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Tag Archivio per: sostegno a distanza

Incontriamoci: le ragioni del nostro appello.

2 Novembre 2015/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

Più volte nelle nostre riunioni, quando ci incontriamo per programmare il lavoro di un mese, di due mesi o di un anno, ci soffermiamo su un concetto che può apparire cinico, ma che, forse, è alla base di molte azioni di solidarietà che si sviluppano in occidente: bisogna essere ricchi per aiutare i poveri.

Non nasce, forse, da questo concetto il mecenatismo? Non è, quest’ultimo, il dovere morale di molti  ricchi che cercano in questo modo di rendere meno impari la vita degli esseri umani partendo dalla propria situazione di sicuro privilegio?

Se al mecenatismo si unisse una seria volontà politica siamo convinti che la povertà, almeno quella alimentare, non esisterebbe più.

Noi dell’Associazione Mariam Fraternità-ONLUS non siamo ricchi. Non facciamo opere di mecenatismo. Come più volte detto  nasciamo all’interno di una piccola parrocchia di un piccolo paese campano con l’intento di aiutare una nostra compaesana missionaria in Eritrea. Nel tempo abbiamo costruito una rete fatta di: professionisti, insegnanti, operai, famiglie di piccoli imprenditori, impiegati; ovvero di persone normali, dislocate in quasi tutta Italia, che ogni mese si impegnano nel versare una piccola somma per un sostegno a distanza di un bambino eritreo o per dare un aiuto economico ad un nostro progetto, sia esso un pozzo, un asilo o quant’altro. È un impegno oneroso che a volte richiede sacrificio, di certo non sono atti di mecenatismo.

Quando, d’altronde, ci sono persone la cui vita dipende dalla tua capacità di aggregazione, dalla tua capacità di mettere insieme fondi, di organizzare persone, vorresti che ci fossero delle sicurezze, vorresti fare delle previsioni per riuscire ad assicurare almeno il cibo a tutti coloro che ad Asmara e dintorni bussano alla porta delle Suore del Buon Samaritano. Previsioni, calcoli, congetture che vengono puntualmente smentite.

Perché se è vero che in Italia abbiamo il compito di raccogliere fondi, in Eritrea la Congregazione del Buon Samaritano ha il compito di accogliere e le persone che bussano sono sempre di più. Nelle case-famiglia dove prima vivevano in media 20 bambini ora a distanza di pochi mesi ne vivono 30, dove prima si aiutavano 100 persone ora se ne devono aiutare 150. E questo vale per tutti i progetti che si stanno sviluppando in Eritrea. Le persone da aiutare sono sempre di più, nonostante, e lo ribadiamo, la nostra filosofia sia quella di rendere indipendenti economicamente le persone che aiutiamo, cercando di trovare loro un accesso al mondo del lavoro. Ma in un paese sub-sahariano il lavoro non va molto oltre tutto ciò che  è inerente al campo agricolo. Di altro, anche di commercio, c’è ben poco, di certo il terziario non è un’industria. Potremmo mai chiedere di negare l’accoglienza? Potremmo mai chiedere alle Suore del Buon Samaritano di non rispondere più alle richieste di aiuto perché qui in Italia non sappiamo cosa altro inventarci? La risposta a questa domanda è sempre e solo la stessa, unanime: No, non possiamo chiederglielo! Non ci resta allora che resistere, resistere, resistere-continuare, continuare, continuare: senza aver paura di chiedere e quando si è chiesto senza aver paura di ri-chiedere.

È un lavoro immenso che forse non appaga, ma dà ad altri la possibilità di vivere, di mangiare, di nutrirsi, questo ci basta, il minimo ci accontenta.

Ci arrendiamo? La resa è una parola a noi sconosciuta, però dobbiamo diventare di più, dobbiamo creare una rete intessuta da molti più fili ed in questo abbiamo bisogno di tutti. Per questo motivo lanciamo un appello a tutti coloro che leggono. La nostra rete è iniziata parlando con le persone, guardandole negli occhi, stringendo loro la mano, facendo conoscerci di persona. Vi chiediamo di organizzare per noi nelle vostre parrocchie,  nei vostri luoghi d’incontro, nelle vostre sedi associative una riunione con noi dove poter presentare a quante più persone possibili l’attuale situazione sub-sahariana e tutti i nostri progetti. In qualunque posto d’Italia stiate verremo e ne parleremo.

È il nostro dovere, è il vostro dovere: il nostro continuare, il nostro resistere.

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(Foto. Bambini in una strada di Asmara)

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2015-11-02 07:10:382015-11-02 07:10:38Incontriamoci: le ragioni del nostro appello.

