Il Papa a Lesbo: la traccia un sentiero da seguire
Il nostro lavoro quotidiano non ha molto a che fare con problemi di immigrazione. Noi da 32 anni aiutiamo un’unica Missione di suore in Eritrea, cercando di finanziare tutte le attività di solidarietà e di lotta alla povertà che hanno ad Asmara e dintorni.
Chiunque è venuto in Italia da Asmara, mandato dalle suore, per motivi di salute, motivi di studio o di lavoro, è venuto con tutti i documenti in regola. Nonostante ciò il problema dell’immigrazione non può lasciarci indifferenti, sono molte le persone che abbiamo conosciuto che hanno tentato il proprio “viaggio della Speranza”, attraversando il Sudan a piedi, imbarcandosi in Libia nel tentativo di arrivare a Lampedusa; di questi molti, di nessuno abbiamo più notizie.
Per noi è impossibile non riconoscere l’immigrazione come l’immane tragedia dei nostri tempi. La visita del Papa a Lesbo deve essere per tutti noi un monito, un grido da ascoltare. Il Papa ha tracciato un sentiero che tocca a tutti noi percorrere e quel sentiero è l’accoglienza, il rispetto verso l’altro. In un momento difficile in cui l’immigrazione è legata a problemi connessi al terrorismo e alla crisi economica, il Papa non ha avuto paura di richiamare tutto il mondo cristiano a fare il proprio dovere anche quando esso costa sacrifici, anche quando esso mette a rischio le nostre posizioni acquisite. Noi, nel nostro piccolo non possiamo far altro che percorrere con convinzione il percorso da lui tracciato, convinti che se tutti facessimo la la nostra parte, la tragedia dell’immigrazione non sarebbe più tale. Nel fare il nostro dovere risiede la speranza di un mondo migliore: forse è semplicemente questo il monito del Papa.

