorni, Saad è fuori pericolo. Finisce il nostro compito, finisce il nostro dovere, arriva il tempo dell’addio.

Quello scricchiolo arrivato a Capodichino quasi in fin di vita è, ora, un ometto felice di 10 anni. Nei cinque anni che è stato con noi ha frequentato regolarmente le scuole elementari, è stato iscritto alla scuola calcio, dove, pur non essendo un campione di stile, era apprezzato per la sua determinazione e per il suo coraggio nell’affrontare avversari anche più grandi di lui.

Anche Rith Mariam ha frequentato l’asilo statale, lei Asghedù e Saad in questo periodo si sono perfettamente integrati nella vita sociale del nostro luogo di residenza: hanno intessuto rapporti, creato amicizie, hanno vissuto appieno la nostra comunità.

Alla felicità di Saad e Rith Mariam, in questi anni spesso facevano da contraltare gli occhi pieni di lacrime di Asghedù che sempre più spesso pensava agli altri 4 figli che aveva lasciato in Eritrea per poter dare a Saad la possibilità di essere curato.

Ora Asghedù potrà riabbracciare i suoi figli e il marito, Rith Mariam potrà conoscere i suoi fratelli,  le sue sorelle, suo padre. Saad che ne ha solo un ricordo flebile, potrà riconoscere nei loro volti, i volti che ha lasciato.

Finito il nostro dovere, noi, con le lacrime agli occhi e con il cuore in ombra, li abbiamo lasciati andare. Era giusto così, doveva essere così.

Per loro è iniziato un viaggio controcorrente, fatto per essere una famiglia: Una moglie, un marito e sei figli.

Come Associazione Mariam Fraternità– ONLUS da questo mese dichiariamo chiuso il Progetto Saad.

Per il Presidente, per i soci e per tutti noi collaboratori dell’Associazione Saad, Asghedù e Rith Mariam resteranno sempre nei nostri cuori. Sperando un giorno di rivederli, non possiamo che fare loro un in bocca al lupo per ciò che li aspetta. Ad maiora.

16082010 07072010

 

 

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2015-10-19 09:13:282015-10-19 09:13:28…E venne il giorno di un felice addio…
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