Paola racconta la “sua” Africa

2 Novembre 2015/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

Più di tante parole quest’immagine spiega il motivo per cui non posso fare a meno della solidarietà, e di quella in Africa e, ancor più nello specifico, di quella alla Missione di Suor Pina Tulino. Leggere sui giornali o vedere in televisione è già tanto ma vivere in prima persona la realtà dell’importanza di un nostro piccolo gesto che si trasforma TUTTO in sopravvivenza, accoglienza e istruzione per degli esseri umani che hanno come unica colpa di essere nati nel posto e nel momento meno fortunato mette fine alle solite scuse per cui si evita di esporsi: ma sarà vero? Ma andranno veramente a buon fine? E quanto di quello che doniamo arriva a loro?

Basta andare ad Asmara e le risposte (anche quelle che vorremmo non vedere e non sentire)  le troviamo tutte li!E se non ci si va, arrivano le foto dei nostri bimbi che crescono grazie a quel poco, le loro pagelle o i loro disegni fatti con le matite che gli ho mandato per Natale. Non sono imparziale, ormai una parte del mio cuore è li con loro e la condivisione con la Grande Famiglia dell’ Associazione  Mariam Fraternità da un senso molto più grande alla mia lotta per la vita.

 

Paola e Pina

(Foto. Paola e Suor Pina- Foto archivio Associazione Mariam Fraternità- ONLUS)

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2015-11-02 06:49:002015-11-02 06:49:00Paola racconta la “sua” Africa

“La piacevole scoperta di una grande MAMMA”

30 Ottobre 2015/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

Sono G.Franco Cicciù  ho 58 anni  sposato nonno di tre nipotini. Sono un Infermiere vivo a Roma e lavoro presso L’Azienda Ospedaliera S.Camillo Forlanini. Nel Febbraio del 2011 parto per la prima volta come volontario (con le mie ferie ed  a mie spese) per Asmara con il Prof. Salvatore Galanti Chirurgo Urologo, anche lui volontario, che già da diversi anni opera presso L’Orotta Hospital. Grazie a lui riesco a realizzare il sogno di andare in Africa .

Arrivato ad Asmara vado a trovare un amico conosciuto a Roma, mi racconta la storia di una Suora Italiana che vive da tanti anni lì e segue ed  aiuta i bambini malati, la storia mi affascina e chiedo di accompagnarmi a conoscerla. Il giorno dopo andiamo a Matemenai. Arrivati, rimango piacevolmente sorpreso e contento di conoscere Suor Pina , una persona, “una Mamma ” che ti trasmette subito calore. La casa è modesta ,però  accogliente , dopo le presentazioni e i racconti personali arriva il momento di conoscere i bambini; Bellissimi! con i loro sorrisi, l’accoglienza, i loro giochi, LA LORO POVERTA’. Una casa dove si respira Amore, dove una Grande MAMMA riesce a portare avanti il tutto barcamenandosi fra infinite difficoltà. Quando andiamo via le promettiamo di tornare presto. Tornato a casa racconto, pieno di euforia, della visita al Prof. Galanti, che il giorno dopo decide di andare subito a trovarla. Siamo, così, tornati da Suor Pina che è stata sorpresa nel rivedermi , questa volta abbiamo portato dei doni ai bambini ,contenti  anche loro di rivedermi. Anche il Professor Galanti è rimasto colpito dalla bellezza dei bambini e dalla disponibilità di Suor Pina. Da quella sera è iniziato da parte mia una stretta collaborazione con Suor Pina e con l’Associazione Mariam Fraternità– ONLUS, ogni volta che torno ad Asmara la prima cosa che faccio  è quella di andare a trovare Suor Pina ed i suoi bambini .

Non sono il solo ad essersi appassionato al lavoro di Suor Pina, anche il Prof. Galanti, infatti, lo ha preso a cuore e si  occupa con molto interesse  delle donazioni (avendo adottato già molti bambini). Di questa storia ne abbiamo parlato anche con il Dott. Massimo Tortorella  Presidente della Consulcesi e lo abbiamo coinvolto tanto che è andato anche lui in visita a Suor Pina, per poi decidere di aiutarla in modo consistente assumendosi l’impegno di sostenere a distanza molti bambini. Sono più di quattro anni, ormai, che tutti, in modo diverso, cerchiamo di Aiutare questa Grande Mamma che è Suor Pina .

Gianfranco Cicciù

(Foto: Gianfranco Cicciù in Eritrea con Suor Pina- Foto Archivio Associazione Mariam Fraternità- ONLUS)

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2015-10-30 07:16:132015-10-30 07:16:13“La piacevole scoperta di una grande MAMMA”

Una giornata in Italia con Suor Pina

30 Ottobre 2015/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

Il racconto è essenziale per far conoscere lo spirito di una missione, il perché nasce, cosa realizza. Noi, da anni coinvolti nel collaborare con l’Associazione Mariam Fraternità- ONLUS, siamo persone che sentono sia proprio dovere l’essere solidale verso l’altro, verso gli ultimi, pur non di meno quando Suor Pina è in Italia ci rendiamo conto del perché niente sarebbe esistito se non ci fosse stata lei. L’ultima volta che Suor Pina Tulino è venuta in Italia, da aprile a luglio del 2015, per far curare un ragazzo eritreo  (in questo caso Samy che l’anno scorso venne per curarsi un problema grave alle orecchie, quest’anno è venuto per cercare di risolvere un problema che ha agli occhi. Samy è un ragazzo sieropositivo che vive in una delle case-famiglia che la Congregazione delle Suore del Buon Samaritano gestisce ad Asmara ndr) ne abbiamo avuto un tangibile esempio.

Per Suor Pina essere in Italia significa tante cose, ritrovare i luoghi della propria infanzia, certo, ma, soprattutto, preoccuparsi di coloro che, dopo tanti anni, considera suoi connazionali, gli eritrei. Nel periodo in cui era in Italia, ancora adesso in realtà, erano moltissimi coloro che fuggivano dal Paese, le cronache dei nostri giornali ne parlavano quotidianamente, molte famiglie in Eritrea cercavano notizie di figli, di parenti, con i quali non riuscivano ad avere contatti, volevano essere rassicurati, volevano saperli vivi. Proprio nel tentativo di cercare notizie di un ragazzo eritreo sbarcato in quei giorni a Lampedusa,  abbiamo vissuto, come Associazione Mariam Fraternità– ONLUS, una giornata a dir poco particolare. Siamo stati nei pressi di una stazione di una grande città italiana, come può essere quella di Palermo, Roma, Napoli, Milano, Torino, Genova (per ovvie ragioni non diciamo la città),  alla ricerca di un ragazzo mai trovato e del quale, ancora oggi, dopo mesi, non sappiamo nulla. Nel cercarlo, abbiamo contattato ragazzi dei quali abbiamo conosciuto la storia, constatate le sofferenze,  percepiti i sogni. Sogni piccoli che sembrano impossibili: rivedere un parente, trovare un lavoro qualsiasi, mandare soldi alla famiglia di origine.  Strano destino il  loro, fuggono per migliorarsi e finiscono quasi sempre, per diventare cellule anonime di un’unica tragedia collettiva. Quando partono hanno un’identità, sanno chi sono, hanno un’origine, una famiglia, una volta partiti diventano tutti uguali, condividono lo stesso problema: arrivare a destinazione. Quale? Ne hanno una vaga idea, il loro Eden è spesso identificato con la Germania, a volte con la Norvegia, con la Danimarca, con la Svezia, poche volte, quasi mai con l’Italia. Per molti di loro conta rimanere anonimi, non essere identificati, ma senza avere documenti non puoi comprare una tessera telefonica, non puoi farti trasferire soldi da un tuo parente all’estero disposto ad aiutarti. Senza documenti, spesso, non puoi trovare un riparo per la notte e allora dormi a terra, su uno scatolo, dentro uno scatolo. Eppure c’è chi ti aspetta, chi è disposto a pagarti il viaggio per rivederti, per averti vicino. Pur non conscendoli, pur non trovando la persona che stavamo cercando, quel giorno Suor Pina, non curante nemmeno dei propri problemi di salute, ha dedicato a loro tutta la giornata, ha preso i loro contatti, per lei sono diventati altre persone da aiutare. Noi, come Associazione Mariam Fraternità- ONLUS abbiamo fatto il possibile per aiutarli, ma il possibile è nulla, abbiamo le mani legate, il rispetto delle leggi non ci fa superare il limite da esse imposto.  Abbiamo fatto in modo che mangiassero, che bevessero, abbiamo messo a disposizione per poche ore un nostro cellulare per far chiamare loro i parenti. Più di questo non potevamo fare, più di questo non abbiamo fatto, ma l’amarezza di non poter far nulla di più resta. Cosa ne sarà di questi ragazzi? Riusciranno a realizzare i loro sogni minimi? Ci salutano con ottimismo, ringraziandoci, nei loro occhi si legge l’ottimismo di chi spera, di chi crede che il peggio sia passato. Noi siamo consapevoli che spesso non è così, che spesso si ritroveranno soli, attorniati da una ricchezza ed un’opulenza che non sarà mai la loro. Per molti di loro passeranno anni e anni per aver la possibilità di poter accampare dei diritti, per aver un documento, per poter viaggiare liberamente. È giusto? Non lo è. Di questa esperienza, però, a noi preme sottolineare, descrivere più che altro, come lo spirito del Buon Samaritano è vivo in colei che ha fondato la Congregazione e come il carisma sia quello di aiutare chiunque, incontrato per strada, ha bisogno di aiuto. Un carisma che ha risvolti molto concreti e che deve portarci a riflettere sui nostri limiti: se fossimo stati da soli, senza Suor Pina, se avessimo avuto il compito di cercare una persona e di aiutarla e non l’avessimo trovata, ci saremmo fermati ad aiutare altri fino ad allora sconosciuti? O ce ne saremmo tornati a casa convinti, in ogni caso, di aver fatto il nostro dovere? Non una differenza da poco…

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( Foto. Suor Pina con ragazzi Eritrei)

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2015-10-30 06:57:222015-10-30 06:57:22Una giornata in Italia con Suor Pina

Educare alla solidarietà- Il dovere della Testimonianza

29 Ottobre 2015/in News e aggiornamenti/da Mariam Fraternità

Gli anni di esperienza associativa accumulata nell’aiutare la Congregazione delle Suore del Buon Samaritano di Suor Pina Tulino ad Asmara ci hanno permesso nel tempo di assumere delle convinzioni che sono diventate le nostre linee guida. La nostra in Italia, questo è un aspetto da sottolineare, è un’esperienza solidale nata dalla pratica, dal dovere affrontare  giorno per giorno i problemi che ci venivano presentati dalla Missione Eritrea. Nel 1984, quando siamo nati all’interno della Parrocchia, eravamo un gruppo di adulti e di ragazzi, molti dei quali studenti, armati solo di fede e di buona volontà, nessuno di noi era un esperto, nessuno aveva la percezione di ciò che sarebbe successo, nessuno sapeva programmare il lavoro di una associazione a lungo termine. Era il tempo in cui Madre Teresa di Calcutta faceva conoscere al mondo i suoi poveri più poveri.  Per noi la solidarietà consisteva solo nell’aiutare gli altri ed il nostro aiutare gli altri era meramente il raccogliere soldi e alimenti e mandarli a Suor Pina. A quest’ultima demandavamo tutto il resto: l’educazione spirituale delle suore, l’educazione dei bambini delle case-famiglia, il rapporto con i genitori dei bambini adottati a distanza. Come Ponzio Pilato di fronte ai problemi della povertà ce ne lavavamo le mani e la nostra acqua era data dal nostro impegno a raccogliere i soldi e gli alimenti, il resto per noi era relegato in una sorta di indifferenza. Ma è davvero questa la solidarietà? Nel susseguirsi degli anni ci siamo resi conto di un nostro approccio sbagliato al problema. Nella nostra buona fede abbiamo sempre preteso che culturalmente per noi il povero non fosse un’identità astratta, non fosse meramente un numero, ma avesse degli occhi, un’anima, una personalità. Facile a dirsi, difficile da concretizzare. Perché se è vero che il povero ha degli occhi, un’anima, una personalità è anche vero che da lui si deve pretendere, per onestà, che restituisca qualcosa in termini di impegno a rendersi indipendente, un impegno a essere anch’egli un volano solidale di un progetto di cui è parte integrante. I soldi non bastano a risolvere i problemi della povertà. Se così fosse ci vorrebbe un pozzo senza fondo e nemmeno basterebbe.  La vera solidarietà deve pretendere l’impegno del povero a cercare di non essere più tale, a non adagiarsi sugli aiuti che riceve, a non dare per scontato che gli aiuti ci siano per sempre. Il povero nel processo di solidarietà deve essere parte attiva nel poter permettere che venga aiutata quanta più gente possibile. È ovvio che stiamo parlando per linee generali, ci sono dei casi in cui ci sono dei limiti oggettivi da parte di chi fruisce della solidarietà che sono insormontabili, soprattutto in caso di malattie, ma non possiamo non essere felici quando vediamo coloro che abbiamo aiutato darsi da fare per aprire, quando ci sono le condizioni,  un’attività  che possa portarli ad essere indipendenti, a non dipendere più da noi, ad essere i primi a testimoniare la nostra opera e a contribuire anche economicamente ad essa.

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(Foto: Ragazze mostrano il proprio lavoro dopo aver frequentato il corso di taglio e cucito- Archivio foto Associazione Mariam Fraternità- ONLUS)

https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png 0 0 Mariam Fraternità https://www.associazionemariam.it/wp-content/uploads/2019/10/logo-mariam-1.png Mariam Fraternità2015-10-29 06:08:062015-10-29 06:08:06Educare alla solidarietà- Il dovere della Testimonianza
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